Il delitto Mattarella

Piersanti e il coraggio di opporsi

Il delitto Mattarella
Un film di Aurelio Grimaldi

Con Antonio Alveario, Claudio Castrogiovanni, Nicasio Catanese, David Coco, Francesco Di Leva, Donatella Finocchiaro, Lollo Franco, Sergio Friscia, Ivan Giambirtone, Leo Gullotta, Guia Jelo, Francesco La Mantia, Tuccio Musumeci, Tony Sperandeo, Andrea Tidona, Vittorio Magazzù
Durata: 97′
Distribuzione: Cine 1 Italia

INTRO: 6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto apparve anomalo per le sue modalità. Il giovane Sostituto Procuratore di turno, quel giorno dell’Epifania, sarà Pietro Grasso, futuro Procuratore Antimafia e Presidente del Senato. Le indagini saranno proseguite dal Giudice Istruttore Giovanni Falcone, che scoverà pericolose relazioni tra Mafia, Politica, Nar e neofascisti, banda della Magliana, Gladio e Servizi Segreti. Il film ricostruisce il clima politico che ha preceduto l’omicidio: protetto a Roma dal Segretario della DC e dal Presidente della Repubblica Pertini, Mattarella è totalmente avversato dai capicorrente siciliani del suo partito. Mattarella non disturbava solo gli equilibri in essere nella DC ma entrava a gamba tesa sugli affari e gli accordi tra politica e mafia, la quale, per l’omicidio Mattarella, si allea con l’estrema destra romana neofascista in cambio dell’evasione dal carcere Ucciardone del leader Concutelli. Ma l’omicidio Mattarella è anche la storia di una famiglia, di esseri umani, di valori e ideali perseguiti con sincero spirito di servizio e afflato solidale: aspetti che nel film hanno un ruolo centrale. Aurelio Grimaldi ripercorre quei tragici giorni con occhio attento e sensibile.

Poche sono le sale cinematografiche che hanno avuto la possibilità di riaprire, dopo la devastante esperienza del “lockdown”. Tanti, in compenso, sono i titoli di qualche interesse che abbiamo ritrovato al cinema; tra cui diverse produzioni italiane, il che in questo frangente ancora carico di preoccupazioni senz’altro ci rallegra. Si va dall’ottimo Buio di Emanuela Rossi al sorprendente e bizzarro Guarda in alto, diretto invece da Fulvio Risuleo. Ci fa poi doppiamente piacere che in questo frastagliato panorama abbia trovato spazio anche un solido, validissimo esempio di cinema d’impegno civile: Il delitto Mattarella di Aurelio Grimaldi.

Attenta alle ricostruzioni d’ambiente e spesso orientata verso temi scomodi, urticanti, che rappresentano ferite ancora aperte nel nostro tessuto sociale, altrettanto curata nella messa in scena e votata ad investigare da molteplici angolazioni la storia recente d’Italia, la filmografia di Aurelio Grimaldi rappresenta già da qualche decennio un bene prezioso. Vi abbiamo attinto con piacere in diverse occasioni. Da La discesa di Aclà a Floristella (1992), pellicola con cui esordì magnificamente, fino ai vari Nerolio (1995), Rosa Funzeca (2002) e L’educazione sentimentale di Eugénie (2005).
Negli ultimi anni Grimaldi è stato attivo soprattutto in ambito documentario, questo suo ritorno al cinema di finzione lo vede comunque alle prese con un soggetto impegnativo e dalle implicazioni quanto mai importanti: va da sé che l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica (che vediamo anche nel film, da giovane, impersonato da Francesco La Mantia), sia stato nel 1980 un episodio chiave del sanguinoso scontro tra mafia e società civile in Sicilia; uno scontro che ha coinvolto diversi rappresentati dello Stato, alcuni dei quali hanno perso la vita nel tentativo di stroncare le dinamiche malavitose, mentre altri hanno preferito scendervi a patti o farsi addirittura corrompere.

Leo Gullotta ne “Il delitto Mattarella”

Fondamentalmente classico, nella struttura drammaturgica ad incastri temporali, Il delitto Mattarella ha innanzitutto il merito di incuriosire progressivamente lo spettatore riproponendo con attenzione certosina le complesse dinamiche della vita politica siciliana, a partire dall’aspro confronto tra correnti e personalità di differente caratura morale della DC di allora. Tutto sorretto da un ottimo cast. Se è un convincente David Coco ad impersonare Piersanti Mattarella, si fanno altresì apprezzare le presenze di Donatella Finocchiaro, Francesco Di Leva, Leo Gullotta, Tuccio Musumeci e Tony Sperandeo. Con questi ultimi due in ruoli fondamentali, per la messa a fuoco del “teatrino democristiano” che finì per isolare il troppo onesto Piersanti, ossia quelli di Salvo Lima e Vito Ciancimino.
Bravi gli attori, non meno curata la confezione: diverse professionalità hanno difatti contribuito a rendere credibile ed avvincente la ricostruzione di Grimaldi, dalle musiche incalzanti del Maestro Marco Werba alla fotografia di Alfio D’Agata, ben calibrata sul paesaggio siculo e sui cromatismi altrettanto forti degli interni.

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