Mostellaria (la commedia del fantasma)

Torna in scena il teatro classico di Plauto

Roma, Teatro Arcobaleno, dal 28 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020
La Compagnia teatrale Castalia presenta Mostellaria di Tito Maccio Plauto

 

Adattamento e Regia: Vincenzo Zingaro
Musica: Giovanni Zappalorto
Scene: Vinenzo Zingaro
Costumi: Emiliana Di Rubbo
Disegno luci: Giovanna Venzi
Maschere: Carboni Studio
Organizzazione: Barbara Gai Barbieri

Con: Ugo Cardinali, Piero Sarpa, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Riccardo Graziosi, Annalena Lombardi, Laura De Angelis.

Intro: tra farsa e commedia degli equivoci, una rivisitazione di Plauto in chiave classica e moderna

La Compagnia teatrale Castalia, fondata e diretta a Roma nel 1992 da Vincenzo Zingaro, porta avanti una intensa attività teatrale in un cammino di ricerca sulle origini del nostro teatro, in particolare attraverso l’approfondimento e la valorizzazione della commedia classica antica. Sua sede naturale è il Teatro Arcobaleno – Centro Stabile del Classico, dove la Compagnia sta attualmente rappresentando una delle commedie più divertenti di Plauto, Mostellaria o la commedia del fantasma, rielaborazione plautina del Phàsma di Filemone.

La storia si svolge ad Atene, dove il giovane Fiordamore, complice il servo Trappola, approfitta dell’assenza del proprio padre, il mercante Azzeccattutto, partito per l’Egitto, per condurre una vita di festini e banchetti, sperperando il patrimonio familiare insieme allo stesso Trappola ed all’amico Rubacuori. Fiordamore usa inoltre il denaro paterno per affrancare la bella meretrice Baciucchiella, di cui è innamorato. L’inatteso ritorno di Azzeccatutto getta nel panico tutta la compagnia; l’astuto servo Trappola escogita cosi un piano machiavellico che darà la stura ad una serie di eventi paradossali che coinvolgeranno, oltre ai giovani protagonisti ed al padre mercante, l’usuraio Schifaquattrini ed il vicino Nasabbecco in una girandola di equivoci farseschi.

Sulla linea classica del Teatro come evento rituale, come festa alla quale partecipa l’intera comunità cittadina, il regista dà il via alla narrazione proprio con una festa, un sontuoso banchetto organizzato da Fiordamore, accompagnato da danze ed amoreggiamenti. E festosi sono gli stessi personaggi, colorati, vivaci, fisse maschere viventi che non muteranno carattere nel momento dei bagordi come in quello delle difficoltà; come nella successiva Commedia dell’Arte, prototipi di tipologie senza tempo. Al centro, il servo astuto, il deus ex machina degli eventi, cui fanno da contraltare le contrapposte tipologie del giovane e del vecchio, che sulla scena hanno un rovesciamento sociale: sottomessi nella realtà a padrone e padre, qui servo e figlio conducono la storia, ribaltano i ruoli e prendono il sopravvento. Se nella commedia del fantasma, Plauto devia dall’originale Mostellaria innescando una catena di situazioni comiche e paradossali, il regista devia a sua volta da Plauto nel finale, demandando al pubblico la sorte del servo e riconoscendo l’imprescindibile equilibrio tra caos e ordine, che i due contrapposti personaggi rappresentano.

Una regia, quella di Zingaro, precisa e pulita con tocchi da maestro, qual è la scelta di far parlare alcuni personaggi in un dialetto riconoscibile e caratterizzante o l’intermezzo quasi cabarettistico di Fiaccola, servo di Rubacuori, a coinvolgere lo stesso pubblico; pubblico che torna protagonista appunto nel finale, interpellato da Azzeccatutto sulla sorte di Trappola. Attori affiatati e magistrali nell’impersonare le maschere della commedia plautina completano e danno vita ad un quadro perfetto. Quasi trent’anni di storia hanno meritatamente fatto ottenere alla Compagnia Castalia riconoscimenti di pubblico e critica; con Mostellaria, ancora una volta, la Compagnia di Vincenzo Zingaro è riuscita nel compito di tramandare il teatro classico, rivisitandolo senza stravolgerlo.

Michela Aloisi

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