Ocean to Sky

In pellegrinaggio lungo il fiume sacro

Ocean to Sky
di Michael Dillon

Sir Edmund Hillary, primo uomo a scalare l’Everest, distrutto dalla tragica ed inaspettata morte della moglie e della figlia in un incidente aereo, decide di iniziare una nuova avventura insieme al figlio e ad una squadra di amici esperti: risalire il fiume Gange dalla foce alle sorgenti himalayane del sacro fiume.

From Ocean to the Sky è il film documentario del 1979 che raccoglie lo straordinario materiale a colori filmato durante la spedizione; lo stesso regista, Michael Dillon, ha recuperato nel 2019 quel materiale per farne una versione totalmente nuova: Hillary: Ocean to Sky, infatti, non è solo il documentario di un’impresa epica, ma soprattutto un ritratto intimo di Sir Edmund, raccontato dal figlio Peter e dai suoi compagni d’avventura.

Siamo nel 1977, 25 anni dopo l’epica impresa dell’Everest (avvenuta nel 1953); il neozelandese Hillary ha 57 anni e ha da poco perso tragicamente l’amata moglie Louise l’adorata figlia Belinda in Nepal. Parte così per una spedizione impossibile: risalire il Gange con i jet boats creati dal connazionale William Hamilton, un viaggio lungo 2500 km durato 3 mesi. Con Hillary, un gruppo di 17 persone, tra cui il figlio Peter, Mike Dillon, autore delle riprese, e molti amici: Jon Hamilton, figlio dell’inventore del jetboat, il ‘santone’ Jim Wilson, Mike Gill, Waka Attewell, presenti nel film anche in interviste recenti.

La spedizione, a bordo di 3 jet boat, Ganga, Air India, Kiwi, diventa ben presto un autentico pellegrinaggio lungo il sacro fiume Gange, seguito da un’intera nazione che considera Hilllary alla stregua di un dio. La ricostruzione dell’epica avventura è emozionante e suggestiva; dalla puja, la benedizione per l’equipaggio e gli stessi boat ricevuta alla partenza ed a metà del viaggio, alle pericolose rapide affrontate durante la navigazione, dai contrasti tra le metropoli e i piccoli villaggi dell’interno del Paese, dalle folle adoranti che cercano di toccare i piedi di Hillary per acquisirne le qualità di intelletto, conoscenza e forza all’ospitalità estrema dei piccoli villaggi disposti a sacrificare una parte dei loro campi coltivati per permettere l’accampamento della spedizione. Fino alla delusione quando il viaggio a bordo dei jet boat deve necessariamente concludersi per proseguire a piedi fino alla cima dell’Akash Parbat nel Gange superiore.

L’ultima parte del viaggio risulta così meno epica, quasi doverosa, mentre, arrivati all’Akash Parbat, lo stesso Edmund, per accelerare l’ascesa, viene colpito da edema cerebrale dovuto all’alta quota. L’inedito e commovente resoconto del suo salvataggio, la corsa contro il tempo per riportare Hillary a valle riducendo cosi la pressione sul cervello, ci mostra qual è il vero significato dell’amicizia e soprattutto dell’essere una squadra, unita nell’azione come un sol uomo. Se Sir Edmund Hillary sarà ricordato principalmente come il primo uomo a scalare l’Everest, l’epica spedizione pellegrinaggio lungo il Ganga rimarrà sempre nei cuori dei suoi partecipanti e di chi ha visto questa splendida testimonianza.

Michela Aloisi

 

 

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