Lock Town di Antonio Benedetto e Fabio Campo

In concorso ad Indiecinema Film Festival, nella sezione cortometraggi

Nell’Italia spettrale del lockdown le città sono prive di vita. Non ci sono famiglie a spasso, non ci sono auto per le strade, tutti sono forzatamente confinati in casa. Per la maggior parte della cittadinanza questo è un grave problema, una limitazione dolorosa della libertà. Inoltre, durante le lunghe ore in cui le giornate si trascinano, trovarsi qualcosa da fare è sempre più difficile.

Ma non tutti soffrono realmente questa reclusione coatta. Per qualcuno, magari per qualche delinquente evaso, questo tetro periodo è addirittura l’ideale. Cosa c’è di meglio, quando si deve rimanere nascosti in casa, di un momento in cui tutti lo sono? Passare inosservati, a questo punto, è quanto di più semplice possa esserci. Achille (Fabio Campo) è proprio uno di questi, celato alle forze dell’ordine dalla sua ex amante (Claudine Tissier), ben felice di aiutarlo. Ma c’è da mettere in conto la convivenza, ovviamente, perché durante il lockdown, per superare la noia, si possono trovare le occupazioni più svariate, purtroppo alcune davvero troppo irritanti da tollerare. E Achille non è un criminale qualsiasi, come presto apprendiamo dallo stesso protagonista, inquietante voce narrante di questa storia crudele.

Breve ma memorabile cortometraggio di Antonio Benedetto e Fabio Campo (quest’ultimo, come detto, anche nei panni del sinistro fuggitivo), è un’opera dall’interessante premessa e dal finale a sorpresa e si tratta dell’ennesima, azzeccata scelta nella programmazione del Festival di IndieCinema, trasmesso interamente in streaming durante questa sua prima edizione.

Girato tra l’aprile e il maggio del 2020, dunque durante il reale, primo lockdown che ha attanagliato il mondo, questa buio episodio è uno sprazzo di malvagità su uno sfondo che è già da brividi.

L’attenzione della regia ai dettagli, ai gesti gelidamente misurati, ci restituiscono esattamente il carattere glaciale di Achille, un uomo solo apparentemente innocuo. Accompagnati dalla musica di Gloria Gaynor, durante le celebri note di un titolo speranzoso come “I Will Survive”, veniamo sorpresi dalla reale natura del pericoloso ospite della donna che, senza preoccuparsi più di tanto, danza spensierata nel suo salotto. Dopo l’ormai famoso discorso del Presidente del Consiglio Antonio Conte, quello che ci annunciava l’inizio della nostra nuova clausura, le abili inquadrature ci conducono fra le anguste mura dell’abitazione dove ha trovato rifugio Achille e, in pochi minuti, ne conosciamo l’animo oscuro, beffati dal suo cinismo e colpiti dalla sua natura spietata. Un ottimo lavoro da parte dei due autori visto che, nel momento in cui i titoli di coda prendono a scorrere, lo spettatore sente subito il desiderio di sapere di più su questa angosciante vicenda. Speriamo sia solo il prologo. E difatti ci è stato riferito che gli autori, successivamente, hanno cominciato a lavorare sugli sviluppi del così fosco racconto. 

Massimo Brigandì

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