ZUCCHERO IL CONTEMPLATIVO
ZUCCHERO – Chocabeck – Universal - 2010
di Alessandro Tozzi

PRODUZIONE: Zucchero, Don Wast e Brendan O’Brian
FORMAZIONE: Zucchero – voce più vari turnisti e ospiti
TITOLI: 1 – Un soffio caldo; 2 – Il suono della domenica; 3 – Soldati nella mia città; 4 – E’ un peccato morir; 5 – Vedo nero; 6 – Oltre le rive; 7 – Un uovo sodo; 8 – Chocabeck; 9 – Alla fine; 10 – Spicinfrin boy; 11 – God bless the child
In tempi di download e playlist è apprezzabile a prescindere l’idea di una sorta di concept-album come questo.
Il filo conduttore è quello della domenica vissuta dal bambino futuro Zucchero
nel paesello della sua infanzia, dall’alba al tramonto.
Queste elevate velleità si rivelano immediatamente perché il disco parte lento, meditabondo, la voce dell’artista è lontanissima dalle vette sanguigne e giocose di qualche anno fa, de Il grande baboomba, per capirci. Infatti si parte con Un soffio caldo, firmata con francesco Guccini, dettaglio che dovrebbe già spiegare molte cose.
Fino alla quarta traccia, il singolo E’ un peccato morir che ha anticipato l’uscita del disco, la storia e le sonorità sono queste: uno Zucchero che apre l’album dei ricordi, rivede sé stesso nelle foto in bianco e nero, quelle in cui compare in braccio ai nonni.
La quinta canzone, Vedo nero, è l’unica in assoluto che, seppur solo per un attimo, ripropone la voce cavernosa che tanto successo ha dato a Zucchero, e anche il testo, con quel suo riferimento al “pelo della marchesa”, appunto nero, rappresenta la sola caduta in frivolezza di tutto il lavoro.
Dal punto di vista del sound gli elementi elettrici tipici del rock, compresa la tradizionale ritmica basso- batteria, sono pressoché assenti, sostituiti da clavicembali, organi, fiati, fagotti, tutta un’atmosfera molto anni ’60, tanto è vero che nella title-track compare la voce di Brian Wilson, ex Beach Boys.
E’
un disco in cui Zucchero ha voluto fare quel che voleva, a scapito forse anche
delle vendite, visto che la presa generale è molto meno diretta del suo standard
abituale; infatti si è fregiato anche di altre collaborazioni nella stesura dei
testi, tradotti anche per il mercato estero, del calibro di Iggy Pop o Roland
Orzabal.
Un disco che soddisferà i sostenitori più fedeli di Zucchero, forse un po’ meno quelli più dozzinali, e forse avrà reazioni contrastanti nel pubblico più commerciale. Ma credo che qui l’artista abbia badato al progetto e ben poco al mercato.