La Musica come via dell’Essere

Intervista al Maestro Felice Pitolo

 

Classe 1971, di origini napoletane, lombardo d’adozione, il Maestro Felice Pitolo è un musicista completo e versatile, che spazia dalla musica classica alla musica Jazz (composizioni estemporanee) con esperienza in campo nazionale e internazionale.  Le sue capacità comunicative e la sua creatività si esprimono al meglio quando esegue le sue composizioni o nei frequenti momenti di improvvisazione, nonché durante le fasi di concertazione con cori e/o orchestre.

 

Diplomato in pianoforte, composizione, direzione d’orchestra, musica corale e direzione di coro, ha svolto i suoi studi presso i Conservatori dell’Aquila, Napoli e Milano, per poi proseguire con diversi corsi di perfezionamento e master, in Italia e all’estero, sotto la guida di eminenti docenti, tra cui: John Taylor e S. Bonafede (Jazz); M. De Sica (Musica da film); P. Arcà (Composizione); Krpan, M. Matarrese, P. Iannone e M. Somma (pianoforte); F. D’Avalos, F. Vizioli (Direzione d’Orchestra); C. Pagliuca (Direzione di Coro).

 

In qualità di direttore ha collaborato con diverse orchestre, tra cui l’Orchestra “Città di Vasto”, la “Nuova Orchestra Scarlatti” di Napoli, l’“Orchestra di Vratza” (Bulgaria), l’Orchestra “S. Pietro a Majella” di Napoli, nonché con l’“Orchestra Verdi” di Milano per il CD/DVD “Incanto” di A. Bocelli.

 

Si esibisce come pianista/compositore presso teatri e associazioni, nazionali e internazionali. Ha pubblicato per Edizioni N. Longobardi e V. Bellini.

 

Si dedica da sempre e con passione all’insegnamento, presso enti pubblici e privati, cercando di trasmettere ai suoi allievi l’impronta del suo senso artistico e del suo animo musicale, legando l’aspetto meramente tecnico del gesto pianistico a quello espressivo/emotivo.

 

Noi di Sul Palco lo abbiamo intervistato per parlarci della sua attività artistica, didattica, e del suo rapporto con l’arte dei suoni.

 

SUL PALCO: Felice, tu incarni la figura del musicista tipica del periodo barocco: strumentista, compositore, maestro concertatore, improvvisatore. Una sorta di vecchio medico di famiglia, in grado di mettere a fuoco la salute umana nel suo insieme. Credi che, in qualche modo, nella musica come nella medicina, le “mere” specializzazioni, senza una formazione globale, abbiano oscurato il “totale” e il fatto che la musica richieda conoscenza profonda di tutti gli aspetti per potersi esprimere al meglio ? 

FELICE PITOLO: Personalmente sono più che convinto che una formazione completa sia indispensabile prima di intraprendere un qualsiasi percorso didattico e/o artistico.

La musica è un linguaggio universale, che, alla stessa stregua di quello verbale, è caratterizzato da una complessità tale per cui uno studio approfondito della forma musicale, dell’armonia, della ritmica, nonché della direzione melodica, diventa essenziale per poter essere in grado di estrinsecare quel mondo sotterraneo che si nasconde dietro una pura grafica convenzionale.

Solo in tal modo un interprete/esecutore avrà la possibilità di raggiungere, nel migliore dei modi, l’intenzione profonda che si cela dietro ogni rappresentazione semantica della scrittura musicale.

SUL PALCO: Puoi parlarci della tua ricerca musicale? Come essa nasce, vive e si intreccia al tuo vissuto artistico ed umano? 

FELICE PITOLO: Ho iniziato lo studio del pianoforte in giovane età con quella che viene definita la “Scuola pianistica napoletana di Vincenzo Vitale” (cadute e articolazioni) e con essa ho raggiunto l’ottavo anno, ma questo tipo di didattica ha rappresentato per me solamente una buona “ginnastica” strumentale/digitale, incapace di soddisfare quelle necessità intrinseche ed evocative che sentivo dentro di me e che ritenevo la musica mi richiedesse. Per tali ragioni sono arrivato ad abbandonare quel percorso e ad intraprendere un nuovo cammino, durato 10 anni, durante i quali, contemporaneamente agli studi di composizione e direzione d’orchestra, ho ripreso lo studio pianistico con la scuola barese, rimettendo completamente in discussione tutto ciò che avevo appreso fino a quel momento. In sostanza, all’età di 20 anni, quando normalmente mi sarebbero mancati solo due anni per completare il diploma di pianoforte, l’ho conseguito solamente intorno ai 30. Questo nuovo percorso di studi era incentrato maggiormente sull’utilizzo del pianoforte come mezzo espressivo, piuttosto che come mero strumento percussivo e virtuosistico. Ciò di sicuro non ha fatto di me l’”ennesimo pianista professionista”, ma, in compenso, mi ha consentito di sviluppare quelle caratteristiche che distinguono il “professionista” dall’”artista” e che mi hanno lanciato verso la “ricerca”. Ad un certo punto mi sono chiesto: “Cosa ha permesso a grandi pianisti come per esempio Horowitz, Michelangeli o Arrau, di distinguersi tra i tantissimi provenienti anche dalle stesse scuole pianistiche, indubbiamente di una certa levatura?” Prendo in prestito la risposta di Horowitz: quando gli fu chiesto quale fosse il suo segreto, rispose “Il legato e il canto…”. Ognuno di loro ha nel tempo personalizzato il proprio gesto pianistico per metterlo al servizio della necessità espressiva che andava oltre la mera tecnica. Quindi, seppure resti valido tutto ciò che si possa apprendere dal gesto tecnico allo strumento, la questione più profonda sta nell’Essere, più che nel fare. Credo che con la musica non si possa “bluffare”, è necessario “sentirla”, seguirne le esigenze ed evocarne la natura, solo in tal modo un interprete potrà essere in grado di eseguire anche la più complessa delle pagine di musica che siano state scritte e mettersi in collegamento empatico ed emotivo con l’ascoltatore.

SUL PALCO: Oltre ad essere uno straordinario musicista sei anche un valente didatta che opera nell’istruzione pubblica ed insegna il pianoforte a numerosi allievi, vincitori e premiati in competizioni pianistiche nazionali ed internazionali. Quale è, a tuo avviso, il ruolo del Maestro di Musica nell’epoca attuale?

 

FELICE PITOLO: L’insegnamento della musica in generale, credo sia determinante per la formazione globale di ogni individuo. La musica con i suoi innumerevoli significati, le sue sfaccettature, la sua profondità e anche con la sua complessità, aiuta a sviluppare capacità intuitive, empatiche, logiche e matematiche.

Mozart diceva che un buon pianista deve avere “testa, cuore e dita”, quindi è nostro il compito di insegnare agli allievi come si fa a metterli in comunicazione attraverso lo strumento, nel mio caso il pianoforte.

Anche ai miei allievi cerco di trasmettere la profondità dell’espressività musicale; spesso mi permetto di discutere con loro dei parallelismi che esistono tra la musica e la vita, attraverso delle metafore che gli consentono  di diventare protagonisti del loro percorso di apprendimento, cosa per me fondamentale per ogni studente e l’esperienza mi ha insegnato quanto risulti accattivante un simile approccio didattico.

Poi, però, c’è anche il risvolto della medaglia: troppo spesso lo studio dello strumento musicale viene visto come un semplice passatempo, un gioco, più che come una disciplina vera e propria e ciò ostacola spesso l’intenzione didattica di ogni docente che viva la propria professione con passione e dedizione. Problema, questo, che cerco di superare attraverso un dialogo sincero e frequente con i miei allievi e con i loro genitori responsabili, con me, della loro formazione.

Insisto su questo perché i miei allievi di oggi saranno gli uomini/donne di domani e vorrei contribuire affinché siano un giorno degli adulti con “testa, cuore e dita”!

 

SUL PALCO: Ti abbiamo visto impegnato in alcuni concerti di successo nel nord Italia ultimamente e speriamo di venirti ad applaudire presto a Roma. Quali sono i tuoi progetti ed impegni per il futuro?

FELICE PITOLO: I miei concerti pianistici sono solo “l’antipasto” di ciò che vedo nel mio futuro artistico. Ogni concerto per me rappresenta un momento di studio e di ricerca ulteriore, per approdare a quello che è il mio progetto più ambizioso.

Sono in procinto di concludere la scrittura di un’opera sinfonica in forma “fantasia” per orchestra, pianoforte e voce lirico/leggera, che, insieme ad altre due composizioni per pianoforte e orchestra, comporranno un programma intero della durata di circa un’ora.

Questo progetto compositivo ha avuto origine da una semplice melodia che avevo nel cassetto e che si è ampliata nell’arco degli ultimi 15 anni e, incrociando le dita, vedrà la luce entro il prossimo anno, ma per ora non mi azzardo a rivelare di più…dico solo che quello sarà il momento in cui metterò in scena il mio mondo più intimo e personale che mi ha accompagnato dal giorno in cui ho toccato il primo tasto di un pianoforte e ho capito che la musica sarebbe stata la mia vita!

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