HARVEY WEINSTEN INCRIMINATO

Weinstein esce dal NYPD nel giorno del suo arresto
Il produttore è stato arrestato a metà maggio dalla procura di New York, l’accusa è di stupro e abuso sessuale. Rischia 25 anni di carcere

Dopo le denunce presentate da più di 80 donne, Harvey Weinstein è stato ufficialmente incriminato dalla procura di Manhattan. Le accuse sono pesantissime: stupro di primo e terzo grado e abuso sessuale di primo grado. L’ex magnate di Hollywood, produttore di film cult come Pulp Fiction e Il Discorso del Re, è al centro dello scandalo sugli abusi sessuali venuto a galla grazie agli scoop del New York Times e del New Yorker. Decine le donne che lo accusano di molestie, comprese le attrici Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie e Asia Argento.

Harvey Weinstein nel giorno del suo arresto

Le successive indagini portate avanti dalla procura di New York hanno determinato l’arresto, e poi il rinvio a giudizio, del produttore. Weinstein è sotto libertà vigilata già dal 25 maggio scorso. Il produttore si è presentato spontaneamente al dipartimento di polizia di New York alle 7:30 del mattino, ne è uscito 90 minuti dopo con le manette ai polsi per essere trasferito alla Criminal Court di Manhattan, dove ha consegnato il passaporto e ha versato un assegno di un milione di dollari su una cauzione di 10 milioni. Da quel momento Weinstein è monitorato con braccialetto elettronico e può muoversi solo tra New York e il Connecticut, dove ha la residenza, ma solo su autorizzazione della procura. Il 30 maggio, l’incriminazione ufficiale: il produttore rischia una condanna a 25 anni di carcere.

La prima ipotesi di reato su cui si è concentrata la procura di New York riguarda un presunto stupro avvenuto il 18 marzo 2013 ai danni di una donna la cui identità è al momento ignota, poiché celata da un ordine di protezione. L’accusa è aggravata in primo e terzo grado poiché la donna era “incapace di dare il consenso”, scrive la procura nel suo atto di accusa. La seconda ipotesi di reato è un presunto abuso sessuale avvenuto in un periodo che va dal 1 luglio al 1 settembre 2004 e riguarderebbe un rapporto orale. Si tratta, secondo quanto trapela sui giornali, del caso Lucia Evans.

Lucia Evans

La testimonianza di Lucia Evans è fra le prime a comparire sulla stampa, proprio nello scoop del New Yorker che ha dato il via allo scandalo. La donna, che oggi è consulente commerciale, all’epoca dei fatti era un’aspirante attrice. Evans racconta che Weinstein la avrebbe obbligata a fare sesso orale al Cipriani Upstairs, un prestigioso locale di New York, nel 2004. Evans spiega di essere stata invitata da Weinstein per un provino per la Miramax, la società guidata dal produttore, al quale avrebbe dovuto partecipare anche la direttrice del casting. Racconta che la presenza di una donna l’aveva rassicurata, ma al momento dell’incontro la direttrice del casting non si presentò. Intervistata dal New Yorker, Lucia Evans riferisce di non essere riuscita a proteggersi dall’aggressione di Weinstein a causa dell’imponente presenza fisica del produttore: “ho dovuto semplicemente arrendermi”, ha dichiarato al quotidiano. La donna ha anche affermato di aver avuto problemi alimentari nel periodo successivo, i suoi genitori la affidarono ad uno psicologo perché temevano che la depressione in cui era finita potesse indurla al suicidio.

Gli agenti di polizia hanno provato a contattare Evans già dal giorno dopo lo scoop del New Yorker. Gli ufficiali sono andati a fare visita ai suoi genitori a nord dello stato di New York, e il giorno dopo ancora hanno parlato direttamente con Lucia Evans e con suo marito a Washington DC. Evans riferisce di essere stata indecisa fino all’ultimo se formalizzare le accuse, per il timore di finire stritolata in un processo contro un uomo molto potente. Gli agenti offrono a Lucia Evans la possibilità di essere trasferita in una località segreta per evitare minacce. Lei preferisce trasferirsi a casa di amici e sceglie di avviare la denuncia.

Cyrus Vance Junior, procuratore distrettuale di New York

Le indagini della procura di Manhattan, guidate dal procuratore distrettuale Cyrus Vance Jr., sono partite sin da subito. E che Harvey Weinstein rischiasse di finire in manette, era noto già da marzo, quando il dipartimento di polizia di New York affermò che era “pronto a spiccare un mandato di arresto” contro il produttore. Nel giorno del rinvio a giudizio il procuratore Vance ci ha tenuto a ringraziare gli agenti del NYPD e le vittime, definite “le coraggiose sopravvissute che si sono fatte avanti”. “Le accuse di oggi riflettono i progressi significativi di questa indagine, che è ancora in corso”, precisa il procuratore. La procura potrebbe infatti allargare il suo raggio di azione, includendo altre vittime e altre ipotesi di reato, come si legge nel comunicato stampa che la DA di Manhattan ha rilasciato nel giorno dell’incriminazione. Da quel che si apprende, gli inquirenti stanno verificando anche i movimenti di denaro operati da Weinstein all’interno della sua società di produzione, di cui era presidente. Il sospetto è che le molestie del produttore siano state finanziate con le casse della Weinstein Company, che avrebbe provveduto a pagare i voli e gli hotel di lusso dove le donne sarebbero state abusate. Di questo si sta occupando il procuratore Christopher Conroy, che fa parte del pool inquirente ed è specializzato in reati finanziari. Conroy starebbe inoltre lavorando a una presunta truffa operata da Weinstein ai danni della American Fund for AIDS Research, associazione senza scopo di lucro che si è trovata al centro di un operazione finanziaria di cui afferma di essere all’oscuro.

Harvey Weinstein e il suo avvocato Ben Brafman

Dal canto suo, il produttore si è sempre professato innocente. Nel giorno dell’incriminazione il suo avvocato difensore, Ben Brafman, all’uscita dall’aula ha dichiarato ai giornalisti che “l’annuncio dell’atto di accusa di Weinstein non è una sorpresa. Ricordiamo a tutti che un’accusa è solo un atto formale. Weinstein intende presentare una dichiarazione di non colpevolezza e difendersi vigorosamente contro queste accuse infondate che egli nega fermamente”. Il legale difensore afferma che non c’è stato alcun abuso, perché “una delle accuse è di 14 anni fa e l’accusa di stupro coinvolge una donna con la quale Weinstein ha condiviso un rapporto sessuale consensuale di 10 anni”. Secondo la difesa si è trattato quindi di rapporti consenzienti e il processo che verrà è solo il risultato “dell’ingiusta pressione politica” esercitata dal movimento #Metoo e da tutti i rappresentanti democratici “per ottenere una condanna”.

Tuttavia la saga processuale di Harvey Weinstein va ben aldilà dei confini newyorkesi. Il produttore è infatti sotto indagine anche in California, con la procura di Los Angeles che sta investigando su cinque casi di abusi sessuali, e persino nel Regno Unito, dove sarebbero dieci le vittime interessate da quindici distinte aggressioni. La Metropolitan Police Service di Londra sta indagando su presunti abusi che sarebbero stati commessi dagli anni ’80 fino al 2015, l’inchiesta è denominata “Operation Kaguyak”. Negli Stati Uniti, Weinstein è attenzionato anche dai federali per le ipotesi di prostituzione, stalking e spionaggio. Le indagini sono partite dopo la pubblicazione da parte del New Yorker dei contratti di ingaggio che Weinstein ha sottoscritto con gli agenti della società Black Qube, incaricata di spiare le vittime del produttore e i giornalisti che si stavano occupando del suo caso.

In qualità di presidente della Weinstein Company, il produttore è stato anche citato in giudizio nella causa civile promossa dalla procura di Manhattan. Sotto accusa Harvey Weinstein e il fratello Bob, che ne era co-presidente, oltre a tutti i membri del board. Le accuse sono discriminazione di genere, molestie, coercizione, intimidazione. La Weinstein Company ha ufficialmente dichiarato bancarotta il 19 marzo ed è stata acquistata all’asta dal fondo d’investimento Lantern Capital per 310milioni di dollari.

Infine ci sono le singole cause civili per risarcimento danni presentate da numerose donne, tra cui quella dell’attrice Ashley Judd (diffamazione), e due class action presentate a Los Angeles e New York (associazione a delinquere, aggressione, percosse, negligenza).

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