IL RITORNO ALLE ORIGINI DEI BLUES PILLS

Sempre più chiara l'identità del gruppo

BLUES PILLS – HOLY MOLY! – Nuclear Blast – 2020

Produzione: Zack Anderson, Elin Larsson & Andrè Kvarnstrom

Formazione: Elin Larsson – voce; Zack Anderson – chitarre; Kristoffer Schander – basso; Andrè Kvarnstrom – batteria

Titoli: 1) Proud woman; 2) Low road; 3) Dreaming my life away; 4) California; 5) Rhythm in the blood; 6) Dust; 7) Kiss my past goodbye; 8) Wish I’d known; 9) Bye bye birdy; 10) Song from a morning dove; 11) Longest lasting friend

EP Bliss: 1) Bliss; 2) Astral plane; 3) Devil man; 4) Little sun

 

I Blues Pills, in virtù dell’indemoniata voce di Elin Larsson, si sono imposti all’attenzione mondiale qualche anno fa con l’EP Bliss, qui allegato come bonus cd, promuovendolo in vari festival estivi: 4 pezzi in cui sembrava di riascoltare i Led Zeppelin (o i Rival Sons, se vogliamo restare sui tempi moderni) con una nuova Janis Joplin al microfono. Un blues-rock dal sapore anni ’70 ma attualizzato alle moderne sonorità, corpose e piene.

In effetti i primi tre brani promettono questo: l’opener Proud woman quelle ruvidità si fondono ottimamente con la componente soul, ribadendo la tradizione delle aperture con brani a contenuto “femminista”, dopo High class woman contenuto nel debut-album Blues Pills del 2014 e Lady in gold del successivo omonimo secondo album. Un sound fresco ed autentico. Anche la susseguente Low road, con la sua velocità, e il terzo brano in tracklist, Dreaming my life away, strizzano evidentemente l’occhio alla psichedelia a tinte più rock a cavallo tra ’60 e ’70.

Forse è questo il meglio del disco: seguono due lenti, California dominata dal piano e che non sembra valorizzare il timbro vocale aggressivo della vocalist, e la lamentosa Dust, forse un pò troppo cupa, ma polverosa e comunque meritevole di attenzione grazie all’interpretazione della Larsson, che ben si dimena tra quiete e tempesta mentre il resto della band ulula, ognuno col proprio strumento; per fortuna i due pezzi sono intervallati dalla forsennata Rhythm in the blood.

Tra gli episodi più quieti, comunque, si salva a mio avviso proprio Dust, anche rispetto ai successivi Wish I’d known, troppo melodica per un timbro vocale simile, e la conclusiva Longest lasting friend, nonostante le capacità della Larsson non siano mai in discussione.

Mancano vortuosismi chitarristici particolari, complice la partenza di Dorian Sorraux, rimpiazzato alla chitarra dal cofondatore Zack Anderson, nei primi due album bassista.

Il singolo Kiss my past goodbye, per quanto per forza di cose più orecchiabile, evidenzia le capacità di tutta la band, non solo della Larsson al microfono, che pure non eccede in cattiveria, ma la fa ben trapelare.

L’ultimo picco si raggiunge con Bye bye birdy, un crescendo continuo dal sapore antico (sembra di ascoltare l’attacco di No one came dei Deep Purple) che trasonda poi in una seconda parte sussurrata e a tratti sensuale.

Un album che, pur non facendo gridare al capolavoro, conferma delle certezze sui Blues Pills, e non è poco.

La chicca di questa special edition, poi, è il bonus cd Bliss, proprio quello che ha innescato la bomba qualche anno fa. Piacevole riascoltare i nostri con qualche asperità in più, come le chitarre ruvide e grezze di Astral plane, o i ritmi perversi e trascinati di Devil man, introdotta da una sorta di vocal solo; un pò meno “professionisti”, insomma, ma che lasciavano comunque intuire tutte le loro potenzialità.

Alessandro Tozzi

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