IL PIANOFORTE E I SUOI LINGUAGGI – LA “STIDDA DI LUCI” DI GIANCARLO SIMONACCI

In collaborazione con Francesco Paniccia

Il disco “Stidda di luci” di Giancarlo Simonacci, raccolta di composizioni pianistiche originali del raffinato musicista romano, è un lavoro pubblicato tre anni fa per l’etichetta discografica “Silence Records”.

Il M° Simonacci, già affermato pianista internazionale, si mette qui a nudo nel suo lato creativo rinunziando totalmente all’interpretazione, affidata al pianista salentino Francesco Negro (che con Simonacci ha affrontato studi di musica contemporanea), strumentista di estrazione classica ma attivo anche come jazzista.

L’album è un gioiello musicale impossibile da etichettare, vista la ricchezza linguistica in esso contenuta. L’occhio dell’artista è certamente fermo ad un passato ispiratore che assurge ad elemento di riflessione e genesi. Ma da questa “arcana” sorgente scaturiscono brani che travalicano la contemporaneità, sino a toccare importanti vertici d’astrazione del pensiero e del sentimento.

Misticismo e meccanismo sono i due elementi fondanti della musica, la tensione spirituale del disco è spesso il frutto di un finissimo lavoro che trova nell’elemento “meccanico” proprio del pianoforte un potentissimo mezzo espressivo, non meno efficace di quello svolto sulla “grana” del suono.

Giancarlo Simonacci si muove negli universi armonici e dinamici con l’abilità dell’artigiano che conosce alla perfezione i ferri del mestiere e possiede la vocazione a generare “prototipi”.

Non manca proprio nulla a questo disco che contiene in egual misura accademia e anti accademia, distacco e pathos, affermazione ed evocazione, pulsazione ed elegia, con “singolarità” armoniche che rimandano al linguaggio ardito, nonché libero, di Thelonious Monk.  Un’apologia di contrasti che lasciano l’ascoltatore in uno stato di perenne interesse emotivo.

Tutto ciò è reso pienamente dal pianista Francesco Negro che, alle spiccate doti tecnico – interpretative, sa infondere nella musica gli aspetti di imprevedibilità e movimento tipici del jazz, e di fatto inscritti nella vita del segno e nella partitura.

Un disco prezioso “Stidda di Luci” di Giancarlo Simonacci, titolo che si rifà al testo di una suggestiva melodia siciliana del ‘500. Certamente una testimonianza di grande interesse nel panorama della musica colta contemporanea, che attinge alla grande lezione di Bach e Cage, ma segue di fatto un proprio filo narrativo ed estetico. Da ascoltare, meditare e riascoltare.

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