L’ESORDIO DI ALESSANDRO GENOVESE

Raccontato dall'autore stesso
“Proprietà degenerative della materia ed altre catastrofi” edito da Edizioni Effetto è il primo libro di Alessandro Genovese.
“Compravano, compravano, anche solo per capriccio! Bastava riempirsi le mani!”. Questo è un po’ il sunto del romanzo ed il suo focus.
Un libro dalla trama inaspettata, sorprendente ed ironicamente triste a tratti, qualcosa di estremamente fantasioso ma ricco di tantissimi simbolismi che si mescolano ai personaggi con sapienti pennellate, a volte divertenti, altre volte drammaticamente tristi e vicino a ciascuno di noi. Ci si ritrova a riflettere, sulle tragedie ed i guai del protagonista, Palmiro, che insieme ad altri particolari personaggi ognuno con una personalità unica, ci guida in un universo totalmente e  apparentemente scollegato alla nostra realtà  eppure mai  così simile e vero: tutti prede e schiavi di mille paure in cerca dell’ assoluta ed irraggiungibile felicità. Un libro in corsa verso il Premio Campiello, da leggere tutto d’un fiato, e che mi è piaciuto moltissimo.
Inoltre Alessandro Genovese  con Er fiore ortraggiato ha vinto il primo premio nella sezione A del concorso letterario “Vox Animae”. Ia poesia è dedicata a Daniela El Mimo (artista di strada e volto delle proteste in Cile, che è stata ritrovata impiccata dopo essere stata arrestata e  violentata lo scorso novembre),  una poesia contro la violenza sulle donne.
Ho avuto il piacere di intervistare l’autore.
– Alessandro questo è il tuo primo libro, e devo dire che per come è articolato e per lo stile ben definito e fluido non sembra affatto. Da cosa è nata l’idea di questo romanzo, cosa volevi comunicare?-
“Ho sempre trovato assurdo, addirittura  quasi comico, l’ossessione di molte persone di possedere  oggetti perché in realtà non sono parte di noi ma ne diventiamo irrimediabilmente  schiavi. Porto l’esempio di ciò che accade nei black friday; gente che si calpesta pur di accaparrarsi un oggetto! Questo, secondo me, è frutto dell’enorme  valore che assegniamo alle cose piuttosto che alle persone.”
– Palmiro è il protagonista di questa storia, hai mai incontrato qualcuno nella vita che te lo ricordasse,  c’è un po’ di te in lui?-
” Spero che non esista un personaggio del genere, anche se la realtà spesso supera la fantasia. Palmiro riunisce in se il male millenario dell’uomo,  l’avidità, e le paranoie e le aberrazioni dei nostri giorni: diffidenza, isolamento,  contraddizione, freddezza, calcolo, ipocrisia…
Io cerco di essere il suo esatto contrario!”
– Quando ho iniziato la lettura di questo libro la prima mia reazione è stata di sorpresa, perché i personaggi si incastrano fra loro insieme a tanti simbolismi. Dentro c’è tutto, è un micro cosmo, in cui mi sono ritrovata persino io. Ma tu hai saputo far sorridere, ma in maniera quasi triste e malinconica. Trovo che sia un compito difficile riuscirci, cosa ti ha ispirato, cosa è per te l’ironia? – 
” Ho letto più che ho potuto e mi sono scelto Maestri davvero bravi: Saramago,  Erasmo da Rotterdam, Calvino, Boccaccio, Bulgakov,  Garcia Marquez,  Camus, Sartre e tanti altri.
Da loro ho imparato che l’ironia, in me già innata, è una corsia preferenziale per l’autocrita e per trovare meno resistenza alle proprie idee da parte degli altri.”
– Aver trovato molti simbolismi ha suscitato in me interesse e curiosità, era questo lo scopo, o volevi comunicare attraverso di loro anche altro? – 
” Riconosco che i simboli aiutano  molto ad entrare nell’inconscio del lettore, sono parole capaci di aprire un mondo. Ho però imparato a dosarle per non generare confusione e per non appesantire la storia.
In ogni caso, questi simboli non possono avere una valenza  universale perché   ognuno li codifica in base al proprio vissuto. “
– Ho letto d’un fiato il romanzo, i personaggi sono talvolta descritti in maniera minuziosa, ancor di più i loro sentimenti e le emozioni che sono celate nelle battute. Le emozioni secondo te ci rendono fragili e quindi più vulnerabili oppure sono una forza in più? – 
” Contrariamente a quanto molti auspicano, l’ideale di uomo razionale tale rimane, un’idea. L’uomo vive di passioni e di sentimenti e credo che sia ormai ovvio, di prove ne troveremmo ovunque e in qualunque tempo. Certo mostrare le proprie  emozioni spesso ci costa molto ma il prezzo da pagare  sarebbe ancora più alto se le reprimiamo. E comunque, manifestarle ci rende molto più umani e veri. “
– Palmiro vive in una sorta di bolla sospesa nel tempo, dove esiste esclusivamente il presente nonostante i ritmi che gli scandiscono le attività giornaliere. Per te siamo un po’ tutti vittime del presente, incuranti di ciò che siamo stati, oppure secondo te ne siamo talmente consapevoli da volercene dimenticare per soffrire meno?-
” Ho riflettuto spesso sulla mia vita che a grandi linee non deve essere molto diversa dalla maggioranza e in quei momenti mi ha assalito la sensazione di percorrere un cunicolo sempre più stretto dove nel passato c’erano strade alternative che il timore di osare o precedenti esperienze negative mi ha precluso, mentre  il futuro è una via unica fatta da ciò che spero di diventare ma che difficilmente potrò percorrere perché le incognite sono tante e imprevedibili. Per questo tutti i nostri presenti andrebbero vissuti  in funzione dei passi che vorremmo compiere.”
– La descrizione fatta di Tebaldo, altro personaggio del libro, è molto minuziosa anche riguardo l’abbigliamento che è elegante, ricercato, grazie anche al fatto che lui è un ricco ereditiero. Per te il detto “L’abito non fa il monaco” quanto è vero e quanto da smentire in una società dove l’immagine rappresenta quasi tutto?-
-” Siamo accecati dai pregiudizi, questo è quasi superfluo ricordarlo, ma è un meccanismo di difesa così radicato che lo utilizziamo inconsapevolmente. Quando guardiamo una persona spesso gli prendiamo “le misure” e pensiamo: questo tizio mi sembra come/più/meno di me e ci comportiamo di conseguenza senza sapere assolutamente nulla di lui. Il “più “, spesso, è un oggetto di valore  che lui ha e noi no,  come il “meno” è uno che abbiamo noi e l’altro no.
Il “come” è raro.”
– Grazie per l’intervista! Concludo chiedendoti se stai già lavorando al tuo prossimo progetto e se si, se puoi anticiparci qualcosa. – 
” Sto lavorando a due storie ma le trame sono ancora vaghe e nebulose. Normalmente penso a una trama come una melodia in cui gli eventi dovrebbero susseguirsi in modo naturale ma che non siano scontati, e al tempo stesso che conservino una simbologia e una funzione narrativa. Questo richiede  tempo e tutta la mia creatività.
I temi di queste storie ancora in gestazione tratterranno la guerra e il razzismo, ma sempre con un “taglio” paradossale, amaramente ironico e critico.”
Marzia Bortolotti
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