Lettera da una sconosciuta

All'Eliseo Off un testo importante, di grande spessore emotivo, portato in scena da Stefania Barca con passione e bravura.

Eliseo Off
presenta
8 – 31 gennaio, 9 – 28 febbraio 2020
Lettera da una sconosciuta
di Stefan Zweig
Con Stefania Barca
Voce registrata di Edoardo Siravo
Scene e costumi di Annalisa Di Piero
Musiche di Davide Cavuti
Regia Angela Bandini
Produzione TEATRO ELISEO

Intro: Vienna 1922. Un affascinante scrittore viennese, di ritorno da una vacanza, nel giorno del suo compleanno, trova, tra le altre, una lettera con una strana intestazione: “a te, che mai mi hai conosciuta”. Dapprima incuriosito, poi via via più perplesso, ma anche affascinato inizia a leggere e scopre l’amore assoluto di una donna nei suoi confronti, che la sta portando alla morte.
È la donna che racconta, in prima persona, accanto al letto del suo bambino morto, la nascita e lo sviluppo di questo sentimento nei suoi confronti. Bambina di tredici anni, vede arrivare, un giorno, in un modesto condominio di Vienna, questo signore affascinante, da cui si sente immediatamente attratta. Prima di lui sono arrivati i suoi libri, i suoi quadri, le sue statue, i suoi mobili che hanno rivelato ai suoi occhi di adolescente, un mondo sconosciuto, raffinato, che mai le è appartenuto. Da questo momento in poi, la bambina dedica ogni istante della sua vita a spiare i movimenti dell’uomo, ad ascoltare le voci che provengono dal suo appartamento, senza ricevere nulla dall’uomo, se non sguardi distratti e un tiepido sorriso. Costretta, per vicende familiari, ad allontanarsi da Vienna, vivrà con l’angoscia e il sogno di tornare.
Finalmente torna e questa volta gli appostamenti notturni, consumati nelle notti gelide, ottengono il riconoscimento sperato. L’uomo la nota e, conquistato dalla sua grazia, trascorre con lei tre notti d’amore. Il risultato sarà un bambino, la cui esistenza terrà celata all’uomo. Diventerà una mantenuta per provvedere a lui.
Torneranno a trascorre, dopo qualche tempo, un’altra notte insieme, senza che l’uomo si ricordi minimamente del loro precedente incontro. Infine il bambino si ammala e muore e lei è sul punto di seguirlo. Solo a questo punto decide di raccontare all’uomo, in una lettera, questo amore estremo. Tale lettera verrà spedita da lei e quindi letta da lui, solo dopo la sua morte. La lettera è il tentativo disperato di comunicare non solo il suo amore, quanto la volontà di affermare la sua esistenza. È il grido di chi non è mai stato riconosciuto in vita e che desidera essere riconosciuta, almeno da morta. L’aspetto però più profondo del racconto è la totale solitudine che la circonda. Questa donna è immersa nel silenzio dell’invisibilità. Invisibile anche a sé stessa, non solo all’uomo.

Sono in giro per il mondo come una foglia al vento, o una nave in balia dei venti.
Stefan Zweig

Si sarebbe dovuto chiudere il 31 gennaio questo appassionante ciclo di rappresentazioni all’Eliseo Off. Noialtri eravamo lì, di pomeriggio, a testimoniare l’ultima replica inizialmente prevista. E invece Lettera da una sconosciuta andrà avanti anche nel mese di febbraio: si riparte il 9 e lo spettacolo resterà in scena fino al 28. Un segno eloquente, questo, di come l’interpretazione davvero intensa di Stefania Barca e l’accorta regia di Angela Bandini abbiano conquistato il pubblico del centralissimo teatro romano.
Nello spazio intimo e raccolto dell’Eliseo Off pare sul serio di stare nella triste stanzetta della protagonista, al momento fatidico della morte del bambino, con la lettura della famosa lettera che si fa da subito straziante. E così l’accurata cornice d’epoca ci ha immediatamente proiettato nel vortice delle rimembranze.

Innanzitutto il ricordo, divenuto un po’ evanescente col tempo, ma dall’immutata valenza espressiva, di una pietra miliare della Storia del Cinema: lo splendido melò girato nel 1948 Max Ophüls. Tale pellicola si ispirava ovviamente allo stesso racconto dell’austriaco Stefan Zweig, Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten), da cui è tratto lo spettacolo.
Cimentarsi con i classici non è mai compito facile. In questo caso ben due gli antecedenti, uno letterario e uno filmico, coi quali la regista dello spettacolo si è dovuta bene o male rapportare. L’impressione è che Angela Bandini abbia scelto una strada sobria, al limite quasi calligrafica nell’impronta rétro di scenografia e costumi, ma assai funzionale alla definizione di complessi stati d’animo e inquietudini di natura sociale, così da mettere a fuoco sia l’universo interiore della protagonista che il clima così peculiare dell’Austria di primo Novecento. In tal senso anche la pregnante interazione dialettica tra la recitazione di Stefania Barca e la voce registrata dell’uomo che ne legge la lettera, sbilenco intersecarsi di una sensibilità femminile spinta all’estremo e di un elemento maschile neutro, distante, distratto, diventa produttrice di senso.
Creata la cornice giusta, è poi l’incandescente interpretazione della stessa Stefania Barca a fare la differenza: grido d’amore disperato, resoconto dall’impatto emotivo fortissimo di una passione espressa senza alcun calcolo e fino alle estreme conseguenze, il suo monologo all’insegna dell’amor fou spaventa ed incanta al tempo stesso. Perché tanto in quello sguardo profondo, a tratti quasi spiritato, che nei momenti di dolcezza e malinconia, risplende l’essenza di uno spirito tormentato destinato a dissolversi per troppa generosità, per esser stato fedele ai propri sentimenti e aver agito di conseguenza, senza compromessi.

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