Star Trek: Picard

Star Trek: Picard
Il ritorno del Capitano Picard

La serie di fantascienza Star trek, nata nel 1966 dall’idea di Gene Roddenberry, si è evoluta negli anni dando vita, dopo la serie classica, ad altre sette serie televisive; di queste, la più nota, nonché l’unica ideata dallo stesso Roddenberry è Star Trek: The Next Generation, ambientata 78 anni dopo, e in cui il capitano Jean-Luc Picard (Patrick Stewart) prende il testimone dall’amatissimo Kirk. Le avventure del nuovo Capitano si concludono sul grande schermo nel 2002 con il film La nemesi ed il sacrificio dell’androide ed amico Data per salvarlo. Ma cosa è successo dopo? Prende via da qui la nuova serie televisiva, in onda su Amazon Prime, Star Trek: Picard.

Vent’anni dopo quegli avvenimenti, ritroviamo l’ormai anziano ammiraglio Jean-Luc Picard nella tenuta di famiglia, lo Chateau Picard, dove si è ritirato dopo le sue dimissioni dalla flotta stellare, conseguenti agli avvenimenti (la revoca dell’aiuto promesso dalla Federazione ai profughi romulani in seguito alla distruzione del loro pianeta natale Romulus, a causa dell’attacco alla colonia terrestre sul pianeta Marte da parte di un gruppo di androidi ribelli) che portarono la Federazione a decretare il bando delle forme di vita artificiale. E sarà proprio la richiesta d’aiuto da parte di una misteriosa androide organica, Dahj Asha, a riportare Picard in azione. Dai suoi ricorrenti sogni precognitori, Picard giungerà a collegare Dahj al vecchio amico Data: scoprirà infatti che la rete neurale del vecchio amico androide è stata clonata nel corpo androide di Dahj; in un certo senso, Dahj è la figlia di Data, nel modo in cui una vita artificiale può averne una. L’aiuto di Picard non basterà a salvare la ragazza (il cui aspetto è decisamente umano), ma porterà l’ex capitano ad indagare sulla sua creazione, avvenuta per mano di Bruce Maddox, ed a scoprire che gli androidi ‘figli di Data’ venivano creati a coppie; Dahj ha dunque una gemella, Soji. Per salvarla, Picard torna nel suo elemento: lo spazio.

Non c’è più l’Enterprise, non c’è il suo equipaggio, ma un vascello non autorizzato e amici: gli ex membri della Flotta Raffi Musiker e Cristobal “Chris” Rios, la dottoressa Agnes Jurati (che con Maddox ha lavorato alla creazione della vita artificiale), cui si aggiungono durante il viaggio il romulano Elnor e l’ex drone borg Sette di Nove. I fan di Star Trek – The Next Generation, inoltre, ritroveranno anche, in un esteso cameo, il comandante Riker e la consigliera Troi. La metà finale è Coppelius, un mondo a misura di androide: qui Picard e i suoi compagni incontreranno Altan Inigo Soong, il figlio di Noonian Soong, il creatore di Data, che con Maddox ha dato vita ai ‘figli di Data’ e a tutte le vite artificiali presenti sul pianeta. Qui si snoderanno infine dubbi e certezze; l’opposizione radicale all’intelligenza artificiale della Tal Shiar (qui rappresentata dal romulano Narek) si contrappone al mondo pacifico di androidi costruito da Soong, mentre si avvicina il pericolo di un arrivo di sintetici altamente avanzati pronti a difendere i loro compagni androidi contro le minacce da forme di vita organiche.

Ed è qui, alla fine del viaggio, che troviamo l’essenza di Star Trek, quegli ideali descritti sin dagli albori da Roddenberry: un mondo pluralista ed interraziale, un futuro dove il potenziale umano possa realizzarsi in armonia. L’Utopia. Perché nella Federazione negli anni abbiamo visto luci ed ombre, lungimiranza e corruzione, per giungere alla conclusione che l’unico modo per realizzare il sogno di pace sia vigilare costantemente. Ora questa vigilanza è venuta a mancare, portando alla luce la parte più reazionaria; ci sarà la redenzione? Picard, nella sua saggezza, ci mostra la via. Non è una questione se la vita artificiale sostituirà la vita organica; Star Trek ci insegna che possono coesistere, traendo il meglio da entrambe. E che il futuro dell’umanità è nelle nostre mani.

Michela Aloisi

 

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