Il gusto del sake

La poesia di Ozu

Il gusto del sake
di Yasujiro OZU, Giappone 1962

Sulla nuovissima piattaforma Fareastream, anche un classico del cinema giapponese: Il gusto del sake, di Yasujiro Ozu. Il film, del 1962, l’ultimo prima della sua morte, è considerato il testamento del grande regista, ed è una riflessione malinconica ed ironica sullo scorrere del tempo. La storia nasce da un incontro tra tre ex compagni di scuola di mezza età, Kawai, Horei e Hirayama, ed un loro anziano insegnante, su cui si sviluppano le singole storie personali.

La principale è quella di Hirayama, vedovo con tre figli, di cui uno, Koichi, sposato, mentre gli altri due, Kazuo e la bella Michiko, vivono ancora a casa. Michiko, pur in età da marito, sembra preferire rimanere a casa ad occuparsi del padre, che accetta di buon grado la cosa, ma l’incontro con l’anziano ex insegnante, a sua volta vedovo e con una figlia non sposata che si occupa di lui, gli farà vedere la situazione in modo diverso. In un intreccio sottile, Ozu ci descrive il rapporto d’amicizia tra i tre ex compagni, il matrimonio di Horie con una ragazza molto giovane, la disperazione dell’insegnante che si sente in colpa per aver condannato la figlia all’infelicità, i primi passi della vita coniugale tra Koichi e sua moglie, i sentimenti della giovane Michiko.

Il gusto del sake (ma la traduzione corretta sarebbe il sapore della costardella) non avrebbe dovuto essere l’ultimo film di Ozu, scomparso prematuramente, ma racchiude gran parte del suo fare cinema; il matrimonio come perno centrale, intorno a cui ruotano il rapporto tra padre e figlia, l’aiuto reciproco tra genitori e figli come punto fermo della società umana, la vita coniugale tra giovani sposi, ma anche l’amicizia, il fallimento delle proprie ambizioni, i tempi che cambiano: l’emancipazione femminile che si fa strada mentre crescono consumismo e tecnologia, l’evoluzione di un’identità nazionale profondamente ferita dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Girato in un elegante bianco e nero (ma la versione sulla piattaforma è quella rimasterizzata a colori), la macchina da presa si sposta dall’ufficio di Hiroyama a casa, dalla sala da tè dove i tre amici si ritrovano a bere sake al quartiere dove vive l’anziano insegnante, dalla stazione dei treni al moderno appartamentino di Koichi. Tradizione e progresso si intersecano in un tutt’uno imprescindibile, dando vita sullo schermo a quella che è la doppia anima del Paese del Sol Levante.

Michela Aloisi

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