OMAGGIO A KARL LAGERFELD

Il mondo della moda perde un gigante
“Amo considerarmi un freelance. Questa parola è l’unione di free, libero come ho sempre voluto essere e lance che ricorda la parola francese lancé, com’era definita un tempo un’ambita cortigiana. Io mi sento libero e mercenario”.
Chi di noi non ha sognato guardando sulle riviste patinate i modelli da lui disegnati per la maison Chanel e Fendi. Lo stile non passa mai, anche se le mode si alternano e si susseguono. Uomo libero e mercenario così come si definiva lui stesso.
Karl nato ad Amburgo da Christian ed Elisabeth Lagerfeld; sulla data della sua nascita ha sempre aleggiato mistero: la scrittrice  tedesca Alice Drake diceva fosse nato nel settembre del 1933, lui sosteneva che la data del suo compleanno fosse da ricercare nel 1935 (lasciando comunque un  velo di curiosità come  il suo stile da imperatore imponeva) ma i registri di nascita in Germania non sono aperti ad ispezione quindi non avremo mai certezza della sua presunta età. Il padre era socio di una banca tedesca e aveva fatto fortuna importando latte condensato in Germania, Karl crebbe così negli agi e nelle ricchezze.
Nel 1953 emigrò con la madre a Parigi e fu proprio grazie a lei che Karl incontrò la moda nel 1949 quando lo condusse alla sua prima sfilata di Dior. Grazie al suo trasferimento nella capitale francese ed a Pierre Balmain entrò in quel mondo fatato con il suo primo lavoro di stilista,  vincendo un concorso per disegnare un cappotto sponsorizzato dal Segretariato Internazionale della Lana. Nel 1962 diventa il primo freelancer dell’industria della moda lavorando tra Francia, Italia, GB e Germania e lancia una sua etichetta. Nel ’65 comincia la collaborazione con Fendi. Un anno prima è fu la volta di Chloe. Un docufilm racconta l’amicizia  con lo storico rivale Yves Saint Laurent fino al litigio del 1975. Aveva vinto anche il concorso per un premio di abiti sponsorizzato da YSL. “Saint Laurent lavorava per Dior – ricordava Karl – altri giovani che conoscevo pensavano che fosse Dio, invece io non ero così impressionato”. (Ndr: ricordiamo che nemmeno la grandiosa Gabrielle detta Coco’ Chanel ha mai amato lo stile di Dior, ed abbiamo documentato con un articolo questa antipatia). Dopo tre anni si trasferì da Jean Patou. “Mi annoiavo anche qui perciò mi licenziai e provai a tornare a scuola, ma non studiavo quindi ho passato più di due anni sulle spiagge, suppongo di aver studiato la vita in quel modo”.
L’annoiato Karl con i soldi della sua ricca famiglia ad un certo punto però fonda un piccolo negozio a Parigi. Nel 1980 crea la sua etichetta ed in quegli anni diventa direttore della celebre e glamour maison Chanel. Molte campagne pubblicitarie furono curate da lui stesso. Fu per questo anche fotografo e regista apprezzato. Lancio’ lui Claudia Schiffer, ma scelse anche come modella la burrosa e curvy Dirty Martini icona del new burlesque moderno. Karl trasformava in oro tutto ciò che toccava come un odierno re Mida, non disdegnò infatti di disegnare persino una collezione per la catena low cost H&M, capsula che venne terminata nei negozi due giorni dopo essere stata messa in vendita e diventata introvabile ed oggetto di culto per tutti i fashion addicted. Per questa sua capacità di saper far tutto e bene venne soprannominato “Il Kaiser”.
Aveva colpito la sua assenza lo scorso 22 gennaio all’ultima sfilata di Chanel, solo una malattia grave poteva tenerlo lontano da quanto lui ha sempre amato con tutto se stesso. Addio Karl Lagerfeld, scomparso fisicamente ma immortale nella storia della moda.
Marzia Bortolotti

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