Michela Aloisi ha incontrato i Superobots per SulPalco!

Cronaca di un'intervista semiseria a DOUGLAS MEAKIN e DAVE SUMNER dei Superobots

22 / 12 / 2018 – Di gruppi che fanno le cover dei cartoni animati ce ne sono tanti. I cartoni anni ’80 sono ancora oggi amatissimi e il pubblico che li segue conosce a memoria tutte le sigle ed è felice di poterle cantare sotto il palco con loro. Ma poter ascoltare live la voce di chi quelle sigle le ha scritte e cantate all’epoca è un’emozione unica. Abbiamo incontrato DOUGLAS MEAKIN e DAVE SUMNER, voce e chitarra dei Superobots, prima di un loro concerto a Roma. Più che un’intervista, una chiacchierata tra amici e la descrizione di uno spaccato dell’epoca…. quando tutto ebbe inizio.

Voi avete fatto la storia dei cartoni animati

DAVE: Per sbaglio, eh. Per sbaglio.
Camminavo di là e mi hanno chiamato
(risata)

Avete pubblicato le sigle dei cartoni con diversi gruppi, come Superobots, come Rocking Horse, ma eravate sempre voi praticamente…

DAVE : È successo così. Ogni mese entrava una canzone nuova alla casa discografica RCA; allora chiamavano tutti quelli che scrivevano canzoni per la RCA, facevano vedere un attimo il cartone animato e c’era Doughi e anche un altro con Doughi ed ognuno di loro poi scriveva quello che vedeva. Allora c’era il gatto con le strisce, le ragazze con capelli lunghi biondi…. tutte queste cose, no? Andavano a casa e scrivevano le canzoni come secondo loro dovevano essere, dopo una settimana o due si faceva la riunione e ognuno portava la cassetta con quello che aveva scritto, il provino. La casa discografica con tutti i capi presenti sentiva questi provini e a quel punto sceglievano quella che volevano, per il cartone animato. E tante volte uscivamo noi. Il nome che usavamo allora era Superobots, per le cose maschili, tipo Robot, e così via. Dopo un po’, poteva sembrare che tutte le canzoni venissero sempre da noi, i Superobots, ed allora il nostro produttore ha detto che bisognava avere a disposizione un altro nome. Ed è allora che è uscito fuori Rocking Horse

Per separare le produzioni e non inflazionare troppo il mercato?

DOUG: Sì, proprio così: Rocking Horse, cavalli rockettari, ché eravamo rockettari noi… ma anche cavalluccio dondolante per i bambini, e infatti facevamo cose più per le femminucce tipo Lulu, Lalabel, Candy Candy e queste cose qua. Per non far arrabbiare gli altri che scrivevano canzoni. Sempre loro, che cavolo!

So che avete collaborato anche con i cantautori dell’epoca… De Gregori, ad esempio.

DOUG: Beh c’eri pure te.

DAVE: Dove?

DOUG: Eh quando abbiamo fatto i dischi con Cocciante, con De Gregori, Venditti…. in Roma Capoccia c’è lui, all’inizio.

DAVE: Noi lavoravamo in sala d’incisione come turnisti, abbiano lavorato con Cocciante, il suo provino Cocciante l’ha fatto con noi. Ed il provino di Venditti, Roma Capoccia, l’abbiamo fatto noi. Le chitarre che si sentono le ho fatte io. E abbiamo fatto i cori. C’eravamo noi ai provini di questi qua. E abbiamo fatto i primi LP. Theorius Campus, per esempio. (Primo LP di Venditti e De Gregori, ndr). Ora ci sono i CD. Abbiamo lavorato a tutti questi primi LP e anche ad altri.

Rory Storm and the Hurricanes con il loro batterista dell’epoca… Ringo Starr!

Avete qualche aneddoto da raccontare? Qualche storia, qualche racconto? Per esempio so che tu, Doug, ricevi tutti gli anni un bigliettino di auguri da Ringo Starr.

DOUG: Ringo, sì! Questa è famosa. Ringo ed io, non io e Ringo, abitavamo nella stessa zona, quartiere di Liverpool. Si chiama Dingle. E spesso per andare in centro al famoso Cavern Club dove suonavano i Beatles, ci incontravano sull’autobus. Perché lui non aveva la macchina e neanche io, allora prendevamo l’autobus per andare in centro. Però era giusto qualcosa come “Ciao ciao, basta, niente”. Allora un giorno sono arrivato al Cavern Club e all’angolo della strada c’era lui che aspettava in un portone, così. Ringo va via ed io: “Ciao, che combini in questi giorni?”. La sua risposta: “Sto cambiando complesso”. Poi, tra parentesi, bisogna sapere che lui stava con la band più brava di Liverpool, si chiamava Rory Storm and the Hurricanes.

DAVE: Eh, davvero bravi, bravi!

DOUG: Era un nome stupendo. E allora lui insiste, facendomi: “Sai, cambio complesso”. “Dove vai?” “Vado con i Beatles”. “Ma che sei matto?” C’è un sacco di gente che in quel periodo gli ha chiesto se era matto, perché lui stava con questi Rory Storm… non sto dicendo che era sbagliato andare coi Beatles, i Beatles sono il mio amore, del resto. Però i Rory Storm erano forti forti forti. Gli ho persino detto: “Ecco, se vuoi un consiglio chiedi a me.” (risata)

Michela Aloisi con Douglas Meakin e Dave Sumner

Invece Dave potrebbe raccontarci di quando Pete Townsend gli ha distrutto la chitarra…

DAVE: Allora Pete Towsend era il famoso chitarrista dei Who. Who? Who?

Come il dottor Who.

DAVE: Eh, già. Dunque, lui ogni sera spaccava come trovata scenografica la chitarra e il suo assistente metteva insieme le chitarre per il giorno dopo. Arrivando all’ultima serata, che era al Piper Club di Roma, mi trovavo lì pure io, visto che al tempo suonavo nei Primitives con Mal. E il tecnico ha detto a Pete: “Guarda, stasera non hai chitarre da rompere, perché non c’è più niente, solo i pezzi”. Allora lui: “Ora che faccio?”. Mal ha sentito ed è venuto da me, per dirmi: “Senti, Pete, sta cercando una chitarra, tu che hai quella che non usi fai a cambio con l’amplificatore, perché qui ci serve un amplificatore pazzesco”. “Uhm, perché no?” Vado da lui, da Pete: “Io c’ho questa qua, facciamo uno scambio?” Era il momento delle prove, c’è una fotografia, si vede la faccia mia un po’ così e lui con la chitarra, giovane giovane, pischello, e alla fine abbiamo fatto a cambio. Un altro dei più grossi sbagli della mia vita, tra tanti. La chitarra non l’ha spaccata e sta tutt’ora nella sua collezione.

Quindi non l’ha rotta

DAVE: Nooo.

Vogliamo parlare un po’ del Piper? Avete suonato li con i Primitives. Era un mito il Piper, allora…

DAVE: Dormivamo anche li dentro. Tante volte non c’era una pensione, allora dormivano proprio lì.

L’interno del del VTWIN Pub, location del concerto

Ci sono pezzi che sono entrati nella storia delle sigle cartoni animati. Per esempio Mazinga compie 40 anni tra poco, nel 2019. E poi Ken Falco. Io penso che i pezzi che ti riconoscono di più sono Ken Falco e Candy Candy. Che ne pensi?

DOUG: Beh, Candy Candy è stato il primo pezzo che ho scritto. Nel ’79, accadeva questo….

A ottobre del ‘79

DOUG: A ottobre, sì. E invece Mazinga l’ho cantato soltanto. Sempre nel ‘79.

Che ricordi hai? Avevi idea che facendo Mazinga e Candy Candy avreste avuto tutto quel successo?

DOUG: No. Candy Candy veramente l’avevo scritto per Lassie. Lassie oh Lassie….

Poi hanno cambiato le parole ed è diventato Candy Candy.

DAVE: Perché quando la casa discografica ha sentito le canzoni, hanno scelto un altro pezzo per Lassie. Così hanno cambiato nome ed è diventato Candy

È vero che Candy Candy l’hai fatta in una nottata perché dovevi consegnare la mattina e non avevi il tempo?

DOUG: Eh, ma tutti i pezzi li facevamo cosi. Sì, magari scrivevamo la sera prima, io arrivavo di sera e c’eri tu Dave, c’era Mick Brill..

Balestra e Migliacci?

DOUG: Già. Migliacci faceva le parole. Con Balestra sono loro i musicisti della Candy Candy originale. Dave si è aggiunto dopo.

Ma qual è il pezzo che vi piace di più?

DOUG: eh il mio… difficile, ci sono tanti pezzi cui sono affezionato. Però…

Quello che sentite più vostro, che vi piace di più cantare…

DOUG: Penso Sampei. Sampei a me piace molto.

E tu?

DAVE: Sampei. Stavo pensando anch’io Sampei, adesso

Avrei detto Guerra tra galassie perché la suoni tutta strumentale.

DAVE: Ah, vabbè, quella no no no… (Risate) Sto pensando a un’altra, eh? Sarà “Return to the star”, ritorno alle stelle. Il seguito di Guerre stellari.

Daltanius, Blue Noah, Trider G7…

DOUG: Trider G7 l’ha scritto Micalizzi.

E la canti tu però.

DOUG. Sì. Andavo lì, lui metteva il pianoforte e mi dava la melodia con le parole, così mi mettevo a cantare.

Invece Ken Falco come è nata?

DOUG: Mi ha chiamato sempre Vito. Vito Tommaso… cos’altro volevate sapere? Siamo un po’ sordi, eh, con tutto il volume preso negli anni… io facevo immersioni subacquee, mi si è rotto pure il timpano. Per non parlare del volume, tra tutti e due…

Il volume degli amplificatori negli anni…
Magari potete raccontare anche qualcosa sulle collaborazioni con gli altri gruppi che facevano i cartoni animati.

DOUG: Beh io posso dire ad esempio di quando mi chiamavano per cantare Mazinga. In genere c’ero io e la base già finita. Si faceva cosi. Le basi le facevamo la mattina fino a mezzogiorno e mezza, l’una, poi andavamo alla mensa della RCA. Mangiavamo lì dall’una alle due e mezza. Alle tre io cominciavo a cantare. E mettevo le voci. Invece per Mazinga mi hanno chiamato, c’ero io, c’era Jimmy Tamburelli, c’era Mario Cantini, ed è lui che ha scritto il pezzo.

C’era anche Derek Wilson?

DOUG: Sì, ma Derek è uscito poco dopo l’inizio. Non c’era in Mazinga. Ma nessuno di noi c’era, c’erano altri musicisti della RCA.

Uno era Wess. E poi c’era il fratello di Rocky Roberts, si chiama Marvin, lui li ha fatti quasi tutti tutti tutti…

Perciò la prima formazione dei Superobots era? Tu. Dave. Mick Brill. Migliaccio per i testi. Giusto?

DOUG: E lui tante volte metteva il coro.

E il batterista?

DAVE: Eh, il fratello di Rocky Roberts

Avevate anche voci femminili nel coro?

DOUG: in quasi tutte le canzoni c’era… perché quando tu fai il coro si mettevano quasi sempre coriste femmine, per amalgamare (armonizzare) tutto.

Un’ultima domanda. Che pezzi fate stasera?

DOUG: partiamo con Super Robot 28. Poi Forza Sugar. Ken Falco mi sa che è pure all’inizio.

DAVE: No, lo facciamo alla fine, così voi rimanete sicuro (strizzatina d’occhio)

Rimaniamo a prescindere!

DOUG: Poi Candy Candy, Lulu, Blue Noah, Babil Junior

…e il resto l’abbiamo scoperto cantando con loro sotto il palco del VTWIN pub. Presto nuove occasioni di ascoltarli dal vivo. In primis quella in programma al caffè letterario Cosi è se vi pare di Via Settembrini 2, Fonte Nuova, il 22 febbraio alle ore 21,30. Non mancate!

A cura di Michela Aloisi

 

 

 

 

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