Cuori Lividi

Mai più Fiori Recisi

Roma, Teatro Euclide 25-26 gennaio 2020

Cuori lividi

Testi di: Emilia Guariglia, Stefania Cosentini, Daniela Dolente, Aristide Gentile e Stefano De Stefani
Adattamento e regia: Stefano de Stefani
Con: Stefano de Stefani, Mario Zappacosta, Emilia Guariglia, Stefania Cosentini, Antonio Lo Verso, Daniela Dolente

Dal laboratorio teatrale dell’Associazione Donna e Politiche Familiari, che opera a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne, e dalle testimonianze sulla violenza di genere da parte di chi l’ha subita e di chi l’ha perpetrata raccolte da Teresa Dattilo, ha preso luce un interessante spettacolo-progetto, volto alla sensibilizzazione di un problema sociale sempre più diffuso ed allo scopo di sostenere l’associazione e le sue attività: “Cuori lividi”, in scena nei giorni scorsi al Teatro Euclide.

Uno spettacolo dove la reinterpretazione da parte degli attori di esperienze vissute si amalgama al racconto coraggioso di chi le ha subíte veramente, integrandosi in un tutt’uno; in scena, il regista Stefano De Stefani indossa i panni dello psicoterapeuta che, con la collaborazione di due attori (Emilia Guariglia e Mario Zappacosta) organizza una particolare seduta di terapia, che mostri verosimilmente ad un ristretto pubblico, composto da chi si è trovato a vivere la violenza di genere da vittima o da carnefice, ma in realtà all’intera platea del teatro, cosa prova chi la subisce e allo stesso tempo che spieghi, o tenti di spiegare, cosa spinge chi la perpetra.

Uno spettacolo coraggioso e necessario, oggi più che mai; se gli episodi di femminicidio sono sempre più frequenti nelle nostre cronache, è anche perché a storie di violenza come quelle mostrate in “Cuori Lividi”, quando denunciate, spesso non viene dato il giusto valore di sviluppo potenziale, permettendone la tragica conclusione. Sul palco, storie di violenza fisica ma non solo; dalla donna rinchiusa in uno sgabuzzino dal marito alla moglie isolata dal mondo, prima ancora dei lividi sul corpo, delle ferite mortali, uccide la violenza psicologica. Quella violenza subdola ed impalpabile, che rende la donna, anche la piu colta ed indipendente, alla stregua di un burattino incapace di muoversi, di reagire, convinta di essere una nullità. Perché non importa quale sia lo status sociale, il grado di cultura, la singola intelligenza, di chi ne è autore né di chi la subisce; quello che colpisce è la trasversalità della violenza di genere. Ecco così il racconto del medico dell’ospedale che apre il suo cuore al marito violento della sua paziente; un racconto, come quello dell’uomo buttato fuori di casa dalla moglie, che cercano anche di spiegare la genesi della violenza.

Genesi e conseguenze; con un gioco di parole, questo è il cuore di “Cuori Lividi”. Conseguenze psicologiche, che la donna colpita da violenza si porterà sempre dentro con un incancellabile senso di colpa; come nel racconto della bambina stuprata a 5 anni che non ha il coraggio, ancora 35 anni dopo, di raccontarlo alla mamma perché convinta che sia stata colpa sua. Uno stato d’animo purtroppo comune a molte donne violentate o picchiate. Conseguenze fisiche, dai lividi alle cicatrici permanenti sul volto e sul corpo sino all’estrema ratio: la morte.

Ecco: quelli mostrati sul palco sono solo alcuni episodi, nell’oceano della violenza di genere; ma sono episodi significativi, per far riflettere, per portare alla luce un problema sociale sempre più diffuso, perché non si ripeta mai più la storia scritta ed interpretata con emozione dalla Guariglia: nessuna donna può essere un Fiore Reciso.

Michela Aloisi

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