PUFULETI: RAP SICULO-TEDESCO

Joe Space il nome d'arte scelto in Germania

È appena trascorso un Primo Maggio atipico: niente folla ai concerti, nessuna scampagnata con gli amici… insomma, non proprio la giornata che ci saremmo aspettati. Eppure, questo giorno surreale una sorpresa l’ha riservata perché direttamente dalla mia personalissima discover weekly di Spotify, emerge un rapper dal sound onirico, destrutturante, nostalgico.

Scopro Pufuleti, un giovane nato in Sicilia e trasferitosi in Germania durante i primi anni dell’infanzia. Immediatamente comprendo di essere davanti a un personaggio sui generis, Pufuleti, conosciuto in Germania con il nome di Joe Space, riesce a stupirmi a colpi di rime dal sapore nostalgico e visionario.  Si intitola “Catarsi Aiwa Maxibon” il suo album del 2020, secondo lavoro in italiano dopo “Tumbulata” del 2019. Rimango interdetto, non so cosa pensare di questo artista, una parte di me ne è già stanca, l’altra, più grande, già lo ama. Ascoltare Pufuleti significa ascoltare qualcosa che non significa, ma è. Riesce a catapultarti in atmosfere anni 90 che suonano quasi come un lamento, citando personaggi della tv e inventando un codice linguistico che si arrampica tra italiano, tedesco ed espressioni dialettali. Quello che arriva è un rap disordinato, disorientante, che suona come un flusso di coscienza.

In un panorama rap che tende sempre di più alla tanto vituperata trap, ritagliarsi credibilità proponendo nuove liriche rimanendo però fedeli alla vecchia scuola, non è da tutti. Pufuleti riesce a dare voce alla nostalgia, traendo frutto da ciò che da molti è visto come un limite: il non avere un’identità nazionale ben definita, o forse, al contrario, averne più di una.

Antonio Alberto Di Santo

 

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