Intervista ad Alessio Liguori

Titoli come Shortcut e In the Trap stanno imponendo il giovane cineasta italiano, già molto attivo nel mondo anglosassone, tra le figure emergenti del cinema di genere
Il regista Alessio Liguori

Italianissimo. Ma si sente decisamente a suo agio in ambiente anglosassone. Alessio Liguori è, tra le nuove leve del cinema indipendente di genere, una delle figure che destano maggiore curiosità, sia per quelle derive misteriche e soprannaturali presenti nella sua filmografia che per gli standard produttivi, rivelatisi fino ad ora così efficaci, vincenti. Nel giro di pochi mesi sono stati girati due film che porteranno parecchia tensione in sala, Shortcut e In the Trap (data di uscita, 23 gennaio 2020): abbiamo approfittato di un piccolo momento di pausa, tra i continui spostamenti dell’instancabile film-maker, per interrogarlo a riguardo.

Prima di rivolgere la nostra attenzione a Shortcut, Alessio, vorremmo chiederti qualcosa sul film che hai realizzato nei mesi precedenti, ovvero In the Trap, che ci risulta essere ambientato tra il Devon e la Cornovaglia: come si sono svolti il casting e la ricerca delle location? Proprio tra gli interpreti abbiamo notato sia nomi italiani che anglosassoni…

I casting sono stati fatti a Londra. I candidati pervenuti erano per la maggior parte di origine anglosassone, ma abbiamo ricevuto candidature anche da altri paesi. Alla fine, nonostante l’incredibile bravura di tutti i candidati, non abbiamo avuto dubbi su chi fosse perfetto per ogni singolo ruolo.
Jamie Paul, Sonya Cullingford, David Bailie, Paola Bontempi, Judie Forsey, Robert Nairne, Delena Kidd, Leila Gauntlett e Amelia Clay, vanno a comporre il cast internazionale di In the Trap.
Nonostante il film sia ambientato in Nord Europa, abbiamo comunque voluto lasciare un’impronta italiana al suo interno e così, per il ruolo di Sonia abbiamo effettuato anche un casting mirato grazie al quale abbiamo individuato Miriam Galanti.
Lavorare con tutti questi attori è stato davvero straordinario e non avrei davvero potuto immaginare e desiderare di meglio.
Per le location ci siamo rivolti alla Film Commission di Latina che ci ha ospitato in una struttura incredibile che è stata trasformata in tempi rapidissimi in un enorme studios cinematografico come da vecchi progetti del direttore della FCL Rino Piccolo. In questo studios è stata costruita la scenografia della location principale del film: la casa di Filipp. Un appartamento impressionante per dimensione e look che, durante tutto il film, subisce continue trasformazioni essendo il film ambientato tra il 1995 e il 2018.
Gli unici esterni del film invece sono stati individuati a Sabaudia e nella costa ovest del Regno Unito.

Hai realizzato In the Trap e Shortcut in un lasso di tempo relativamente breve.
Come vi state muovendo a livello produttivo?

Entrambi i film sono stati girati nell’arco di 8 mesi È stata un impresa incredibile di cui però siamo tutti davvero orgogliosi . La nostra forza primaria è il gruppo. Daniele sceglie le idee che ritiene più valide e le propone in una tavola rotonda dove insieme ad Alessandro e Simone, gli altri soci Mad Rocket, decidiamo di comune accordo se dare un semaforo verde o meno al progetto. La fase successiva è la costruzione produttiva dei progetti, a quale partner produttivo proporlo e come svilupparlo. I nostri primi due film sono stati prodotti da società di produzione diverse, In the Trap dalla DreamWorldMovies di Luigi De Filippis e Shortcut dalla Play Entertainment, con un intervento esecutivo in entrambi i casi da parte della Mad Rocket Entertainment.
Bisogna dare merito ad entrambi i produttori di aver creduto e scommesso su questi due film e sulle squadre che ne hanno reso possibile la realizzazione.
Entrambi fanno parte di un progetto molto più ampio, ma si potrà comprendere il quadro generale più avanti. Quello che intendo dire e che c è una visione complessiva molto chiara e sviluppata nel tempo….
Riguardo alle vendite estere, infine, ci siamo affidati per In the Trap a True Colours Glorious Films, che sta facendo un lavoro eccezionale sui mercati internazionali, mentre il referente per Shortcut è Minerva Pictures.

Guardando alle trame sembrerebbe che in entrambi i film vi siano situazioni spaventose originate da forze irrazionali, sovrumane, misteriose. E’ un elemento che ti affascina particolarmente, nella narrazione?

Assolutamente si, tutto ciò che non è ancora spiegabile mi affascina incredibilmente. Ma sopratutto questi elementi ti permettono di poter approcciare ad un genere filmico davvero stimolante creativamente. Storie di eventi straordinari che irrompono nell’ordinario. I nuovi soggetti che sto leggendo hanno di base gli stessi elementi ma con storie nuove e attuali come non mai. Non vedo l’ora di poterli iniziare a sviluppare.

Shortcut pone al centro del racconto un gruppo di adolescenti alle prese con una tremenda minaccia. Come ti sei rapportato a quel prolifico filone cinematografico in cui sono bambini o teenager a essere perseguitati da qualcosa di orribile? E cosa ti ha interessato di più, riguardo alle dinamiche interpersonali da mettere in scena nei momenti di pericolo?

Come in molti film di questo genere, in Shortcut assistiamo alla rivincita dei perdenti. L’elemento più interessante nelle dinamiche interpersonali in Shortcut è la cooperazione, il gruppo. I ragazzi, in una situazione straordinaria, sono costretti a fare squadra. Nel gruppo non svaniscono le individualità e le qualità personali, anzi acquistano maggiore risalto e si consolidano in una collaborazione che poi da vita a dei risultati.
Non posso ovviamente dire altro purtroppo su Shortcut altrimenti rischio di spoilerare il film, ma quello che posso sicuramente affermare è che se In the Trap è un film sui valori dell’amore e della fede, Shortcut lo è in egual misura su valori dell’amicizia e del coraggio.

Protagonista del film è il giovane attore Jack Kane, che figura anche quale interprete principale del quinto capitolo di Dragonheart, saga alquanto popolare tra gli appassionati del genere. Come ti sei trovato, sul set, con lui e con gli altri membri di un cast dalla composizione, pure stavolta, internazionale?

È stato davvero eccezionale lavorare con loro. Ognuno di loro, come lo è stato per In the Trap , ha contribuito in maniera straordinaria alla costruzione dei personaggi e delle relazioni.
È molto importante in fase di casting individuare non solo dei bravi professionisti, ma le personalità adatte. Jack, Zander, Sophie, Zak e Molly sono perfetti sia nell’interpretare i loro personaggi che nel gruppo. È stato un lavoro di squadra indimenticabile, e il film ne ha giovato moltissimo. Penso siano tutti attori davvero talentuosi che avranno sicuramente una carriera che non passerà inosservata.
Anche su questo film, abbiamo comunque inserito degli attori italiani tra i quali il noto doppiatore Mino Caprio, il figlio Teo che ha già avuto esperienze in diverse pellicole, la giovanissima Emma Giua, al suo esordio con questo film, e il performer Matteo De Gregori che ha interpretato la creatura concepita da Leonardo Cruciano di Makinarium.

Cosa puoi dirci, più in generale, del tuo amore per il cinema di genere e dei registi che oggigiorno, almeno secondo te, lo incarnano meglio?

Non amo solo il cinema di genere, ma in generale tutte le storie che riescono a stupirmi e a emozionarmi. Ad esempio sono rimasto impressionato dal recente Hereditary di Ari Aster e da Us di Jordan Peele.
Per quanto riguarda l’Italia, di recente pare esserci un tiepido fermento e predisposizione verso questo tipo di film.
È davvero importante il lavoro che stanno facendo registi e produttori come Fabio & Fabio, Gabriele Mainetti, Roberto De Feo con il recente The Nest e Domenico De Feudis, di cui con Mad Rocket abbiamo prodotto il corto L’ora del buio e che sarà prossimo all’esordio nel lungometraggio. Ognuno di loro sta dimostrando, con approcci diversi, che il cinema di genere con vocazione internazionale è possibile anche in Italia, facendo riflettere e ricredere i molti che fino ad oggi affermavano il contrario.

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