IL SANGUE DI SAN GENNARO

Sandor Marai e la sua esperienza napoletana

SANDOR MARAI – IL SANGUE DI SAN GENNARO – Adelphi eBook – 2021

 

Dopo aver abbandonato l’Ungheria martoriata dal recente passato nazista e dal presente bolscevismo, nell’attesa di raggiungere gli Stati Uniti, Sándor Márai soggiornò con la moglie a Napoli dal 48 al 52. Dalla sua esperienza napoletana è nato questo romanzo diviso in due parti. Nella prima riproduce, con cura dei dettagli, la condizione d’inerte impotenza di un’umanità fiera e rassegnata, che trascina la propria esistenza nella perenne attesa di una opportunità. Una comunità tenuta insieme dai leggiadri attributi di una comune attitudine a svolgere il proprio lavoro con la scanzonata naturalezza di chi crede ormai solo all’imminenza di un miracolo. Lo scrittore ungherese, riflettendo sulla disarmante materialità che vige nella società napoletana sopravvissuta alla guerra, a millenni di guerre e di invasioni, vede nel Miracolo di San Gennaro una possibilità di redenzione, descrivendo la fenomenologia del miracolo facendola rientrare in un ordine di senso più ampio – l’uomo che intende migliorare, redimere e salvare il mondo.

Nella seconda parte, la sua narrativa si snoda attorno al tema dell’identità dello straniero. Marai analizza le ragioni della tragica morte di un esule attraverso gli intensi dialoghi tra un agente di polizia, un frate e la misteriosa convivente del deceduto. Il soggiorno napoletano coincide con uno dei momenti più tragici per l’autore ungherese, intellettuale sradicato dall’ambiente sociale e culturale da cui proviene, a causa del suo volontario esilio. Il romanzo è infatti contrassegnato da inquietanti interrogativi sul diritto di ogni uomo ad avere una patria, un’identità.

Le descrizioni dell’umanissima realtà napoletana degli anni 40 hanno dello straordinario: «Per i vicoli di Napoli, ogni pomeriggio. Nei dintorni di San Biagio dei Librai. Abitano tutti qui: Benedetto Croce, il vescovo, i principi, in mezzo al lerciume, in palazzi pericolanti. Ed è qui che abita il popolo napoletano. Uomini di ogni classe e di ogni condizione mangiano e bevono le stesse cose, la pensano alla stessa maniera, sognano allo stesso modo. Sono tutti uomini mediterranei. Non tanto italiani, quanto piuttosto mediterranei. È questo il loro stato sociale». Ma chi pensa di trovare nelle parole di Márai commiserazione o, peggio, la constatazione della decadenza di un popolo, si sbaglia: lo scrittore ungherese è infatti convinto che proprio in questa diversa concezione della vita, capace di annullare le distinzioni sociali, si crei il presupposto per un fenomeno superiore a ogni esperienza intellettuale così come alle comuni esperienze spirituali: il miracolo. Il miracolo va invocato, con un ottimismo che conserva in sé una sorta di predisposizione fideistica.

Antonio Alberto Di Santo

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