8 MARZO, CHE SIA VERA FESTA DELLE DONNE

Nel ricordo delle vittime di violenza

“Le donne come me si attaccano soltanto agli uomini con una personalità superiore alla loro. E io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia. Ho sempre trovato uomini… come definirli? Carucci. Si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira.” Anna Magnani aveva sempre parole giuste, che uscivano dall’anima ed alle quali era difficile replicare. Donne come è stata lei non si dimenticano, lasciano il segno ed insegnano anche ora che non ci sono più.

“Dopo tutti questi anni, sono ancora coinvolta nel processo di scoperta di me stessa. È meglio esplorare la vita e fare degli errori che andare sul sicuro. Gli errori sono parte dei tributi che uno paga per una vita piena.”
Sofia Loren e la sua saggezza che ci ha dato spesso motivo di riflessione. I suoi occhi da gatta incantano, ma il suo cuore ancor di più.

“Dicono che il mondo è di chi si alza presto. Non è vero. Il mondo è di chi è felice di alzarsi.” Monica Vitti, con la sua travolgente positività, ha insegnato che l’allegria seduce più di una giarrettiera, che le donne solari conquistano più cuori di bellezze eteree. Essere donna è difficile. È difficile fin da piccole, quando ci dicono come bisogna comportarsi.

Un maschietto può sporcarsi, saltare, arrampicarsi ovunque ed una femminuccia se lo fa gli viene immediatamente detto: “Che maschiaccio che sei!” Perché? Non si può essere femmine e vivaci creature, amanti delle automobiline piuttosto che delle bambole, tirare calci ad un pallone piuttosto che giocare con le pentoline?  Una donna è in grado di poter fare tutto, l’unico limite è nella mente di chi non crede in se stessa. Si è mamme e compagne, lavoratrici, cuoche ed infermiere e tutte queste cose contemporaneamente e nello stesso momento. È una nostra caratteristica, alzi la mano di noi che mentre cucina, non balla, parla al telefono, sbircia la posta elettronica e pensa all’appuntamento di domani con il capo ed un cliente, nel frattempo si guarda allo specchio e pensa che si deve fare una veloce piega. Lo facciamo tutte e non ce ne rendiamo conto, per noi è come respirare. Quando non siamo troppo impegnate nella nostra poliedricità ci sembra di perdere del tempo, ci chiediamo se realmente non abbiamo dimenticato qualcosa.

La natura ci ha dato la forza di sopportare i dolori del parto, fossimo state esserini fragili questo non sarebbe stato possibile. Eppure, agli occhi di alcuni mostri, lo siamo. Per quegli uomini siamo da domare e sottomettere, da prendere e lasciare ed uccidere nel più triste e frequente dei casi. Siamo da legare, prendere a schiaffi, a pugni, umiliare. Siamo da soggiogare psicologicamente, violentare nel corpo e nell’anima, siamo merce da vendere, da scambiare, da esporre come in una vetrina. Alcuni mostri hanno un bel volto ma sono marci dentro, fanno credere che amare è possesso, che gli schiaffi sono passione perché sono gelosi di te e del tuo amore ed è un modo per dimostrarlo secondo la loro mente malata.

Così molte donne credono che l’amore sia questo, se ne convincono e difendono il loro aguzzino mentendo persino a se stesse. Ci si vergogna persino di allontanarsi, credono di non poter vivere sole, di non averne le capacità, se ne convincono e si lasciano uccidere, in un perverso gioco in cui loro per prime infieriscono contro se stesse. Non è mai amore questo. Non lo è. Il giorno che tutto questo “non amore” cesserà di esistere, quello sarà un giorno in cui festeggiare. Noi donne per prime non dovremmo appellare altre donne come poco di buono, giustificando certi crimini efferati con: “Se l’è cercata”, solo perché la vittima vestiva in maniera succinta, oppure il suo atteggiamento era seduttivo, o era bellissima, o semplicemente perché il proprio mestiere è quello di vendere il proprio corpo. Nessuna se la cerca quando finisce male.

Questo è un omaggio a tutte le donne vittime di violenza, che non potranno più sorridere, amare, piangere, abbracciare, cucinare, cantare, ballare, confidarsi con un’amica, o semplicemente sentirsi libere di fare l’amore con chi vogliono. Nel 2018 sono state 72.

Marzia Bortolotti

Le scarpe rosse, sono diventate simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne, grazie ad un’artista.

Era il 27 luglio del 2012 quando Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un’installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.

L’artista ha vissuto a Ciudad Juárez  in Messico, negli anni della formazione universitaria, in architettura, ed è stato allora che ha potuto constatare il fenomeno della sparizione delle giovani donne – diverse inchieste le indicano principalmente di età compresa tra i quindici e i venticinque anni – e del ritrovamento dei loro corpi senza vita nel deserto. Tutte vittime di uno stesso trattamento, come se l’azione criminale sia commessa da un serial killer: rapite, stuprate, orrendamente mutilate e uccise per strangolamento. Allo stesso tempo Elina ha notato come la città e le autorità minimizzassero il problema. Dietro quei nomi si celano studentesse e molte lavoratrici delle Maquiladoras, fabbriche che impiegano manodopera a bassissimo costo (questa è la zona franca più grande del Messico, dunque vi sono molte fabbriche). Così l’artista ha deciso di rompere attraverso il suo lavoro l’omertà e il silenzio che avvolge questa situazione. Nel 2009 Elina ha dunque raccolto tra conoscenti trentatré paia di scarpe e le ha installate nello spazio urbano di Juárez. Dopo il primo Zapatos Rojos, ha atteso due anni per rifarlo, ma questa volta a Mazatlan, nello stato di Sinaloa, e di scarpe, grazie al passaparola generato dall’installazione a Juárez, ne sono state donate trecento.

E da quel giorno le scarpette rosse, dello stesso colore del sangue versato da tantissime donne in tutto il mondo, sono diventate il simbolo della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Da allora, nella giornata del 25 novembre, indossare un paio di scarpe rosse vuol simboleggiare la nostra adesione ad una lotta che ci deve vedere tutte unite, per dire basta ad ogni tipo di violenza: e se si pensa che in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che la conosceva bene e che diceva di amarla.

Fonte : Altervista
Linea d’ascolto
“Mariposa”
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https://lineascolto.altervista.org/perche-le-scarpe-rosse-sono-il-simbolo-del-25-novembre-la-giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne/

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