Bahamut. Gli abissi del nostro tempo

Rezza e Mastrella in scena al Teatro Vascello di Roma.

È al duo Rezza-Mastrella che bisogna rivolgersi quando si cerca un teatro di qualità. Si fuoriesce dai rassicuranti binari del politicamente corretto e ci si immerge in percorsi spiazzanti, irriverenti, intransigenti. La coppia artistica non dona al pubblico la chiave di comprensione dello spettacolo, anzi assume nei confronti degli spettatori un atteggiamento anche rigido e severo. Negli spettacoli di Rezza, il didascalico non esiste. Lo spettatore deve essere pronto a farsi vomitare addosso le sue stesse miserie, la sua inconsistenza nella società, il duplice ruolo di vittima e carnefice negli ingranaggi della vita di ogni giorno.

A tutto questo contenitore filosofico si arriva attraverso metafore e brevi flash visivi, in cui l’habitat immaginato e costruito da Flavia Mastrella viene invaso, trasformato e utilizzato dal corpo magro e cangiante di Antonio Rezza. Rispetto ad altre loro produzioni, il filo narrativo in Bahamut è sottilissimo. Piuttosto lo spettacolo prende forma attraverso “quadri” d’autore abitati da personaggi sempre diversi, ognuno dotato di una propria personalità e di una propria specificità. Tenuti insieme dal collante elastico e virtuoso di Antonio Rezza, i personaggi raccontano il lato sprezzante della società odierna, sottratta ad uno sguardo collettivo e analizzata dalla lente d’ingrandimento dell’individualismo più sfrenato.

La crudeltà è un elemento sempre presente nella poetica del duo (come dimenticare il famoso “la spensieratezza va stroncata alla nascita” di Fratto X), perché, anche se immersa in una chiave comica e in un contesto incline alla risata e all’ilarità, essa permea e vibra distintamente lungo tutto il racconto.

Tuttavia, Rezza si allontana dall’idea stessa di racconto e unisce diversi frammenti e livelli di comprensione, creando, grazie ad uno straordinario utilizzo del corpo, personaggi assurdi e insoliti: il paraplegico che vessa continuamente i suoi infermieri, il nano che si muove sapientemente nel buio ed è anche “stronzo“, quando ricorda al pubblico pagante che hanno speso dei soldi per non vederlo. C’è poi la rappresentazione capitalistica con la martellante pubblicità dell’imprenditore Porfirio e della sua signora, poi il proprietario dell’hotel che “si fa in quattro” per i suoi clienti, ma anche la critica alla fede attraverso colui che cerca Dio nelle più rinomate stazioni sciistiche. L’uccellino dell’orologio a cucù è vittima del suo stesso meccanismo e cerca di trovare il suo posto in un mondo ormai sordo al suo richiamo, mentre il sindacalista si fa portavoce della rivendicazioni dei lavoratori, salvo diventare servo dei padroni quando i suoi privilegi vengono messi in discussione. Una carrellata di personaggi surreali e miserabili che fanno mostra della propria disperazione, come quando l’onnipresente signora Porfirio ricorda come momento più felice della sua vita uno stupro subito.

Disperazione e miseria che diventano le leve da cui trarre la forza per la sopraffazione degli altri: come nel caso dell’infermo, che esercita una violenta tirannia contro gli infermieri che lo aiutano nei movimenti, senza i quali sarebbe completamente immobile. Tutto sommato, dice lo sfruttatore,“sono pagati per questo”. Un dominio sordo e feroce, palesemente attuato nei confronti degli indiani d’America, espropriati della loro terra e ridotti a intonare a fior di labbra un motivetto all’apparenza divertente, che rappresenta invece il loro canto di resistenza. Il tutto sperando sempre che il figlio sia maschio, perché se nasce femmina “so botte!”, denunciano Rezza e Mastrella attraverso il personaggio della donna incinta.

Al di sopra di tutto c’è la creatura mitologica e metafisica di Bahamut, l’essere supremo a forma di pesce. L’opera, del 2006, è liberamente ispirata a “Il Manuale di Zoologia fantastica” di Borges: un pesce talmente immenso e vasto da rappresentare l’impossibilità dell’infinito di essere percepito nella sua completezza dalla scienza umana. Animale che rappresenta, per la coppia RezzaMastrella, un pretesto per raccontare altro, per raccontare noi stessi chiusi nel nostro mondo, pedine inconsapevoli di un meccanismo che ci inghiotte e poi ci sputa fuori. Bahamut stritola qualsiasi forma di potere, sia esso politico/economico o culturale/religioso, e lo fa esasperando e capovolgendo luoghi comuni e concetti rassicuranti. Il teatro di RezzaMastrella non è rassicurante, ma è amara realtà.

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