SITUESCION, TERZA EDIZIONE ALL’ESPRESSIONE

Dedicata stavolta ai monologhi cinematografici

SITUESCION OLLIVUD EDISCION a cura dell’Associazione Culturale L’Espressione

Roma, 21 febbraio 2021

 

Angelo Tuti e Sabrina Di Stefano dell’Associazione Culturale L’Espressione si sono superati: oltre alla varie attività che vi invito a scoprire attraverso la pagina Facebook, dopo 2 edizioni di Situescion, già sofferte in quanto realizzate in tempi di Covid, annunciano la terza in una sorta di anello di congiunzione tra cinema e teatro. Non più semplici monologhi teatrali o cabarettistici, ma stavolta interpretazione di monologhi tratti da film.

L’idea trova come sempre 8 interpreti che aderiscono con entusiasmo, nonostante la modalità a distanza, l’unica al momento praticabile, che toglie senz’altro buona parte di emozione e di calore, ma è tutto ciò che resta a chi vuol nutrirsi di queste forme d’arte. Come sempre decide il voto di una giuria di ospiti (stavolta a distanza) e al vincitore va un premio monetario.

Vengono dunque riproposti monologhi famosi del cinema, in qualche caso molto fedelmente, in altri casi con un minimo di personalizzazione, dunque un plauso a priori ai magnifici 8 già per il coraggio, nel confrontarsi con veri e propri mostri sacri.

Non guasta di certo la consueta ironia dei due padroni di casa, che si alternano nel presentare i concorrenti sfottendo e sfottendosi.

Apre le danze Otto Passerotto con quel bellissimo passaggio sulla poesia di Roberto Benigni tratto da La tigre e la neve del 2005. Una versione molto fedele all’originale, un pò meno scalmanata anche a causa del limitato raggio d’azione.

Segue Sara Mattacchione, di nero vestita, con un monologo tratto da Will hunting – genio ribelle del 1997, nel ruolo che fu di Robin Wlliams, profonda e coinvolgente.

Poi Vittorio Aliotta, nell’interpretazione di quel Tom Hanks da Philadelphia del 1993, con tanto di camice ospedaliero e bastone, mesto, dimesso ma non rassegnato, nel suo ascolto dell’opera.

Vanessa Cicala si cimenta nientemeno che con Woody Allen (Basta che funzioni del 2009), nel suo personaggio perfino più acido e scontroso dell’originale, con uno dei monologhi più personalizzati.

Poi è tempo di romanità, seppur molto garbata: Francesco Merolle si veste da Carlo Verdone, quello di Manuale d’amore 2 del 2009, molto calzante, uno sfogo simile all’originale impreziosito dall’imponente presenza fisica.

Si torna al femminile (sempre mantenuta una costante alternanza uomo/donna) con Beatrice Poti, che con un parruccone rosso rame diventa l’Antonia San Juan di Tutto su mia madre del 1999; sensuale ma non solo, anche molto graffiante nella sua interpretazione.

Torna Robin Williams, stavolta quello di Patch Adams 1998, impersonato da Mauro Flagelli, tutto d’un pezzo ma sontuoso anche senza eccessiva esternazione.

A chiudere Maria Laura Moraci, che ci riporta indietro di 80 anni, precisamente al 1940 con l’interpreazione di un gigante molto più datato, Charlie Chaplin, profonda come già ammirato in precedenti occasioni.

Dopo qualche minuto di attesa, comprensibile a causa del voto a distanza, la vittoria è andata a Vanessa Cicala, mentre Antonella Voce, attrice e cantante dall’impressionante curriculum e nell’occasione giudice speciale che ha deliziato la platea decantando con grande cipiglio dei versi di Alida Airaghi, assegna una menzione speciale a Mauro Flagelli.

Finale in allegria e purtroppo tutti a casa causa incombente coprifuoco, ma un grosso applauso ai ragazzi dell’Espressione e a tutti gli intervenuti per esserci stati. Sempre e comunque. Nonostante tutto!

Giancarlo Marmitta

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