PASOLINI/CASELLI 66 AL TEATRO TRASTEVERE DI ROMA

E' l'adattamento di "Orgia" di Pier Paolo Pasolini

Fresco vincitore, con il suo “Il Vampa”, dei premi: “Miglior testo”, Miglior regia” e “Miglior progetto” della sezione Lazio, al Festival “InDivenire” 2019 a Roma, Enrico Maria Carraro Moda, con i suoi “I nani inani” ha portato in scena, al teatro Trastevere, PASOLINI/CASELLI 66, tratto da “Orgia” di Pier Paolo Pasolini. Un viaggio surreale sulla precarietà morale ed esistenziale del mondo borghese, una botola scoperchiata che irraggia, dal basso, la luce degli oscuri impulsi umani, tenuta spesso soffocata sotto la coltre di perbenismo e convenienze che pervade la società umana, dai tempi della propria nascita. Una regia che spicca sempre per originalità, gusto onirico, grottesca ironia e incosciente “Pop”.

Associazione Culturale ed Artistica “I Nani inani” presenta

PASOLINI/CASELLI 66

da “Orgia” di Pier Paolo Pasolini
adattamento e regia Enrico Maria Carraro Moda
con Silvia Ponzo, Clara Morlino ed Enrico Maria Carraro Moda
Assistenza tecnica: Samuele Tosi

Dal 24 al 27 ottobre 2019, ore 21

Teatro Trastevere

Via Jacopa de Settesoli 3, Roma

Una corda, luminosa, nel buio. Un collo vi si infiltra e vi si stringe dentro, per porre fine allo spettacolo… tragicomico di una vita tormentata, fuori contesto, vissuta a pretesto. Ma prima che quella luce ne oscuri la voce, il proprietario di quel collo, pur senza volontà di “accollo” ci racconta cosa lo farà, alfine appendere.

Il binomio Pasolini/Caselli mette a contrasto il buio e la spensieratezza di una generazione, un caschetto d’oro, una casetta “nera”! “Daitarn, Daitarn! Arriva già il nemico scappa! Ma tu ci sei amico Daitarn! Evviva Daitarn III! Difficile fuggire dal nemico se quello sei tu, sono le tue lacerazioni esistenziali, gli occhi colmi di insensatezza e l’irrefrenabile, banale volontà di ricambiare il male con il male.

I nani inani esplorano il bosco della borghesia ritratta da Pasolini con gli occhi di Hansel e Gretel, sguardo su una società immatura, persa, che si estremizza nel rapporto più intimo e selvaggio, ovvero nel silenzio delle mura domestiche. I ruoli di vittima e carnefice, apparentemente definiti ma in perenne reciproca sopraffazione, con modi e ragioni diverse. Entrambi vittime di un luogo, la loro vita, dove faticano ad ambientarsi, rapporto corrotto con il potere, le autorità, le regole, percepite solo per subire pene ed umiliazioni. Necessità di rovesciare sull’altro le colpe, le proprie e quelle universali, per alleggerirsi l’anima, farsene una ragione, tolta la vita tolto il male, ma è un piccolo tassello che come in un inesorabile Tetris viene subito sostituito.

La casa di plastica, tipica dell’asilo, di un mondo bambino, regna sullo sfondo, va stretta agli abitanti, come qualsiasi appartamento, gabbie, pagate a caro prezzo. La notte di Pasqua, originaria ambientazione pasoliniana, è citata dagli ovetti kinder, sottolineando l’importanza della sorpresa, aspettativa tradita, fato, destino. La notte verrà ma dei lacci luminosi ci terranno tutti bene in vista ed osserveremo, nel proscenio, dall’alto, una piccola casina, come le nostre, quanto è piccola! Ma come facciamo a starci, come facciamo a non esploderci dentro?

Enrico Vulpiani

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