IL RITORNO DI UNA COLORATISSIMA LADY GAGA

Più che un disco una manovra commerciale

LADY GAGA – CHROMATICA – INTERSCOPE RECORDS – 2020

Produzione: Lady Gaga, Tchami & Bloodpop

Titoli: 1) Chromatica I; 2) Alice; 3) Stupid love; 4) Rain on me; 5) Free woman; 6) Fun tonight; 7) Chromatica II; 8) 911; 9) Plastic doll; 10) Sour candy; 11) Enigma; 12) Replay; 13) Chromatica III; 14) Sine from above; 15) 1000 doves; 16) Babylon

 

Chromatica, ovvero la festa dei colori. E’ così che si presenta questo disco attraverso il video del primo singolo estratto, Stupid love, una sorta di “Fate l’amore, non fate la guerra”, in cui la nostra arriva, coloratissima soprattutto di fucsia, a mettere pace tra le tribù in conflitto.

L’ascolto dell’album, però, rivela che i colori sgargianti sono quelli dell’electro-pop che a Lady Gaga, sempre in cerca di copertine e sempre attenta a sbalordire in qualche modo (solo a tratti con delle trovate interessanti a livello strettamente musicale), tanto si addicono.

Fin dall’avvio di Alice, dopo la parentesi sinfonica di Chromatica I che avrà fatto rabbrividire i fans più datati, si avverte infatti che le sonorità sono puramente disco, in buona parte campionate. Le tracce sinfoniche sono 3, come a suddividire la “storia” in 3 capitoli, e nel terzo compaiono perfino dei violini, nelle intenzioni sembrano essere la “sigla” di ciò che si andrà ad ascoltare poi.

E’ la Lady Gaga degli inizi, che sgomita a suon di colori, maschere, travestimenti e suoni che si appiccicano bene in testa ma difficilmente supereranno la prova del tempo; vengono riesumate e assemblate in qualche modo insieme la disco degli anni ’80 e la house degli anni ’90, e neanche due illustri comparse, addirittura Sir Elton John per Sine from above e Araina Grande per Rain on me (non è quella degli Who, ci mancherebbe!), bastano a dare davvero un tono al risultato finale.

Le matrici rock della Signora Germanotta, che pur si erano avvertite nei successi di Born this way Bad romance, tanto per dare un paio di titoli, ma in parte anche altrove, sembrano completamente perdute, e allora andiamo a caccia di quello che a mio parere è da questo punto di vista il poco salvabile.

Ad esempio l’avvio di 911, che però non mantiene le promesse fino in fondo, una Replay buona nel suo contenuto un pò ipnotico, ma soprattutto Enigma, in cui si ritrova la voce un pò più tirata che conoscevamo, decisamente più rock; in qualche passaggio mi ha fatto pensare ai Depeche Mode. Forse l’unico pezzo di un certo piglio per chi ama il rock.

Per il resto è tutto kitsch, coloratissimo, meccanico, costruito in laboratorio (come il video) sotto una precisa strategia: stupire per forza! A Lady Gaga piace essere spudorata. Questo non per dire che sia un delitto, è una precisa scelta che probabilmente farà il suo tornaconto e quello di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, ma resta un peccato dal punto di vista artistico per quel che una grande performer come lei poteva offrire.

Alessandro Tozzi

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