Non ci resta che il crimine

Un viaggio indietro nel tempo a stretto contatto con la Banda della Magliana

GENERE: Commedia
ANNO: 2019
REGIA: Massimiliano Bruno
CAST: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli.
PAESE: ITALIA
DURATA: 102 Min
DISTRIBUZIONE: 01Distribution

TRAMA:  A Roma, un gruppo di amici organizza tour “particolari” per turisti: la visita dei luoghi simbolo della storia della Banda della Magliana, l’organizzazione criminale romana. Ma una porta magica li catapulta direttamente negli Anni Ottanta, a stretto contatto con i veri protagonisti della saga criminale. 

Massimiliano Bruno è un regista che sa fare commedia: dopo l’esordio convincente di “Nessuno mi può giudicare” (2011) e i più recenti  “Gli ultimi saranno ultimi” (2015) e “Beata Ignoranza” (2017), l’autore romano confezione una commedia – scritta insieme a Menotti, Andrea Bassi e Nicola Guaglianone – leggera e divertente. “Non ci resta che il crimine“, questo il titolo, è un film che intreccia vari generi: dal “poliziottesco” anni ’70 al fantasy anni’80, il tutto legato e tenuto insieme da una comicità romano-centrica, grazie alla vivificante presenza di attori di spessore quali Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Ilenia Pastorelli.

Raccontare la Roma di oggi è particolarmente difficile e, probabilmente, i canoni della commedia non si addicono al momento. Ma esiste un immaginario del tutto mitologico su cui fantasticare: il “romanzo criminale” della Banda della Magliana, che fin dai tempi del film di Michele Placido e poi della fortunata serie TV, non ha mai smesso di esercitare una forte suggestione sul pubblico che non ha vissuto quegli anni.

Un gruppo di amici (Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi) organizza dei Tour Criminali di Roma, nei quali i turisti hanno la possibilità di visitare i luoghi storici della Banda della Magliana. Tuttavia, una porta magica all’interno del bar frequentato a suo tempo da quei malavitosi li riporterà inaspettatamente in un viaggio indietro nel tempo direttamente nell’estate del 1982. Roma è avvolta in una cappa di caldo, ma la gente in strada festeggia per la cavalcata vincente degli azzurri ai mondiali di calcio di Spagna ’82, trascinata dall’idolo di casa Bruno Conti e dai goal di Paolo Rossi. Ma le “guide turistiche” improvvisate si ritroveranno faccia a faccia con il vero boss “Renatino” (Edoardo Leo, molto convincente nei panni insoliti del cattivo) e allora saranno guai. Sì, perché nella loro aspirazione di racimolare qualcosa con l’occasione pesteranno i piedi proprio al boss, che ovviamente non è un tipo accomodante.

Si ritorna a una Roma popolare, a una romanità invadente e a un centro storico abitato da romani. La Roma finto intellettuale della Grande Bellezza qui non ha ancora attecchito. Il film gioca sugli stereotipi della romanità, o meglio di una “criminalità all’amatriciana” e sulla nostalgia degli anni ’80 (dai motorini ai gelati dell’epoca, l’effetto amarcord è evidente), ma lo fa con tempi comici sempre perfetti (grazie ovviamente alla bravura degli attori. A proposito: Ilenia Pastorelli sempre bella e brava) e con un racconto che non vira mai verso la farsa. Certo, esistono alcune incoerenze e forzature, trame a volte troppo semplici e battute meno ispirate di altre, ma il film regala più di qualche risata, non annoia mai e si presta già, grazie a un finale a sorpresa, alla produzione di un sequel.

La presenza come sceneggiatore di Nicola Guaglianone (a lui si deve una piccola gemma della recente cinematografia italiana: “Lo chiamavano Jeeg Robot“) ha certamente giovato alla composizione del film. La contaminazione tra generi è stimolante: mescolare la fantasia con le ambientazioni tipiche dei “poliziotteschi” rappresenta una trovata intrigante se supportata da intenzioni e motivazioni più forti.

Il film si pone nel solco di una formula cinematografica di sicuro interesse, per quanto facile e comoda: quella del viaggio nel tempo. Già nel titolo, “Non ci resta che…”, si omaggia la famosa commedia di Troisi e Benigni. Lì si voleva evitare che Cristoforo Colombo partisse alla scoperta dell’America e si cercava di conquistare le grazie di una fanciulla suonando “Yesterday” dei Beatles; qui si lucra sulle scommesse calcistiche, conoscendo i risultati in anticipo, e si cerca di inventare il tablet o di pubblicare la canzone del Pulcino Pio. A ogni epoca il suo film.

 

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