SE SO’ ROSE… NUN SO’ MARGHERITE

Come riflettere sulla pandemia tra una risata e l'altra

AVIO FOCOLARI – SE SO’ ROSE… NUN SO’ MARGHERITE

Regia Avio Focolari, aiuto regia Maria D’Alessandro

Con Armando Giacomozzi, Claudio Emiliani, Daniela Rosci, Maya Pensavalle, Marcello Galletti, Veronica Maria Genovese

Musiche Davide Pistoni

Fonica e luci Fabio Massimo Forzato

Coreorafie Eleonora Pedini

Roma, Teatro 7 off, dal 13 al 24 ottobre 2021

 

Il primo spettacolo che personalmente vedo in cui il protagonista assoluto, suo malgrado, è… il Covid-19!

Armando (Giacomozzi), Marcello (Galletti) e Claudio (Emiliani) sono tre senzatetto che “alloggiano” sotto un ponte nel centro di Roma e un bel giorno, anzi un brutto giorno, sentono improvvisamente svanire tutti i rumori tipici della città che si risveglia: niente vocìo, niente traffico, piazza soprastante deserta.

Si domandano cosa sia accaduto e vengono a sapere della pandemia e del conseguente lockdown attraverso Margherita (Daniela Rosci), una signora che abitualmente scende lì sotto per accudire dei gatti.

Superato l’attimo di incredulità, gli attori danno il meglio di sè nell’interpretazione dei rispettivi personaggi, grazie anche alle trovate sceniche dell’autore e regista Avio Focolari, che introduce lo spettacolo con un breve preambolo e deliziando la platea con un paio di brani eseguiti alla chitarra e col fischietto che lo ha reso celebre.

Si susseguono le varie opinioni che gli interpreti si sono fatti della pandemia: chi non ci crede assolutamente (Marcello), chi ci crede troppo (Claudio, che prima di finire in rovina era un docente universitario), chi ci crede pure ma non può fermare la sua vita perchè ha appena compiuto 18 anni (Marinella, figlia di Margherita, interpretata da Maya Pensavalle), oltre a posizioni più o meno intermedie o dubbiose degli altri.

Lo spettacolo, con questo titolo e col ricorrente tormentone a parodiare il famoso proverbio, è sempre di grande ritmo e con vari momenti umoristici, e si distingue anche per gli stacchetti musicali, in cui i personaggi se la cavano benissimo anche al cantato e alle coreografie di Eleonora Pedini, a cominciare dal vocione, in alcuni passaggi quasi baritonale, di Daniela Rosci, abilissima anche in una sorta di “parodia della parodia”, con un personaggio che balla sapientemente dal (finto) drammatico al comico.

Il proverbio viene storpiato non per ignoranza, ma per reale convinzione: i tre derelitti non vedono futuro, perciò queste rose mai fioriranno, e dunque se non sono rose… saranno margherite!

Molti i motivi, tra una risata e l’altra, di riflessione, non solo sul Covid, ma sul senso della vita in generale, sui valori dell’amicizia tra i tre personaggi maschili, nata dalla comune miseria, e anche dell’amore infranto di Ada (Veronica Maria Genovese), i sogni di Marinella, adolescente in una fase di contestazione quasi apatica, e la saggezza di mamma Margherita.

Personaggio volutamente più plateale, per parlantina e ampiezza dei gesti, proprio quello di Ada, prostituta suo malgrado, sedotta e abbandonata dopo i sogni giovanili.

Ma risultano molto ben configurati tutti i personaggi, merito indiscusso della regia di Avio Focolari e della bontà del suo testo: il riflessivo Claudio, lo scanzonato Armando e l’ubriacone Marcello, complice una scenografia perfetta, realizzata a detta dell’autore a tempi da record. Le musiche inedite del fidato Davide PIstone fanno il resto.

L’imprevedibile epilogo, come da buona norma, lascia tutti a bocca aperta. Ancora in scena fino al 24 ottobre, poi non si dica che non vi ho avvisato…

Alessandro Tozzi

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