Intervista al Maestro Maurizio Morgantini

Prima di Movies in Concert abbiamo scambiato qualche parola con il direttore d'orchestra nonché autore degli arrangiamenti musicali

Presso la Ex Caserma Guido Reni, Roma, 30/11/2019 – Il Festival della Visione, organizzato in una location spaziosa e dalle mille sorprese come la ex caserma di Via Guido Reni, è stata anche l’occasione per vedere in azione l’Orchestra Sinfonica Città di Roma, che con Movies in Concert ha saputo coinvolgere emotivamente sia gli amanti della buona musica che gli appassionati della settima arte. Di questo appassionante evento musicale vi parleremo a parte in maniera più dettagliata. Prima del concerto, però, avevamo avuto il piacere e l’onore di conoscere il Maestro Maurizio Morgantini, direttore d’orchestra ed arrangiatore dei brani proposti durante la serata; il quale, con grande cordialità ed un pizzico di ironia (che non guasta mai), ha risposto alle nostre domande, concedendoci questa breve ma succosa intervista.

Per quanto concerne la serata odierna, ciò che proporrete è un mix di colonne sonore e temi musicali di film importanti, ma sappiamo bene che l’Orchestra Sinfonica Città di Roma ha un repertorio vasto ed assai variegato. Ce lo conferma anche lei, Maestro?

Sì, esattamente, questa è un’orchestra che suona il classico. Quindi Beethoven, Mozart, parecchi altri. Negli ultimi impegni che ho avuto con loro abbiamo fatto proprio K.449 di Mozart col pianista Pier Narciso Masi e la Sinfonia 22 in La maggiore. Poi con loro avevo fatto già altre volte musica da film, domani invece (1° dicembre, N.d.R.) abbiamo in programma musica sacra in una chiesa ad Acilia, con un quintetto d’archi e l’arpa di questa orchestra. Quindi si può tranquillamente dire che questi musicisti abbiano un’esperienza sul campo molto ampia.

Mi sembra di capire, perciò, che siano aperti alle contaminazioni ed abituati ad esibirsi con altri artisti, in eventi particolari quale può essere quello programmato stasera…

Certo, so ad esempio che l’altra volta hanno fatto qualcosa di legato al Muro di Berlino, suonando se non erro i Pink Floyd, assieme a un collega. In tale occasione si è passati dalla Nona Sinfonia di Beethoven ai Pink Floyd, ma dovreste sentire il collega per saperne di più.

Tornando invece alla serata di oggi, quale importanza hanno avuto gli arrangiamenti di brani celebri nel preparare il concerto?

Io di questa musica non ho comprato una partitura, le ho rifatte tutte a orecchio. Ci ho messo circa 6 mesi, forse qualcosa in più. Chiaramente cosa ho fatto? Dopo aver preso i film, ho ascoltato come li facevano per poi rifarli come pareva a me. E così li ho riproposti con questa orchestra, poiché questa non è un’orchestra enorme, ma siccome ci sono sempre ristrettezze economiche abbiamo fatto un organico più ridotto e al contempo in grado di suonare tutte le parti di cui c’era bisogno. In più ho fatto spazio a una grande voce di soprano solista, ovvero una cantante di Roma che si chiama Paola Di Gregorio. Stasera c’è pure il coro dell’Accademia Romana e quindi la musica è stata rielaborata per questo tipo di eventi. Secondo la mia sensibilità, ovviamente. Insomma, ho orchestrato come mi sentivo di fare io: infatti ascolterete brani che non sono quelli, cioè il tema è rimasto, ma le sonorità, il colore stesso dell’orchestra, è un qualcosa che ho ritrovato da me. Ci sarebbe da chiedersi: chissà come possono reagire i signori che hanno composto questi brani, sentendoli rifatti così! Se si arrabbiano oppure sono contenti. Forse si arrabbiano…

Da parte mia sarei portato a pensare che questi piccoli “tradimenti” rappresentino, in campo artistico, l’omaggio migliore, il modo più giusto di riproporre un’opera…

Lo penso anch’io. Sapete? Con Beethoven non mi permetto. Ma la musica da film è un discorso un po’ particolare. Anche a voler essere filologici, capita magari che i compositori si facciano il loro bel tema e poi a produrlo sia un orchestrale. Ad ogni modo, senza spingerci troppo lontano in queste considerazioni, loro hanno orchestrato in base a determinate esigenze cinematografiche, io no, ne ho fatto una veste concertistica. Perché se togliete le immagini, chiudete gli occhi, sentendo la musica verrete trasportati quanto più lo si desideri nei fotogrammi, nel mondo stesso del film. E non sempre vi capiterà di associare quella musica alle immagini che scorrono in quel momento. Ma soltanto a ciò che uno ricorda di più.

Senza contare, potrei ora aggiungere, che ci sono temi famosi come quelli composti da John Williams per Star Wars, rivisitati ed arrangiati più volte nel corso della saga…

Esatto! Volete sapere qual è stato il problema, in quel caso? Trovare il modo di connetterli. Lì devo dire che sono stato abbastanza scaltro, perché non c’è soluzione di continuità, torna tutto.

Sulla scelta delle colonne sonore che vi accingete a suonare cos’altro ci può dire?

Guardate, mi sono fatto consigliare anche da qualche amico e dagli organizzatori, su cosa fosse giusto inserire in scaletta. Più qualche cosa che sapevo già essere popolare e che alla gente poteva piacere. Alla fine la cosa principale è accontentare il pubblico, sempre rimanendo nei nostri panni. Se vi va oltre, poi, specie di fronte a un pubblico come quello di stasera, che sarà sicuramente colto, culturalmente impegnato, si rischia di ottenere l’effetto contrario e di perderlo.

Foto di Michela Aloisi e Stefano Coccia

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