“GIUSY CARUSO & IL PIANOFORTE”: L’Energia, il Fascino, l’Incantesimo

articolo in collaborazione con Francesco Paniccia

Giusy Caruso è un’artista originale ed anticonformista, un elemento musicale dotato

d’una caratura rara, avulsa da ogni definizione, vista la singolare versatilità di esperienze, passionalità e talento di cui è portatrice da anni, a livello internazionale.

Per la pianista calabrese vale quanto Picasso ebbe a dire a di sé: “Io sto sempre a scombinare, a rimescolare. Mi vedi qui, eppure sono già cambiato, sono già altrove”.

Giusy Caruso è una musicista che viaggia, esplora, che vive nei più profondi varchi dell’animo l’amore verso l’arte dei suoni, riuscendo a coniugare tradizione e modernità, ardore e misticismo, pietra ed aria. Fa questo dando vita ad interpretazioni che, similmente alle monumentali architetture di Louis Kahn, si impongono all’attenzione dell’ascoltatore come edifici senza tempo, carichi di significati archetipi, primordiali e, pertanto, sempre vivi ed operanti nel presente. Ella abita nel legno del suo strumento, nei vicoli delle sue vibrazioni, dialoga col pianoforte attraverso la confidenza propria della “cura”. E porta gli 88 tasti a spasso per quella magica soglia che si affaccia sul futuro, sulla “possibilità”.

La Giusy Caruso pianista incarna il ruolo dell’interprete nell’accezione più generosa del termine, esprimendo con sincerità assoluta i contenuti suonati, facendosi nervo e fibra del loro creatore e,  pur nell’espressione di una personalità dirompente, sapendosi dissolvere nella musica con l’intelligenza propria dei grandi. Questo a tutto beneficio del messaggio poetico dell’opera, cui viene riconsegnato il ruolo di protagonista primario dell’esibizione pubblica,  attraverso un divenire costante, svelato nel “senso” di ogni nota;  aspetto questo che assimila la Caruso ad Ivo Pogorelich.  Il grande pianista serbo, complice anche il suo “invadente” carisma, è stato spesso accusato d’essere un interprete eccentrico ed edonista, quando era solo un fedele e meticoloso ministro dello spartito, di cui ha “elevato” ogni singolo suono attraverso una maniacale cura del timbro e delle intenzioni musicali; da qui l’esigenza di rallentare, in modo apparentemente arbitrario, i tempi di molte sue esecuzioni. Giusy Caruso non suona Messiaen ma lo porta in grembo, entra nella sua bottega e la trascina sul palco,  seguendo un processo di  potente immedesimazione,  e  se la sentissimo prodursi nell’inciso di un “mantra” non potrebbe sfuggirci,  da esso a lei, un’intima relazione culturale/empatica prima che musicale. Come possiamo accorgerci che tutto questo, ossia il miracolo dell’interpretazione, sta accadendo sul serio?

Quando l’artista ci fa credere in ciò che ascoltiamo o vediamo. Ce lo fa credere al punto da non lasciarci ipotizzare altre strade possibili. Un simile risultato è il frutto d’un percorso fatto di sudore e dedizione, studio ed amore, scelta e consacrazione, mediati da un indiscutibile quanto necessario talento. Tutti aspetti che “la nostra” possiede al sommo grado.

 

*“Laureata con lode in pianoforte e Filosofia, ha iniziato da giovane la sua avventura musicale coniugando molteplici interessi: la ricerca musicologica, la filosofia, il teatro, la

danza, l’improvvisazione, lo yoga e le culture orientali. Stimolata da un ampio orizzonte di

esperienze, Giusy Caruso, artista versatile, predilige repertori, che spaziano dalla musica classica allo stile più contemporaneo, finalizzati alla creazione di progetti concertistici, singolari spettacoli ed eventi artistici tematici non convenzionali in grado di catturare e accrescere l’interesse di un pubblico eterogeneo.  E’ pianista interprete della SIMC – Società Italiana di Musica Contemporanea con sede a Milano – e artista ricercatrice in Belgio. La sua propensione verso un repertorio più contemporaneo trova conferma nel 2009 quando consegue, nell’ambito del prestigioso International Ibla Grand Prize, la “Menzione Speciale” per la migliore esecuzione di brani dal repertorio di musica contemporanea, nello specifico Huit Préludes di Olivier Messiaen. La sua interpretazione dei Huit Préludes ha riscosso notevoli consensi di critica in Italia e all’estero: il musicologo Roman Vlad ne ha elogiato «la raffinatezza del suono e la capacità espressiva».

 Si è esibita in prestigiose sale e teatri tra cui: Sala dell’Accademia di Santa Cecilia  in Roma, Concertgebouw, De Tambor e Orgel Park di Amsterdam; Teatro Podium Twente di

Enschede; Teatri De Doelen, Schouwburg e Lantaren di Rotterdam; Auditorium della

Casa de la Cultura di Girona; Cathedral Sainte-Croix-des-Arméniens di Parigi; Auditorium Dionisio Petriella di Buenos Aires; Wiener Saal e Theatersaal  di Salisburgo; Grosser Saal del Conservatorio di Lipsia, Palácio Foz di Lisbona. 

Svolge regolare attività concertistica in Italia, Belgio, Austria, Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Argentina. In qualità di pianista solista ha tenuto concerti con l’Heremitage Orchestra di San Pietroburgo, la Youth Orchestra del Conservatorio di Rotterdam e l’Orchestra del Conservatorio di Vibo Valentia.

Risulta tra i rari pianisti al mondo a realizzare la trasgressiva performance Stop, Repair, Prepare: Variations on Ode to Joy for a Prepared Piano, su pianoforte Bechstein, opera d’arte e installazione mobile degli artisti sudamericani Allora & Calzadilla, andata in scena da ottobre a dicembre 2011 presso l’Argos Centre of Art and Media di Bruxelles.

Ha registrato per emittenti radiofoniche e televisive in Italia (Radio Vaticana, RAI e Sat 2000) e in Olanda (Radio Rjimond).

Vincitrice di numerosi e prestigiosi premi internazionali, la sua ricerca artistica e musicale, incentrata sull’influenza della musica indiana nel repertorio pianistico contemporaneo, ha destato vivo interesse da parte di Istituzioni Universitarie Europee di Ricerca Artistica Musicale che l’hanno invitata a tenere conferenze-concerto.” * (da www.giusycaruso.com)

Ormai svariati anni fa, avevo circa quattordici anni, ebbi il privilegio di ascoltare un vecchio vinile di Debussy a casa d’un mio giovane insegnante di piano. Nel disco il compositore suonava tutti i pezzi del suo “Children’s Corner”, e la mia attenzione fu irresistibilmente catturata dal brano “The snow is dancing”. Ciò che mi arrivava  alle orecchie non aveva più nulla a che vedere col pianoforte, ormai privato d’ogni identità strumentale e divenuto la trasparente filigrana attraverso cui scaturivano suoni concepiti in altri “stadi” dimensionali. Quelle sonorità erano più visive che  uditive, parevano possedere un multiforme spettro di colori e la loro sorgente sembrava originarsi direttamente nel cervello, senza il bisogno di mediazioni fisiche. Ebbene,  analoghe sensazioni   le  ho avvertite in alcuni punti della mirabile esecuzione che Giusy Caruso ci dà  della “Quasi  Sonata” –  8th  cycle  of  72  Etudes Karnatiques  pour  piano di Jacques Charpentier (1933), fruibile sul suo canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCHdgWH95T1in4W2c-VheVCQ.

In alcuni momenti della performance la “grana” del pianoforte sembra letteralmente scomparire, per lasciare il posto a sonorità che hanno a che fare col rumore della pelle,  dell’acqua, di lame che trapassano rugose e raggrinzite superfici, di strazianti grida; il tutto alternato ai colori della luce e del ricordo, negli echi di lontani scampanii, in un perpetuo rincorrersi di grazia e dannazione.

La Caruso è appena rientrata da una tournée di concerti in Russia (Mosca e San Pietroburgo) dove il suo progetto artistico Re-Orient ha ricevuto il premio speciale “Terem-Quartet” nell’ambito del Festival Internazionale TEREM CROSSOVER tenutosi nella prestigiosa sala di concerti “State Academic Capella” di San Pietroburgo. La sua ultima pubblicazione è un triplo cofanetto – incisione live dei 72 studi carnatici per pianoforte del succitato compositore francese Jacques Charpentier (1933 – 2017), per l’etichetta americana CENTAUR RECORDS.  Il triplo cofanetto è stato interamente registrato durante un concerto storico,  Hommage à Jacques Charpentier, che la Caruso ha tenuto in un pomeriggio denso di musica (3 ore di esecuzione) nell’Auditorium del Conservatorio di Carcassonne,  il 26 Novembre 2016, alla presenza dello stesso compositore che era ancora in vita.  La stampa francese dedica parole di elogio sull’esecuzione della pianista italiana, così come si legge su L’Indépendant  nell’articolo del 27 Novembre 2016 firmato da Pierre Meunier: “tra le dita della Caruso il pianoforte diventa un altro strumento… arrivando a far ascoltare il suono delle stelle”. 

La presentazione del disco in Italia a Novembre per la Radio Vaticana a Roma (Tour Italiano a Marzo 2019: Roma, Milano, Bologna) in Europa, Russia, USA e India. Il CD ha ricevuto 5 stelle su 5 dai critici Gabriele Formenti di CD CLASSICO, Andrea Bedetti di MUSIC VOICE e Marco del Vaglio di CRITICA CLASSICA.                                       

Giusy Caruso è una delle voci più limpide e significative nel panorama interpretativo della nuova musica, una vera esploratrice dei mari del suono. Da buona “pioniera” possiede tutte le caratteristiche di chi voglia varcare nuove frontiere e, come artista,  ciò che i poeti hanno chiamato “el duende”:   l’energia, il fascino, l’incantesimo.

 

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