GIROTONDO Una commedia di altri tempi al teatro dell’Angelo

 

di Arthur Schnitzler

traduzione di Gianni Guardigli

regia Francesco Branchetti

con Gaia de Laurentiis e Lorenzo Costa e con Giovanni Guardiano, Vincenzo Schirru, Simone Lambertini, Nicola Paduano, Federica Ruggero (danzatrice)

musiche di Pino Cangialosi

scene di Alessandra Ricci

costumi di Clara Surro

assistente alla regia: Ilaria Fioravanti

disegno di luci Francesco Branchetti

foto di scena: Pierpaolo Redondo

 

Teatro dell’Angelo

Via Simone de Saint Bon n°19, Roma

Tel: 06/37513571 – 06/37514258

Mail: info@teatrodellangelo.it

Sito web: www.teatrodellangelo.it

 

Al Teatro Dell’Angelo è in scena in questi giorni uno spettacolo davvero molto particolare, indirizzato ad un pubblico altrettanto particolare; sta andando in scena GIROTONDO di Arthur Schnitzler, scrittore e medico austriaco di fine Ottocento, noto anche per aver messo a punto, il monologo interiore, un artificio narrativo al quale fece spesso ricorso nelle sue opere per descrivere l’evolversi dei pensieri dei suoi personaggi.

Inutile rimarcare che l’intera produzione narrativa di Schnitzler subì l’influenza di Freud, suo contemporaneo nonché buon conoscente anche se non si può dire che i due si frequentassero assiduamente.

La pièce all’epoca fu giudicata molto scandalosa dati i contenuti piuttosto espliciti; il testo infatti affronta gli ambigui meccanismi dell’eros, inteso come forza di pulsione interiore, presente in ognuno di noi, seppure  con diversa intensità, e racconta in realtà la fine di un’epoca, la fine di un impero, la fine di un mondo.

La scena si apre con la protagonista (Gaia De Laurentiis) nei panni di una gioiosa prostituta, che si veste seduta allegramente su un grande letto sfatto; la storia gira intorno a dieci personaggi di diversa estrazione sociale ed umana: c’è la prostituta, il soldato, la cameriera, il giovane signore, la giovane signora, il marito, la ragazzina, il poeta, l’attrice, il conte.

Si susseguono dieci scene in cui appaiono sempre e solo due personaggi di cui uno femminile (la protagonista) e uno maschile che varia a seconda della situazione; la storia si conclude con la scena iniziale ma stavolta in modo meno gioioso, e così il Girotondo è completo.

La rappresentazione appare molto frammentata, la Vienna asburgica fa da sfondo ad ognuno dei dieci quadri attraverso gli abiti e il linguaggio, e in sottofondo c’è sempre l’ombra della decadenza della Mitteleuropa in una Vienna dove sta muovendo i primi passi la psicanalisi.

Nonostante tutte queste premesse però il testo non trasmette grosse emozioni, anzi oserei dire che trasmette sentimenti contrastanti, forse perché mette in scena immagini forti delle ipocrisie umane seppur velate a tratti da ironie e contraddizioni.

La magistrale regia di Francesco Branchetti restituisce al testo originale la straordinaria capacità d’indagare l’animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e con gli altri, fatte di ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini che si confondono in una danza macabra e straziante che ci trascina nell’inferno privato di un rapporto di coppia, di una relazione, di un incontro.

Scene, costumi e musiche, in questa rappresentazione danno un apporto fondamentale a questo viaggio nel mondo dei rapporti tra uomini e donne, nell’inconscio, nella psiche, di cui sono proiezioni.

Bravissimi tutti gli attori della compagnia, in particolare Gaia de Laurentiis, presente in tutte e dieci le scene per più di due ore, interpretando vari personaggi molto diversi tra loro per psicologia e personalità.

A fianco della protagonista Lorenzo Costa, Giovanni Guardiano, Vincenzo Schirru, Simone Lambertini, Nicola Paduano e la danzatrice Federica Ruggero, anch’essi bravissimi.

Molto curate le scenografie firmate da Alessandra Ricci e i costumi di Clara Surro. Suggestive e appropriate le  musiche originali del Maestro Pino Cangialosi.

Interessante la scelta di impersonare a turno il ruolo di servo di scena incappucciato, da parte degli attori fuori scena per allestire la scena successiva, e molto intrigante e gradevole l’intermezzo delicato della danzatrice tra una scena e l’altra.

Unico difetto di questo spettacolo (se proprio vogliamo attribuirgliene uno) sta nella durata forse eccessiva e nella mancanza di un intervallo a metà rappresentazione.

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