IL PONTE DEI CADAVERI di Stuart MacBride

Autore: Stuart MacBride

Editore: Newton Compton

Pagine: 384

Trama: L’ispettore capo Roberta Steel ha cercato di incastrare Jack Wallace in modo da chiuderlo in una cella per sempre, ma è stata pizzicata a falsificare le prove. Adesso lei ha perso il suo grado e lui è a piede libero. Dal giorno stesso in cui Wallace è stato rimesso in libertà, le aggressioni alle donne sono ricominciate. La detective Steel non ha dubbi sul fatto che sia lui il responsabile, ma la legge ha stabilito che se dovesse avvicinarglisi ancora le verrebbe tolto del tutto il distintivo. Le alte sfere, oltretutto, non hanno nessuna intenzione di ascoltarla, non dopo il disastro che ha combinato l’ultima volta. Preferiscono riempirla di casi e tenerla lontana dalla sua ossessione: d’altronde non è meglio rendersi utile che tormentare un uomo innocente? Ma Roberta Steel sa che Wallace è colpevole. Ne è sicura. E più aspetta ad agire e maggiore sarà il numero di donne aggredite. La domanda è: che cosa è disposta a sacrificare per fermarlo una volta per tutte?

In questo libro il personaggio principale è l’ispettore capo Roberta Steel degradata per insubordinazione a sergente, personaggio che definire scomodo è veramente poco; quarant’anni passati, gay dichiarata e sposata con Susan con la quale, ha due figli, fumatrice incallita e ironica e pungente osservatrice, è a capo di una squadra sgangherata, composta da elementi scelti unicamente per la loro incapacità di risolvere anche i casi più semplici.

Gli altri personaggi, del libro fanno semplicemente da sfondo alla storia, tutti a parte Ciuffo, rimangono un po’ defilati, perché Roberta Steel é la vera star del romanzo, seppure con le sue battutacce volgari e la sua inaspettata sensibilità, per certi versi mi ricorda l’intolleranza alle regole dell’ispettore Coliandro ma non la dabbenaggine.

La storia ruota intorno a Jack Wallace, stupratore seriale inafferrabile e purtroppo sempre fornito di alibi inattaccabili ma non per la nostra ispettrice, osteggiata dai suoi capi che pur di distoglierla dal caso Wallace le affidano casi insignificanti che le fanno solo perdere tempo ed energie, ma lei non demorde e una tessera alla volta riuscirà a demolire il puzzle di certezze che costituiscono l’alibi dello stupratore, pagando però questa sua testardaggine molto cara, ma ne sarà valsa la pena.

La scrittura è scorrevole e piacevole, mai banale, la storia ha un ritmo altalenante, con continui rallentamenti per poi accelerare di colpo il ritmo. Il finale non poteva essere migliore sotto tutti i punti di vista, un buon libro poliziesco insomma, da leggere tutto d’un fiato.

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