LA VITA E’ ‘NA PARENTESI

La compagnia di Avio Focolari entusiasma il Teatro Greco

LA VITA E’ ‘NA PARENTESI – AVIO FOCOLARI

Regia Emiliano Sciullo & Valerio Palozza

Sceneggiatura e organizzazione Emiliano Sciullo & Giancarlo Mareschini

Disegno luci Valerio Palozza

Scenografia Marco Papalia & Accademia delle Belle Arti di Roma

Musiche Davide Pistoni

Con Avio Focolari, Giancarlo Mareschini, Melissa Caputo, Philippe Boa, Giorgia Puleio, Lorenzo Caponi, Daniela Rosci, Giulio Anese, Adina Campagna, Francesca Di Iorio, Tina Angrisani, Valerio Rota

Teatro Greco, Roma, dal 15 al 24 febbraio 2019

 

Quel sottile confine tra sogno e realtà, quella terra di nessuno dove domina l’elemento aggregante della fantasia, in special modo quella di un autore creativo come Avio Focolari: è lei la protagonista di fondo di questo spettacolo ancora in scena fino al 24 febbraio 2019 al Teatro Greco di Roma.

L’ambientazione è in Piazza Adriana a Roma, sapientemente riprodotta dalla scenografia di Marco Papalia e dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, coi suoi bizzarri personaggi: innanzitutto due senzatetto, Ornello (Avio Focolari) di origini friulane che non ricorda neanche il suo cognome e malato terminale, e Novello (Giancarlo Mareschini), senzatetto per scelta pur essendo laureato e colto. Ornello sogna un pubblico tutto per sè, sogna un palcoscenico e un pubblico tutto per lui, ma è un disastro in tutto: non sa cantare, nè ballare, nè recitare, e per giunta balbetta. Le sue illusioni sono tollerate dal “collega” e anche dalle comari con l’affaccio sulla piazza, sora Teta e sora Tuta (Adina Campagna e Francesca Di Iorio), che anzi spesso mostrano abilmente tutta la giovialità romana offrendo loro un piatto caldo. Sogna anche una bella donna tutta per lui, giusto per soddisfare qualche capriccio meno artistico.

Ma a parte la romanità non mancano altri elementi di riflessione e in alcuni passaggi anche di commozione: i sogni di Ornello prendono vita nella figura di Pulcinesia (Melissa Caputo), avvenente fata che forse esiste davvero forse no,  chissà, appoggiata dai giovanissimi Purezza e Verità (Lorenzo Caponi e Giorgia Puleio), che, oltre all’ovvia tenerezza per la loro età fanciullesca, mostrano anche un’insospettabile abilità scenica, recitando, cantando e ballando, scatenando un applauso a scena aperta.

Ornello deve solo crederci, e realizzerà il suo sogno: è così che d’incanto si risveglia senza più balbettare, ben vestito, profuma di fresco, imbraccia l’inseparabile chitarra, suona e canta benissimo, e al suo comando appare magicamente un pubblico in ammirazione.

Il sogno si svolge per intero con tutte le incursioni random di altri personaggi folcloristici: la gattara (Daniela Rosci) che ama giustamente gli animali perchè sa che sono meglio degli uomini, soprattutto dei cattivoni che ci governano, l’improbabile venditore ambulante Er Pomata (Giulio Anese), che si sente bellissimo e ci crede molto, la donna dei sogni di Ornello, la bella del quartiere Tamara (Tina Angrisani), abile nel suo personaggio un pò frivolo e conquista più difficile del previsto, e infine il pizzardone (Valerio Rota), ligio al dovere ma comunque dotato di quell’umanità che forse solo a Roma è sempre presente, nonostante tutto.

La dolcezza di Pulcinesia e l’amicizia di Novello sono i sentimenti predominanti, merito indiscusso dei due interpreti, ma nella parte centrale l’elemento che spariglia il mazzo è Philo (Philippe Boa), antico compagno di gloriose gesta televisive di Avio Focolari, nella graditissima riproposizione delle fantastiche mimiche ammirate tanti anni fa, con Avio a fare il rumorista, il narratore, il musicista, il cantante, un pò di tutto, e così anche gli umoristi più esigenti sono accontentati.

Oltre all’ottima qualità del testo di Avio Focolari, indiscutibili i meriti dei “costruttori” dello spettacolo: Emiliano Sciullo, Valerio Palozza e Giancarlo Mareschini tra regia, sceneggiatura e luci, e Davide Pistoni alle musiche, che accompagnano efficacemente le azioni.

Uno spettacolo pieno di romanità, sentimenti, umorismo, tenerezza. C’è da ridere, da commuoversi, c’è buona musica da ascoltare, un costante alone di magia che coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine. In scena fino al 24 febbraio 2019, superfluo dirlo: altamente consigliato!

Alessandro Tozzi

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