Le troiane

Al Teatro Manhattan una rappresentazione particolarmente intensa del testo di Euripide

 

Roma, Teatro Manhattan, 30 settembre 2018

Regia: Giorgia Piracci
Cast: Michela Aloisi, Dario De Francesco, Greta Luciano, Lara Luciano, Giovanni Pannozzo, Giorgia Piracci, Paola Pirri
Tecnico Luci: Raffaele Piracci
Foto: Irina Burlacu
Date: Dal 28 al 30 settembre 2018

INTRO: La città di Troia è caduta e la guerra è finita. Ma è proprio nel momento in cui le fiamme di una guerra si spengono, che gli uomini e le donne superstiti si guardano intorno e scorgono inorriditi le macerie che hanno soppiantato le loro case. “In quel momento ed in quel luogo e su quelle esistenze si apre la tragedia Troiane di Euripide, per mostrarci la totale insensatezza di una guerra, che diventa simbolo di ogni guerra”. Per questo motivo la scelta registica ha voluto ambientare la tragedia ai giorni nostri, i costumi ricordano quelli di conflitti moderni a sottolineare che la guerra esiste da sempre e che da sempre la guerra continua anche quando non si spara più, perché chi è sopravvissuto deve fare i conti con ciò che gli è rimasto. E se a sopravvivere sono i vinti, lo fanno con la consapevolezza che non è ancora finita, che la violenza della guerra influenzerà ancora le loro vite.

Prigioniere dei greci. E del Teatro Manhattan. Delizioso spazio teatrale da noi scoperto in precedenti occasioni, non necessariamente ammantate di tragedia greca (vedi ad esempio Rapsodia in rosa), il Manhattan si è prestato bene a fare da involucro alla potenza così moderna del testo euripideo. Ecco perciò le protagoniste, alle prese con il loro amaro destino dopo la caduta di Troia, costrette su un palco le cui dimensioni ridotte hanno finito per suggerire, almeno qui, tanto la dimensione claustrofobica della cattività che una speciale intimità generatasi in quel dolore profondo, dal quale, pur con qualche dissidio ancora da ricomporre tra donne sconfitte e in balia di una volontà aliena, feroce, è destinato a sorgere un moto istintivo di solidarietà femminile.

Le troiane di Euripide fatto rivivere, per la regia di Giorgia Piracci, in una tale cornice, rivela il disegno ben preciso di una messa in scena semplice, quasi spartana, perfettamente in grado di suggerire l’atemporalità delle sofferenze narrate. Il dramma della guerra ieri come oggi. Ed anche il particolare affiatamento, percepibile in una compagnia che ha già messo in scena il testo nel recente passato, indubbiamente giova.
Abiti moderni e intermezzi musicali, quasi a sublimare l’orrore della prigionia e degli affetti perduti in una chiave pop, che comunque non è mai gratuita, forzata. Come una dolente ballad. Del resto sono brani tipo The Islander dei Nightwish, affidato tramite Lara Luciano a un rivisitato Coro della tragedia greca, oppure Beautiful di Chistina Aguilera, riproposto dalla voce educata della sorella Greta Luciano alias Elena di Troia, la colonna sonora dell’opera.

Musica dai risvolti introspettivi, per i personaggi, sin dalle battute iniziali, se si considera che è la chitarra del cantastorie (e Menelao in seguito) Giovanni Pannozzo ad accogliere il pubblico. Altra presenza maschile è quella di Dario De Francesco, nei panni del messaggero Taltibio. La cinica realpolitik di cui si fa portavoce è però soltanto il termometro degli umori e della straziante ma fiera richiesta di umanità, che non verrà loro concessa, da parte delle donne prigioniere: la saggia Ecuba impersonata da Giorgia Piracci, regista dello spettacolo; la più impetuosa, nonché coinvolgente, Andromaca, cui dà vita Paola Pirri; ed infine il personaggio dotato di maggior carica emotiva nell’eloquio e nelle pose, la visionaria Cassandra, alla quale Michela Aloisi riesce a conferire una risonanza quasi sciamanica.

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