Guarda in alto

Un viaggio fantastico sui tetti della Città Eterna

Guarda in alto

Regia: Fulvio Risuleo

Con: Giacomo Ferrara, Aurélia Poirier, Ivan Franek, Lou Castel, Alida Baldari Calabria, Emilio Gavira

Il film di Fulvio Risuleo è del 2017, ma è stato fortunatamente riproposto recentemente al Cinema Madison di Roma; fortunatamente, perché la sua visione quasi onirica di una Roma inedita ed affascinante permette allo spettatore di guardare il mondo con gli occhi di un bambino e di perdersi in favole e racconti ormai lontani, dal paese delle meraviglie di Alice descritto da Lewis Carrol ai bimbi sperduti del Peter Pan di James Matthew Barrie e al giro del mondo in mongolfiera narrato da GiulioVerne.

Il protagonista di Guarda in Alto è Teco (il cui nome significa “con te”), un giovane assistente fornaio che, durante una pausa sigaretta sul terrazzo in cima al palazzo dove lavora, vede precipitare un gabbiano e si allontana dai due colleghi per andare ad aiutarlo. Inizia così, il suo viaggio sui tetti della Città Eterna, dove scoprirà una sorta di mondo parallelo, una diversa comunità con le sue regole e le sue abitudini: dai finti gabbiani, droni telecomandati contenenti reliquie fatti volare dalle suore di un convento, alla banda di bambini sperduti, dai viaggiatori in mongolfiera ai due gemelli naturisti che giocano a volano nudi, dall’anziano e singolare apicultore Baobab al nano fabbricante di razzi che manderà Teco sulla Luna. Se il viaggio al centro della Terra di Verne ci portava giù, nella profondità del nostro pianeta, quello di Risuleo porta Teco, e noi con lui, lassù in alto, mostrandoci Roma da una angolazione aerea tuttaffatto particolare, per arrivare sino alla Luna.

Un film poetico e naif, surreale e romantico; accompagnando Teco (interpretato da Giacomo Ferrara) a spasso sui tetti, “inseguendo una libellula sul prato” di battistiana memoria, ci si trova a tu per tu con un mondo fantastico, pieno di giardini segreti e di passaggi nascosti, e personaggi indimenticabili; un irriconoscibile Lou Castel nei panni dell’apicultore eremita Baobab, l’indomita Stella (una brava Aurélia Poirier) che si paracaduta direttamente da una mongolfiera nella vita del nostro eroe guidandolo (come la Stella Cometa) nelle tortuosità di questo strano mondo, la banda di bambini sperduti nascosti da maschere guidati dal Muto, un nano (lo spagnolo Emilio Gavira) che dietro la maschera si finge bambino anch’esso, per costruire un razzo pronto per essere lanciato nell’occhio della Luna, i due gemelli che vivono, nudi, sui tetti, e che porteranno Teco e Stella nel ritrovo di questa singolare comunità, dove l’attrazione principale è la corsa delle lumache. Da qui il nostro stralunato protagonista verrà portato via dal Muto, verso il suo vero destino: la Luna. Da semplice curioso del mondo, Teco si scopre prima esploratore e poi astronauta, trovando il suo posto in un mondo che gli era alieno, guardandolo prima dall’alto, un po’ come il Barone Rampante di Italo Calvino, poi entrandoci dentro come Alice nel paese delle meraviglie, per volare via, rapito dall’avventura, come nei libri di Verne.

Risuleo ha un occhio bohemienne e naif nel descrivere il viaggio del suo alter ego Teco, alternando splendidi panorami ed immagini di una Roma misconosciuta alla singolarità dei suoi personaggi, mentre le musiche originali del musicista sperimentale texano Sun Araw regalano una sonorità ipnotica alla storia; il risultato è un’opera sorprendentemente leggera e delicata, che al contempo arriva a toccare le corde dell’anima di chi ancora è capace di sognare.

Michela Aloisi

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