La Friggitoria Chantant

Vita, morte e soprattutto miracoli del Folkstudio

La Friggitoria Chantant (vita, morte e soprattutto miracoli del Folkstudio)
Ristoteatro Primo Piano
7 agosto 2020
Di: Marco Giannini, Mario Biondino
Con: Marco Giannini. Mario Biondin, David Marzi.

Intro: un appuntamento teatralmusicale per celebrare il 60nario dalla fondazione del mitico locale romano che ha lanciato grandi come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano, Ernesto Bassignano e tanti altri.

Eravamo quattro amici al bar… cantava Gino Paoli; sul palco estivo del ristoteatro Primo Piano, sotto la luce della luna romana nell’ampio cortile del locale, gli amici sono tre, due cantastorie ed il loro menestrello, a raccontare a modo loro la leggenda del Folkstudio.

Leggenda, si; perché lo storico locale, nato nel 1960 a via Garibaldi a Trastevere, nel cuore della Città Eterna, nello scantinato che era lo studio di un pittore, è esistito davvero: ma il microcosmo che si è creato attorno ad esso rappresenta appunto la leggenda, il mito della scuola romana cantautorale, incarnato dai 4 Giovani del Folkstudio, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Ernesto Bassignano e Giorgio Lo Cascio.

Tutto è iniziato nello studio del pittore e musicista afroamericano Harold Bradley; luogo di incontro di pittori e musicisti, divenne prima “circolo culturale” e si trasformò poi in un vero e proprio locale per ascoltare musica. Narra la leggenda (ma è realtà) che qui si esibì anche, di fronte ad una quindicina di persone, un misconosciuto Robert Zimmermann di passaggio a Roma; la prima esibizione italiana di quel che diverrà il grande Bob Dylan. Quando, nel 1967, Bradley tornò in America, la direzione del locale passò ad un chimico, Giancarlo Cesaroni, che intensificò la presentazione di nuove proposte musicali, curando anche i rapporti con la stampa e creando una propria etichetta discografica negli anni ’70, la “Folkstudio”. Lo storico “passaggio del testimone” è diventato il simbolo del locale: una mano bianca che stringe una nera, a rappresentare il passaggio del testimone da Bradley a Cesaroni. Negli anni, il Folkstudio ha cambiato diverse sedi, per approdare all’ultima, a due passi dal Colosseo, in via Frangipane; qui, dopo
la scomparsa di Giancarlo Cesaroni nel 1998, il sogno si interrompe. Ma la leggenda continua a vivere nei cuori di chi il Folkstudio l’ha vissuto, sopra o sotto il palco.

Ed ecco, in una calda estate d’agosto, che tre artisti, romantici e nostalgici, riescono a sintetizzare in un’ora di spettacolo la storia del Mito; ma soprattutto, a farlo rivivere. Ad accogliere il pubblico, un inedito Marco Giannini, noto soprattutto come stand up comedian ed improvvisatore teatrale, ma attore a tutto tondo, che qui si mette a disposizione del suo sogno: raccontare il Folkstudio, appunto; e lo fa con professionalità ed assoluta passione. Accanto a lui, l’altrettanto bravo Mario Biondino; insieme, i due attori danno vita, con battute e dialoghi in equilibrio tra sogno e realtà, ai personaggi veri della storia: Bradley, Cesaroni, Venditti, De Gregori, Bassignano, Lo Cascio. Completa il quadro David Marzi, che con un microfono ed una chitarra ricorda i musicisti che al Folkstudio sono artisticamente nati o che da li sono passati, a partire proprio da Dylan, passando per la Signora Aquilone di De Gregori e il Rino Gaetano di I love you Marianna. Insieme, i tre artisti sono riusciti a ricreare, in una calda serata romana, il magico spirito del Folkstudio; quello cantato dall’Arlecchino di De Gregori:
“Fiori falsi e sogni veri tra gli eroi della friggitoria Chantant
Grazie, ho già mangiato ieri, un sorriso stasera basterà
Arlecchino è già sul filo, la gente vuol vedere cosa fa
E il filo corre sopra la città
E tutto il mondo è tutto qua.”

Michela Aloisi

More from Redazione Sul Palco

PSICHE E DOPPIA PANNA

Psicologia al gusto di castagna
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.