BRYAN ADAMS, QUATTORDICESIMO CAPITOLO

Il solito buon livello senza sorprese

BRYAN ADAMS – SHINE A LIGHT – Polydor – 2019

Produzione Erik Heinkamp

Titoli: 1) Shine a light; 2) That’s how strong our love is; 3) Part Friday night, part Sunday morning; 4) Driving under the influence of love; 5) All or nothing; 6) No time for love; 7) I could get used to this; 8) Talk to me; 9) The last night on Earth; 10) Nobody’s girl; 11) Don’t look back; 12) Whiskey in the jar

 

Quattordicesima uscita studio per il rocker canadese Bryan Adams e nulla di nuovo, nel bene e nel male, ma soprattutto nel bene, perchè la sicurezza che ci offre il nostro è già un capitale non da poco.

Alla soglia dei 60 anni resta sempre solida la sua voce calda, sia nell’interpretazione delle immancabili ballad, soprattutto Talk to me, dominata dal piano, ma anche Nobody’s girl Don’t look back che accompagnano l’album alla fine, salvo poi chiudere con Whiskey in the jar, classico dei Thin Lizzy riproposto da moltissimi artisti tra cui i Metallica, sia anche nelle venature più rock, come Driving under the influence of love (nonostante un solo di pianoforte), o soprattutto una All or nothing che fin dall’attacco fa pensare agli Ac/Dc.

L’equilibrio giusto tra le due componenti sembra essere raggiunto nei primi due brani del disco, l’omonimo Shine a light con la collaborazione di Ed Sheeran e la successiva That’s how strong our love is, in cui Bryan Adams duetta con Jennifer Lopez; di sicuro non mancheranno gli spazi radiofonici. Questi due pezzi, ad un ascolto ignaro, potrebbero già sembrare pezzi datati e consolidati targati Bryan Adams.

Potrebbe essere auspicabile qualche chitarra in più per i cultori del rock, o qualche dolcezza in più per il pubblico più “tenero”, ma questo è Bryan Adams da sempre, un accettabile compromesso grazie alla sua voce sempre spendibile e credibile in entrambe le vesti, a dispetto anche di un aspetto mai eccessivo: basti ricordare che non ha mai portato capelli lunghi, nenache negli anni in cui questi erano praticamente un segno distintivo del rock.

Disco dunque di poche pretese come di consueto, soprattutto intrattenimento, per metà destinato ad accontentare il mercato e per metà i più intransigenti del rock più autentico, ma sempre in linea con la produzione precedente firmata Bryan Adams, un artista se vogliamo prevedibile ma che non ha mai mostrato cedimenti.

Alessandro Tozzi

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