Semi d’Irlanda fioriscono a Bergamo

Dal Cork IFF al BFM una spumeggiante e variegata rassegna di corti irlandesi

Della nutrita rassegna cinematografica presentata alla 39a edizione del Bergamo Film Meeting fa parte anche una interessante selezione di cortometraggi irlandesi, selezionati per BFM dai programmer del Cork International Film Festival, il più antico festival cinematografico d’Irlanda. Sette storie, sette diversi sguardi sulla vita e sul mondo; dalla quotidianità alle leggende sui vampiri, dalla pandemia alla realtà virtuale, la visione irlandese è a 360°.

“Ballast” di Jesse Gilbert

In 4×4 di Aisling Malone, due sorelle si confrontano mentre si occupano delle faccende della fattoria di famiglia; Hanging over the Atlantic di Fionn Walshe racconta, senza parole ma solo con le immagini, la difficile vita sull’isola di Dursey, collegata al resto dell’Irlanda e del mondo solo da una funivia; in Ballast di Jesse Gilbert un uomo solo costruisce un pallone aerostatico per sfuggire al dolore della sua esistenza; Flicker, regia di Luke Daly e Nathan Fagan, ci mostra uno scorcio di vita di giovani ragazzi: Danny viene aggredito in discoteca ma continua la sua vita fingendo di non aver subito lesioni.

Mi ha colpito per la visione non comune di un soggetto tipico Afterlife di Daniel Butler: una divertente storia di vampiri con risvolti interessanti. Joe, sposato con un figlio ma infelice nella routine quotidiana, viene morso da un vampiro e si risveglia in una bara alle pompe funebri; il becchino è il suo singolare amico Bruce, che lo spinge verso una nuova vita. Un horror comico che affronta la difficoltà delle famiglie moderne, l’incapacità di crescere ed affrontare i problemi del quotidiano, ma lo fa con humor e dando una soluzione originale ed insolita.

Nel ben congegnato Algorythm di Edwina Casey ritroviamo invece tracce di Matrix; in una città asettica, vuota, Al viene scambiato per uno stalker da una giovane donna. Ma chi la segue è un uomo del tutto simile a lui. Un chiarificatore tête-à-tête spingerà Al a mettere in discussione la sua identità e lo spettatore a chiedersi se sia realtà o realtà virtuale. Qual è la differenza tra uomo e programma? Al come Neo si è risvegliato dal suo sonno in un mondo che non esiste? Stiamo tutti vivendo in una Matrix? La nostra vita è solo un algoritmo?

Ho lasciato per ultimo il cortometraggio più attuale e vero, una sorta di documentario sentimentale che con delicatezza affronta questo periodo di paure ed incertezze: infatti di pandemia si parla in How to Fall in Love in Pandemic di Michael-David McKernan; diario di viaggio di un amore nato per caso, un incontro destinato forse a rimanere una breve avventura che una convivenza forzata causata dallo scoppio della pandemia ha trasformato in storia d’amore. Michael-David vive a Dublino, Mimi a Chicago; entrambi registi, complice un match su Tinder, si incontrano e passano insieme giorni piacevoli a Chicago. Mimi decide poi di raggiungere Michael-David a Dublino, per vivere altri momenti felici; ma a quel punto, la crisi pandemica blocca i viaggi aerei e i due rimangono bloccati insieme. Una casa in campagna e una deliziosa cagnolina, Myla, faranno da cornice ad un precoce inizio di vita a due inaspettata e sorprendente. Un racconto narrato dagli smartphone, una delicata storia d’amore che ci mostra come anche nei momenti più bui può splendere il sole. Una luce di speranza che solo l’amore può accendere.

Michela Aloisi 

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