Jojo Rabbit

Un Hitler per amico

Regia: Taika Waititi
Soggetto: Christine Leunens (romanzo)
Sceneggiatura: Taika Waititi
Fotografia: Mihai Mălaimare Jr.
Montaggio:Tom Eagles
Musiche: Michael Giacchino
Scenografia: Ra Vincent
Costumi: Mayes C. Rubeo

Cast: Roman Griffin Davis, , Taika Waititi, Sam Rockwell, Scarlett Johansson, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Archie Yates.

Assolutamente spettacolare. Il regista ed attore neozelandese Taika Waititi sorprende e colpisce con un film parodia del nazismo, Jojo Rabbit, candidato a 6 premi Oscar e nel quale lo stesso regista si è ritagliato il divertente ruolo di un Hitler immaginario da operetta.

Girato nel suo classico stile surreale e ricco di black humor, misto ad un retrogusto esibizionista da circo o da palcoscenico teatrale, già visto nel suo precedente successo Vita da vampiro – What We Do in the Shadows del 2014, il film racconta la storia di Jojo, cioè Johannes Betzler, un bambino di dieci anni che ha per amico immaginario
una versione buffa di Adolf Hitler, frutto della cieca ammirazione del bambino per il regime nazista in cui è nato e cresciuto.

Jojo(Roman Griffin Davis) vive solo con la madre Rosie (una bravissima Scarlett Johansson, candidata come Miglior Attrice non protagonista) nel cuore della Germania nazista; nel partecipare, con il suo migliore amico reale Yorki, ad una riunione della Gioventù Hitleriana guidata dal Capitano Klenzendorf (uno strepitoso Sam Rockwell), Jojo è schernito dagli altri ragazzi come ‘coniglio’ (rabbit); spinto dal suo amico immaginario, Jojo fa allora esplodere per errore una granata, che gli causerà gravi ferite alla gamba ed al volto e gli impedirà di diventare soldato. Una volta guarito, tornerà da Klenzendorf, al quale Rosie chiederà di non escluderlo dal gruppo e di assegnargli piccoli lavori per la propaganda nazista.
Il rapporto tra Jojo e la madre è affettuoso e complice, ma Rosie nasconde un segreto: la giovane ebrea Elsa (Thomasin McKenzie), celata in una stanza segreta nella loro stessa casa. Un giorno, rimasto solo a casa, Jojo scopre l’esistenza di Elsa; e dovrà fare i conti con una realtà a lui sconosciuta e con un amico immaginario tutt’altro che contento di questa nuova situazione. Jojo inizialmente vorrebbe denunciare la giovane, ma a poco a poco la sua ferma convinzione che gli ebrei siano mostri scema e Jojo inizia anzi ad essere attratto da Elsa e geloso del suo ragazzo, Nathan, al punto da inventarsi una sua lettera in cui la lascia. Il pianto della ragazza gli fa fare marcia indietro; e il rapporto tra i due si rinsalda sempre più.
L’irruzione improvvisa della Gestapo in casa potrebbe essere la fine di tutto, ma l’inaspettato aiuto del capitano Klenzendorf salva entrambi.
Poi la storia precipita; fino all’inevitabile conclusione della guerra e la doppia morte di Hitler: quello reale e quello immaginario, che Jojo, ora consapevole delle crude conseguenze del nazismo, fa letteralmente saltar giù dalla finestra.

Come già in Boy (2010) e in Selvaggi in fuga -Hunt for the Wilderpeople (2016), Waititi porta sullo schermo un protagonista bambino ed il suo mondo immaginario, il suo incontro-scontro con la realtà e la sua crescita interiore. Ma se i primi due, pur descrivendo realtà universali, erano in fondo circoscritti negli splendidi confini neozelandesi, Jojo Rabbit ha un respiro più ampio; quello della libertà. Libertà dai pregiudizi, libertà di esprimersi, libertà di essere sè stessi, libertà di amare.

Michela Aloisi

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