Xanax

Al Teatro delle Muse un duetto da antologia, con in cabina di regia Jocelyn e Alessandra Chianese Hattab

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Xanax di Angelo Longoni
Regia e adattamento Jocelyn e Alessandra Chianese Hattab
Con Mattia Cirelli e Martina Marone
Teatro delle Muse, Roma, 17 ottobre 2021

Possono esserci tanti modi per giustificare la pubblicazione un po’ tardiva di un articolo. Molto tardiva, in questo caso. Giustificazioni più o meno plausibili. Giustificazioni un po’ al limite. Giustificazioni assai fantasiose. Giustificazioni della serie: arrampichiamoci pure sugli specchi. Ebbene, qui non è così immediato comprendere a quale giustificazione ci si possa appellare, ma il motivo che ci spinge a tirare fuori dagli scrigni della memoria uno spettacolo come Xanax adesso, a diverse settimane dalla sua messa in scena al Teatro delle Muse, merita forse di essere raccontato. Per la sua surrealtà. E per la sua banalità, volendo: insomma, il sottoscritto in questi giorni è rimasto chiuso nell’ascensore. Non in “dolce compagnia”, come capitava al protagonista dello spettacolo. Ma solo soletto. E con in lontananza le voci di vicini cinici intenti a discutere se l’intervento dei Vigili del Fuoco avrebbe pesato sul bilancio condominiale, visto che l’assistenza ancora non rispondeva. Per fortuna poi hanno risposto ed è arrivato un tecnico. Sennò ero ancora chiuso là dentro…

Morale della favola: chi vi scrive un po’ scaramantico lo è, per cui ha subito pensato che il peraltro strepitoso spettacolo ancora aspettava una recensione, che le Muse del Teatro si stavano spazientendo, che il Fato aveva appena mandato un avvertimento… e che senza aver compiuto il proprio dovere fino in fondo, non era il caso di riprendere nuovamente l’ascensore.
Eccoci allora qui a parlare di Xanax, la pièce di Angelo Longoni rimodellata per l’occasione da (udite, udite) Jocelyn e Alessandra Chianese Hattab, con i bravissimi Mattia Cirelli e Martina Marone in scena. Sul palco, ma soprattutto nel famigerato ascensore. L’arguto testo di Longoni prevede infatti che due colleghi di lavoro, i quali si conoscono appena, prendano a fine turno l’ascensore insieme, per poi rimanervi intrappolati molto più a lungo del previsto. All’inizio il panico. Poi i diversi tentativi di rimediare all’imprevisto. E di fronte all’inutilità delle strategie poste in atto per attirare l’attenzione di qualcuno, l’accettazione sconsolata di dover rimanere lì finché non ci sarà di nuovo gente a circolare nel palazzo. Vinta l’iniziale ritrosia, Laura e Daniele (questi i nomi dei due protagonisti) cominceranno a studiarsi, a provocarsi, a condividere idiosincrasie e pettegolezzi, ad ammettere che i rispettivi matrimoni non procedono proprio a gonfie vele, alternando così momenti di imbarazzo a un’attrazione reciproca sempre più forte. Saranno in grado di mettere a nudo i loro sentimenti… e forse anche qualcos’altro?

Nella rappresentazione dell’ottobre 2021 al Teatro delle Muse, figlia anche dei tempi, si è fatta apprezzare da un lato la brillantezza del plot originario, in grado di scavare nell’intimità dei personaggi a ritmi da sit-com; e dall’altro l’eleganza con cui Jocelyn e Alessandra Chianese Hattab, in cabina di regia, hanno saputo adattare la situazione al clima post-pandemico. Laddove anche le mascherine e altre norme di distanziamento sociale diventano filtri, che rendono più difficile l’instaurarsi di un rapporto umano. Studiate ad arte e con sincronismi perfetti anche le successive trasformazioni dello spazio scenico, ovvero il progressivo modificarsi dell’atteggiamento dei personaggi, nei confronti della cabina di ascensore in cui sono costretti temporaneamente a coabitare. E per il resto il succo di questo riuscito adattamento teatrale sono proprio loro: gli attori. Mattia Cirelli e Martina Marone, abituati a dialogare sul palco in guisa di Marmatti, duo comico già abbondantemente rodato, dell’incontro fortuito tra Laura e Daniele hanno saputo rendere con garbo e ironia tutte le sfumature: la diffidenza, il disagio, la curiosità, l’attrazione, la ricerca di affetto, la rottura, il riavvicinamento. Fino a quella soluzione della vicenda, espressa anch’essa sul palco con un misto di acume psicologico, romanticismo e, naturalmente, humour.

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