Via Savoia 31

Via Savoia 31

Teatro Antigone
5 dicembre 2021
Regia Davide Macaione
Testi Compagnia Tacchi su Misura con la collaborazione di Maurilio Di Stefano
Con Mariateresa Arrotta, Francesca Targa, Lucia Ciardo, Gloria Giovannelli, Massimo Folgori

In scena al Teatro Antigone di Roma, piccolo gioiellino della capitale, tre quarti della Compagnia Tacchi Su Misura, diretta da Davide Macaione, torna sul palco in una veste inedita; accantonato, per un momento, il loro accattivante format comico, portano alla ribalta un tragico evento di cronaca che non molti ricordano, quello di via Savoia 31.

La storia è quasi banale nella sua semplicità, ma proprio per questo ancor più incisiva e potente: il 15 gennaio 1951, in via Savoia 31 a Roma, circa 200 donne si presentano per un lavoro di dattilografa, rispondendo ad un annuncio pubblicato sul Messaggero, ignare della tragedia che le avrebbe coinvolte. Sono tutte giovani, tra i 16 ed i 31 anni, inseguono un sogno di indipendenza che sta pian piano facendo capolino nel mondo femminile dell’Italia post bellica in ripresa economica.

L’annuncio è poco invitante: “Signorina giovane intelligente volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese per primo impiego, cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11 e 16-17.” In altre parole, tanto lavoro e paga misera; ma la possibilità di un ‘primo impiego’ accende le speranze di tante giovani donne. Entusiaste, iniziano ad arrivare molto presto, già alle 8 inizia a formarsi un capannello, non senza la preoccupazione della portiera dello stabile, che teme che le scale non reggano il peso. Quasi presagendo il pericolo, la donna prova più volte a chiamare il commissariato del quartiere, finanche il questore; ma nessuno si  preoccupa di darle retta. È infatti in programma, per il 17 gennaio, un evento che catalizza tutta la loro attenzione: la visita del generale Einsenhower in città. E così, nell’indifferenza generale, alle 11 del 15 gennaio 1951, le scale di via Savoia 31 crollano, insieme a duecento giovani donne ed ai loro sogni.

Via Savoia 31 è una storia ancora una volta tutta al femminile, ma nella sua ricostruzione, la Compagnia ha dato voce anche ad un uomo: il ragioniere, autore dell’annuncio e futuro datore di lavoro. Una figura misconosciuta, cui da volto e voce Massimo Folgori, mostrandone il lato umano, quello di un uomo incattivito dall’improvviso abbandono della moglie, a tratti ironico nel suo dolore, meschino nel pensiero di voler illecitamente approfittare del bisogno delle ragazze di lavorare, quasi commovente mentre parla con il ritratto della donna che lo ha lasciato, la cui voce risuona continuamente nelle sue orecchie.
Accanto a lui, la cui scrivania di lavoro rimane fissa ad un lato della scena, sono quattro le protagoniste della tragedia: la portiera dello stabile, una straordinaria Lucia Ciardo, divertente ed intensa al tempo stesso, che riesce con delicatezza ad introdurre finanche il difficile tema dell’omosessualità femminile negli anni ’50; l’altrettanto brava ed incisiva Francesca Targa, attrice, giornalista e scrittrice, nei panni della mamma di una delle ragazze che accompagna la figlia Silvana al colloquio: una giovane madre single diremmo oggi, ‘donna non onesta rimasta incinta di un uomo sposato’ l’immagine dell’epoca; l’istrionica Gloria Giovannelli, ragazza di provincia che sogna la città, divertentissima nel suo voluto accento ciociaro, che riesce a strappare un sorriso anche nella tragedia; e Mariateresa Arrotta, che interpreta l’unica vittima di via Savoia, Anna Maria Baraldi, ladra di giocattoli per l’amato figlio. Anna Maria sarà la sola a perdere la vita quella tragica mattina; ma altre 77 giovani donne saranno ricoverate in diversi ospedali per le gravi ferite riportate.

E qui, una frase sullo schermo posto in fondo al palco colpisce come un pugno nello stomaco: nel sistema sanitario dell’epoca, la Cassa Mutua, solo chi lavora si può curare. Nella surreale realtà odierna, solo chi si cura può lavorare. Un ribaltamento di vedute ed intenzioni che fa pensare. Come fa pensare il commento dei telegiornali dell’epoca, che danno risalto alla ‘tragedia’ dei cappotti e delle borse rovinate, al desiderio delle donne accorse all’annuncio di ‘comprarsi un rossetto e vestiti nuovi’, sminuendo così la tragedia vera.

Quella di duecento donne che inseguendo il proprio sogno di riscatto, di indipendenza, di realizzazione, hanno visto crollare, insieme alle scale, tutte le loro speranze.

Michela Aloisi

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