BOHEMIAN RHAPSODY

GENERE: Biografico, Musicale 
ANNO: 2018
REGIA: Bryan Singer
CAST: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen.
PAESE: Gran Bretagna, USA
DURATA: 134 Min
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox

TRAMA:  Freddie Mercury e la sua band, i Queen. L’incontro del quartetto, la scalata verso il successo, la fama e quella performance al concerto del Live Aid 1985, che resterà immortale. 

Bohemian Rhapsody è un film. Ci parla di Freddie Mercury e della sua band, i Queen, emozionando e incollando alla poltrona gli spettatori. Ci sono incongruenze e a volte vere e proprie forzature, a tratti è agiografico, ma se il valore del Cinema è quello di suscitare emozioni allora questo film centra il suo obiettivo. Ovviamente, la colonna sonora è l’assoluto valore aggiunto del film. I 20 minuti finali, quelli del concerto a Wembley per il Live Aid, sono da brividi.

Certamente fare un film sui Queen e soprattutto su un personaggio carismatico e teatrale come Freddie Mercury rappresentava un esperimento rischioso. La vita stessa di Farrokh Bulsara prima di diventare Freddie Mercury assomiglia a un romanzo: nato a Zanzibar da genitori di origine parsi dalle rigide tradizioni, cresciuto a Bombay, si trasferisce insieme alla famiglia a Londra all’età di 11 anni. Frequenta la scuola, inizia a comporre musica, ma nel frattempo lavora come facchino all’aeroporto di Londra. Comincia a farsi vedere nei locali, fino a quando incontra gli altri musicisti con cui formerà il magico quartetto. Da lì in poi arriva il successo, la fama, la gloria, ma anche gli eccessi e la caduta. In questo senso, anche questo film sui Queen non si discosta dai classici di genere e segue ormai uno schema collaudato: a un’infanzia difficile corrisponde sempre un’ascesa, con conseguente dazio da pagare, sia essa l’infelicità o la malattia o anche un nodo irrisolto. All’interno di questo ciclo si consuma la luce radiosa del protagonista che fagocita coloro che gli stanno attorno: band, manager, amante, famiglia. Nell’evoluzione del personaggio troviamo il carisma, l’eccentricità, il talento della star, ma anche la solitudine, i capricci e i tormenti dell’uomo.

Chiamato a interpretare Mercury è stato Rami Malek. Quest’ultimo aveva davanti a sé un compito proibitivo: emulare uno dei più leggendari frontman della scena rock, un leader carismatico che era, soprattutto, un grande animale da palcoscenico. L’attore se la cava egregiamente, riuscendo a imitarne la gestualità e la teatralità. Dal punto di vista sonoro, gli autori hanno scelto di lavorare in playback, conservando egregiamente e giustamente la voce originale di Mercury.

Come è risaputo, il film ha avuto un processo di produzione lungo e ostacolato da diversi fattori. L’abbandono di Sacha Baron Cohen, che doveva interpretare Freddie Mercury, ha fatto rumore, così come non sono mai state smentite le voci di un soggetto che si è spostato sempre più da Freddie Mercury ai Queen nel loro complesso. D’altro canto, Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) sono pur sempre tra i produttori del film.

Bohemian Rhapsody fu il brano di punta di quello che è considerato l’album capolavoro dei Queen, A Night At The Opera (1975).  La produzione di questo brano portò a qualche frizione con la casa discografica, che non voleva un brano lungo oltre 6 minuti perché pensava che ne pregiudicasse il successo radiofonico (in realtà, c’era un precedente di appena 2 anni prima: “Money” dei Pink Floyd durava lo stesso tempo e inserita all’interno di un disco leggendario come “The Dark Side of the Moon” divenne una hit planetaria). Quel brano rappresentò il vero e proprio atto di coraggio della band che li consacrò sulla scena rock mondiale.

Il film inizia e finisce a Wembley. La salita della scalinata con la telecamera che inquadra quello che vede Freddie e poi quei fantastici 20 minuti finali restano comunque le cose migliori del film.

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Lavora da oltre quindici anni nel campo del web e della comunicazione digitale. È un project manager e ha conseguito un Master in Politiche Sociali dopo essersi laureato all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Prima, si era diplomato come perito di elettronica e telecomunicazioni. Se questo percorso non vi sembra lineare, allora leggete anche i suoi articoli.

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