Al Cine Detour la premiere romana di Osannaples

Grandi ospiti per la serata d’apertura dell’On The Road Film Festival, dalla regista Deborah Farina a Gianni Leone del Balletto di Bronzo

Sabato 26 marzo 2022 – Sopravvissuti alle macerie di un’Italia alla deriva, trasformata in manicomio negli ultimi due anni di folle e schizofrenica gestione della pandemia. Ma di nuovo “in strada”. Letteralmente. Perché è proprio l’On The Road Film Festival, giunto rocambolescamente (e caparbiamente) all’ottava edizione, ad averci offerto l’occasione di tornare al Cine Detour. Come del resto era capitato tante altre volte, in passato. Sì, perché quello di Via Urbana è senz’altro uno degli spazi che frequentiamo più volentieri, qui a Roma, quando si tratta di andare a caccia di “indie movies” italiani e non, bizzarrie cinematografiche, film importanti ma poco visti in Italia e, per l’appunto, festival fuori dagli schemi. Laddove a rinfrancare lo spirito non vi è soltanto ciò che verrà proiettato sullo schermo, ma anche la speciale atmosfera destinata a crearsi spontaneamente nell’atrio o davanti al bancone del baretto interno. Neanche le tristi restrizioni nei contatti umani cui siamo soggetti da un paio di anni a questa parte hanno impedito che ciò si verificasse anche stavolta. Confermando così il Detour quale insostituibile luogo di incontri, tra addetti ai lavori e semplici appassionati della settima arte, da apprezzare in tutte le sue forme.

Grazie pertanto a Cristina Nisticò, Sergio Ponzio, Vera Fusco e Chiara Nisticó (autrice degli scatti in b/n ben rappresentati anche in questo servizio), le prime persone dello stoico, granitico e tignosissimo staff incontrate in loco. Grazie per aver resistito alle avversità. E anche per aver scelto un film come Osannaples, quale apertura del festival. Un ringraziamento che da parte nostra potrebbe suonare persino paradossale: dopotutto lo splendido documentario di Deborah Farina, proiettato sabato 26 marzo al Detour, lo avevamo già potuto ammirare sul monitor del computer. Tant’è che qui avremo modo di essere un pochino più sintetici, nel trattarne le qualità, avendone scritto in precedenza sul blog ideato da Marco Giannini e su un giornale come Plusnews, per il quale abbiamo intervistato proprio l’autrice. Non intendiamo comunque cavarcela coi soli link interni testé evidenziati, poiché ogni visione aggiunge un capitolo alla fruizione e all’analisi del film stesso. La prima considerazione è nell’aria però già da qualche riga: c’è poco da fare, la TV di casa o peggio ancora il monitor del PC non possono competere con quanto offrono a livello sinestetico il grande schermo, la condivisione dell’esperienza in sala, l’incontro con autori e interpreti. Di fatto Osannaples al Detour ci ha investito come un’onda, ci ha avvolto con sonorità che già apprezzavamo ma che qui ci hanno reso ancora più palpabile l’impronta del film-concerto, uno dei tanti volti che il caleidoscopico lavoro cinematografico di Deborah Farina assume nelle circa due ore di proiezione.

Gli Osanna naturalmente in primo piano! Ovvero la sontuosa rievocazione di alcuni dei capitoli più entusiasmanti del prog italiano, stagione musicale davvero indimenticabile. Le radici della controcultura a Napoli. Il certosino lavoro sui materiali di repertorio. Il senso di intimità offerto dalle interviste ai protagonisti di allora, incontrati oggi con qualche anno in più sul groppone ma un’ aura ancora estremamente vitale. La commozione al pensiero che da poco più di un anno Danilo Rustici non è più tra noi. E le immagini, bellissime, di performance musicali, che fondono insieme passato, presente… e futuro. Con la psichedelia e gli elementi da docu-fiction che introducono la parentesi sotterranea, a rendere ancora più sinuoso il viaggio in un immaginario sovreccitato: Palepoli diventa così esperienza ipogea ricca di colori, suggestioni ambientali, costumi da sogno e spazi da riscoprire.
Tutto questo e molto altro ancora è Osannaples. Ma come dicevamo all’inizio ogni visione aggiunge qualcosa, per cui a questo giro abbiamo apprezzato ancora di più il lavoro di “taglia e cuci” con le interviste, quel montaggio accorto per cui ogni testimonianza verbale, riproposta a frammenti in un’architettura diegetica sempre aperta e ariosa, lascia scivolare agevolmente lo spettatore in un percorso visivo e sonoro che, nonostante la durata considerevole, mai fa percepire pesantezza e lungaggini.

Vi è poi un linguaggio del film e uno della sala, volendo. Se di Deborah Farina abbiamo apprezzato l’introduzione come sempre molto puntuale, circostanziata, al pari delle risposte alle domande che gli spettatori le hanno rivolto in diretta, ciò che abbiamo colto è un’emozione diffusa, condivisa. A partire dalla stessa autrice, ovvio, che in certi momenti non ha fatto nulla per nascondere quella commozione, data anche dal fatto che dopo tanti successi (persino in America) si trattava pur sempre della prima proiezione ufficiale nella sua città. Senza contare la piccola chicca relativa al suo primigenio incontro con la musica degli Osanna, coinvolti a suo tempo nella realizzazione della colonna sonora di Milano calibro 9, il “poliziottesco” di Fernando Di Leo (presente tra l’altro una sua nipote in sala) che la regista ha affermato più volte di amare. Emblematico che pure il frontman della band, Lino Vairetti, impossibilitato a venire abbia fatto sentire comunque la sua vicinanza, facendo trapelare un certo calore pure attraverso l’inevitabile filtro di un collegamento Skype.

Dulcis in fundo, sempre nel nome del prog sovrano, l’ospite che ci ha saputo incantare più di ogni altro è senz’altro Gianni Leone, chiamato a presentare Osannaples assieme a Deborah Farina e allo staff dell’On The Road Film Festival. In realtà lo si sente parlare più volte già nel film, essendo stato presente come musicista agli inizi della grande avventura degli Osanna, coi quali è tornato anche di recente a suonare, per trasferire poi il suo talento vocale e da tastierista a un altro dei progetti musicali più rappresentativi della scena prog: Il Balletto di Bronzo, di cui non possiamo fare a meno di ricordare “Neve calda” e “La tua casa comoda”, partorite in momenti diversi ma sempre splendide. Lucidità e brillantezza nel ricordare gli anni giovanili (sebbene a vederlo così paia davvero senza età, in forma e con un look strepitoso), Gianni Leone ha regalato ai presenti qualche perla pure sugli squilibri della società moderna, in quest’epoca sempre più folle… e al contempo conformista. Saremmo rimasti lì a sentirlo parlare per ore. Ma l’incontro col pubblico doveva pur avere una conclusione. E quindi siamo stati felice di poter rimanere ancora un po’ a chiacchierare con lui, comodamente seduti nella saletta interna del Detour… e qui titoli di coda, sennò toccherebbe scrivere subito un’altra sceneggiatura, con quel che può uscire fuori quando si ascoltano persone sagge, interessanti e con tanto da raccontare.

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