Smetto quando voglio – Ad honorem

Il capitolo finale della trilogia dei cervelloni disoccupati.

GENERE: Commedia
ANNO: 2017
REGIA: Sydney Sibilia
CAST: Edoardo Leo, Giampaolo Morelli, Valerio Aprea, Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Greta Scarano, Valeria Solarino, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè
PAESE: ITALIA
DURATA: 102 Min
DISTRIBUZIONE: 01Distribution

TRAMA:  Dal carcere di Rebibbia, i carcerati con tanto di “laurea cum lode” escogitano un piano per evadere di prigione. Il loro obiettivo è quello di sventare i piani stragisti di Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio). Decisi a chiudere i conti col passato, la gang di ricercatori universitari è costretta ad allearsi con “Er Murena” (Neri Marcorè), boss malavitoso anch’esso con una laurea in ingegneria navale. Dovranno arrivare prima del terribile Mercurio, pronto a fare una strage all’interno dell’Università La Sapienza di Roma.

Ci eravamo lasciati con la banda di ricercatori universitari disoccupati di Pietro Zinni (Edoardo Leo) colta in flagranza mentre produceva la droga sintetica Sopox.
Oggi ritroviamo i componenti rinchiusi ognuno in un carcere diverso. Ma stavolta il pericolo non viene dalla banda di cervelloni: un altro ricercatore ha sintetizzato il gas nervino e, per vendetta, è pronto a compiere una strage. Chi può fermare un ricercatore stragista se non le menti più brillanti dell’università italiana?

Con Smetto quando voglio – Ad Honorem Sydney Sibilia chiude la trilogia cinematografica dei brillanti quanto disoccupati ricercatori universitari. In questo terzo capitolo, scopriremo le origini dei due grandi antagonisti della banda e i motivi che muovono il loro operato.

Nello specifico del terzo capitolo siamo lontani dall’effetto sorpresa che ci aveva regalato il primo episodio. Non ci sono quelle punte di comicità e sano cinismo che avevano fatto capolino nel capitolo iniziale: la rabbia per la condizione di eccellenza relegata in secondo ordine per fare spazio ai soliti raccomandati cede campo all’accettazione rassegnata del “così va il mondo”. La meritocrazia è una parola vuota di significato, che serve solo ai politici per riempire i loro discorsi di belle parole. Infatti, stavolta il riscatto sociale della banda passa per le azioni di “intelligence” volte ad impedire che un altro ricercatore “corrotto dal sistema” possa compiere un attentato all’università.

La critica sociale è meno pungente e il film vira verso uno spy-action che è sì nelle corde del regista, ma che sacrifica la verve comica degli attori in scena. Il soggetto iniziale è stato divertente, ma probabilmente la “trilogia” si è spinta un po’ troppo oltre le reali capacità della storia di fare presa sullo spettatore. Le dinamiche riproposte in termini simili e i dialoghi colti calati nella situazione del disoccupato rappresentavano una chiave comica interessante, ma ormai consumata e stanca nella terza serie.

Resta la bravura degli attori e del regista, stavolti chiusi in una sceneggiatura troppo interessata ad arrivare plausibilmente alla fine della storia.

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