Le mammelle di Tiresia

Al Teatro Trastevere sperimentazione e surrealismo sono di casa

Teatro Trastevere
Via Jacopa de’Settesoli 3, 00153 Roma
Martedì-sabato ore 21, domenica ore 17:30
dal 12 al 17 marzo

Le mammelle di Tiresia
dramma surrealista in due atti e un Prologo

di Guillaume Apollinaire
regia: Andrea Martella

personaggi ed interpreti:
Teresa-Tiresia / La Cartomante: Simona Mazzanti
Il Marito: Flavio Favale
Il Gendarme: Edoardo La Rosa
Il Chiosco / Presto / Il Figlio: Vania Lai
La Giornalista parigina / Lacouf / Una Signora: Giorgia Coppi
Il Direttore / Il Popolo di Zanzibar: Walter Montevidoni
ambienti sonori: Attila Mona
disegno luci: Pietro Frascaro
costumi: Anthony Rosa
installazione scenografica: Valerio Giacone *
foto: Manuela Giusto *
* per gentile concessione della galleria d’arte FABER
[un ringraziamento a Cristian Porretta]

Intro: A Zanzibar, rappresentazione della Francia di inizio Novecento, Teresa abbandona il marito, uomo greve e prepotente, per assumere un’identità maschile, lasciando volar via le proprie mammelle. Si chiamerà Tiresia. Il marito, solo e abbandonato, si troverà costretto ad assumere un’identità femminile per sobbarcarsi i compiti dovuti al ruolo di moglie e donna, compresa la maternità. Metterà al mondo, in un sol giorno, 49.051 bambini. L’uomo diventerà una madre ambiziosa, tanto da far innamorare un autoritario e virile Gendarme e da attrarre le attenzioni della stampa.

“Per caratterizzare il mio dramma mi sono servito di un neologismo che sono certo mi vorrete perdonare, dato che raramente mi capita di crearne, e ho coniato l’aggettivo surrealista.”
Guillaume Apollinaire nella Prefazione de “Le mammelle di Tiresia

Tiresia, come ci ha ricordato il grande Camilleri in una recentissima, avvincente e dotta performance teatrale, è archetipo di ragguardevole valenza espressiva che, staccandosi dal mito, ha saputo poi contaminare il pensiero moderno innestandosi proficuamente nelle più svariate poetiche. Non a caso ritroviamo tale figura anche agli albori del surrealismo. Già, perché è proprio con la pièce di Guillaume Apollinaire, Le mammelle di Tiresia, che il termine “surrealista” venne lanciato, se così si può dire, nel calderone in continua ebollizione delle avanguardie di primo Novecento…

Veniamo rapidamente al punto: le avanguardie artistiche al Teatro Trastevere sono ormai di casa. Sempre grazie all’inventiva della compagnia Hangar Duchamp, diretta da Andrea Martella, era già andato in scena Il cuore a gas di Tristan Tzara, più o meno un anno fa. Con questa rappresentazione davvero magnetica de Le mammelle di Tiresia una simile predilezione ne esce persino rafforzata. Gli interpreti della compagnia, forti della loro rodata sinergia e di un notevole dinamismo in scena, si confermano qui agili strumenti di un approccio teatrale tanto spiazzante, eversivo, ribelle nei confronti di determinati canoni, quanto godibile nella sua clownerie e nella sua divertente, programmatica demolizione dei più consolidati cliché della società borghese. Forse con una meno evidente scomposizione anarchica del linguaggio, rispetto al precedente spettacolo, ma con quella maggiore fluidità che a livello scenico ha finito per sottolineare ulteriormente i risvolti paradossali ed onirici dell’opera.

Maschile e femminile posti in aperta contrapposizione, maschile e femminile condensati poi nello stesso personaggio, attraverso un’iperbolica trasmutazione. Riflettendo lo spirito dell’epoca e anticipando quasi i turbamenti di un certo esistenzialismo post-bellico, vedi Cioran, la pièce di Apollinaire pure a tali contrasti affidava l’essenza di quell’atteggiamento iconoclasta, anti-borghese, riproposto oggi da Hangar Duchamp con apprezzabile freschezza ed enfatizzando la componente ludica, giocosa, per certi versi infantile della messa in scena. La satira di una società patriarcale e militaresca si affaccia persino nei particolari timbri vocali di Simona Mazzanti e Flavio Favale, mentre le folgoranti, grottesche incursioni di altri personaggi, come la giornalista Giorgia Coppi o il “furetto” Vania Lai, destabilizzano ancora di più un quadro di riferimento abnorme, teso a riprodurre nell’immaginaria Zanzibar certe sotterranee tensioni della Francia di inizio secolo. Attualissime allora, ma tutt’altro che estranee alla caotica Europa in cui si annaspa oggigiorno.

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