ANCORA NAPALM DEATH DOPO 25 ANNI “UTILITARIAN” E’ IL 4° CONCEPT CONSECUTIVO

 

NAPALM DEATH – UTILITARIAN – CENTURY MEDIA – 2012

Produzione: Russ Russell

Formazione: Mark Greenway – voce; Mitch Harris – chitarra; Shane Embury – basso; Danny Herrera – batteria

Titoli: 1 – Circumspect; 2 – Errors in the signals; 3 – Everyday pox; 4 – Protection racket; 5 – The wolf I feed; 6 – Quarantined; 7 – Fall on their swords; 8 – Collision course; 9 – Orders of magnitude; 10 – Think tank trials; 11 – Blank look about face; 12 – Leper colony; 13 – Nom de guerre; 14 – Analysis paralysis; 15 – Opposites repellent; 16 – A gag reflex; 17 – Everything in mono (bonus track)

I Napalm Death hanno una storia alle spalle che nessuno avrebbe creduto possibile 25 anni fa, quando si presentavano con una proposta musicale a dir poco estrema, una furia chitarristica supersonica e ululati da leoni affamati.

Va dato loro atto di una certa coerenza negli anni e comunque molte loro copie-carbone si sono presto scolorite nel tempo, mentre loro sono ancora qui e sfornano un album che prosegue la sequenza dei concept album iniziata nel 2005 con The code is red… Long live the code. In realtà nel dir questo mi fido ciecamente delle dichiarazioni del gruppo, che ha annunciato dei testi basati sulle teorie filosofiche utilitariste, secondo cui le buone azioni danno felicità agli animi nobili, perché sfido chiunque a capire davvero parola per parola il cantato del sempre infernale Barney, al secolo Mark Greenway.

L’intro di atmosfera, Circumspect, è solo una parentesi, poi si parte a razzo con Errors in the signals, ruggiti, accelerazioni, frenate, parte più cadenzata, caos conclusivo.

La seguente Everyday pox è la prima delle timide uscite dagli schemi, di quelle senza esagerare, di quelle che danno qualche attimo di attenzione in più senza snaturare il sound: pezzo schizofrenico, denso di sibili, cigolii ed esperimenti sonori vari e soprattutto della partecipazione di John Zorn al sax, oltre che in sede compositiva.

I pezzi più Mapalm Death tipici sono Quarantine, Protection racket, Orders of magnitude, ordinari ma non banali per il genere.

Invece altre interessanti piccole divagazioni sono The wolf I feed, supersonica con due diversi cantati, quello tradizionale indemoniato e quello più imprevedibilmente pulito; e poi Fall on their swords, ingigantita nella sua solennità dal vocione baritonale quasi da aula di tribunale.

In realtà le non eccessive variazioni sul tema Napalm Death sono concentrate nella prima metà dell’album, mentre la seconda rassicurerà gli adepti più intransigenti tornando sui consueti binari.

Una soluzione “moderata” che probabilmente accontenterà tutti gli estimatori del genere, questa di eseguire solo piccoli scostamenti dal sentiero abituale. Va da sé che il discorso riguarda solo loro visto il genere stesso, piuttosto estremo. 

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