Anfitrione a Villa dei Quintili

In viaggio nell'antica Roma tra mito e teatro

Anfitrione

Zona Anfiteatro della Villa dei Quintili, parco archeologico dell’Appia Antica
25 giugno 2022
Produzione: Opificio03
Adattamento: Silvia Ponzo e Nino Sileci
Regia: Silvia Ponzo e Nino Sileci
Con: Davide Cherstich, Giacomo Cremaschi, Lorenzo De Santis, Silvia Ponzo, Caterina Rossi, Nicolas Varisco

Foto di scena: Francesco Carrieri

Info: la vicenda di Anfitrione è tra i miti antichi più ripresi in età moderna: valoroso condottiero e sposo felice di Alcmena, l’eroe è vittima di un inganno perpetrato da Giove, che ne assume le sembianze per sedurne la sposa e generare con lei il semidio Ercole.

Nell’ambito della rassegna I racconti di Dioniso I edizione – rassegna di spettacoli tratti dal repertorio classico nella cornice di Roma antica, abbiamo assistito alla prima nazionale dell’Anfitrione nella cornice spettacolare dell’anfiteatro della Villa dei Quintili. Una rappresentazione moderna ed intrigante, una classica commedia degli equivoci i cui interpreti giocano con ironia sugli intricati meccanismi dell’amore.

Riprendendo il testo moleriano del 1668, che nella sua versione del mito plautino affianca al tema del doppio quello dell’adulterio, la messa in scena di Opificio03 lo alleggerisce senza snaturarlo, esaltando il meccanismo comico con battute e gags ispirate alla commedia dell’arte e alla mimica del clown teatrale, creando uno spettacolo dal ritmo serrato, che si snoda tra le rovine della zona dell’anfiteatro della suggestiva Villa dei Quintili, divertendo ed incantando nella sua unicità.

Catapultati negli anni ’50 dalle note di Ma dove vai bellezza in bicicletta, moderna Silvana Pampanini arriva pedalando Notte, antica dea dell’oscurità, accolta da un faceto e subdolo Mercurio, mandato da Giove per chiedere alla bella e potente divinità di estendere in durata le ore notturne, permettendogli così di godere appieno del suo tempo con Alcmena, moglie di Anfitrione, concupita con le ingannevoli sembianze del marito lontano in guerra. Inizia cosi un girotondo di equivoci basati sul doppio furto d’identità da parte delle divinità olimpiche: Giove/Anfitrione e Mercurio/Sosia, il suo servo fedele; a farne le spese, le rispettive fedeli spose, Alcmena, sedotta dal padre degli dei con questo infido sotterfugio, e Cleante, rifiutata dal falso Sosia e spinta al tradimento. Le rovine dell’anfiteatro della villa dei Quintili offrono uno sfondo perfetto, seppur faticoso, per questo viavai senza soluzione di continuità dei personaggi in scena; in questo gioco degli equivoci e degli inganni, i bravissimi interpreti convincono pienamente e coinvolgono lo spettatore nella vicenda, suscitando ilarità ed empatia, alleggerendo con la simpatia di Giove finanche il peso del tradimento subito dal vero Anfitrione, sino al boccacesco finale che, preludendo la futura nascita del semidio Ercole, mette ogni tassello al proprio posto ed appiana ogni divergenza.

Raffigurare il mito in abiti moderni non è una novità; la stessa scrivente si è trovata ad interpretare qualche anno fa a teatro una intensa rappresentazione de Le Troiane di Euripide viste come vittime della seconda guerra mondiale; quel che incanta di questo Anfitrione è il perfetto equilibrio tra il mito antico, la leggerezza del testo rivisitato di Molière e quella, visiva, degli anni della rinascita italiana dalle rovine del secondo dopoguerra. Le interpretazioni appassionate, funambolesche ed esilaranti dei protagonisti, la scenografia naturale dei resti dell’antico anfiteatro, trascinano poi gli spettatori in un mondo fittizio eppure reale: a mostrare pienamente la modernità del mito antico e l’attualità dei sentimenti rappresentati.

Michela Aloisi

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