“La finale” di Giuseppe Manfridi

Al Teatro Marconi un entusiasmante spettacolo sullo storico trionfo della Roma in Conference League!

Questo è stato certamente l’anno della Roma, trionfante nella Conference League proprio nell’edizione del debutto del torneo. La sua vittoria ha riportato l’Italia ad aggiudicarsi un trofeo ufficiale Uefa dopo ben dodici anni di attesa. Capeggiata da Mourinho, lo “Special One”, la squadra è riuscita così a fare la Storia e, per quanto riguarda noi romanisti, ha anche fatto un po’ di giustizia per tutti quei bocconi amari che abbiamo dovuto mandar giù, soprattutto da quel 30 maggio 1984. Ma questa è un’altra storia. La nuova data scolpita nella nostra memoria è adesso un’altra: 25 maggio 2022. Ed è una data all’insegna della gioia.

Giuseppe Manfridi, drammaturgo, sceneggiatore e blasonata firma de “Il Romanista” (che si definisce a ragione “il quotidiano dei tifosi più tifosi del mondo”) è ancora ebbro di quella vittoria che è anche un riscatto, che è finalmente un sogno vissuto e non solo immaginato. E’ l’occasione giusta quindi per l’ottavo capitolo del progetto “diecipartite”, ovvero l’idea di portare a teatro la Roma attraverso una serie di pièce teatrali che rivivono le sue partite più iconiche, quelle che, nel bene e nel male, ne simboleggiano al meglio la storia.
Ecco dunque “La finale” (per la regia di Claudio Boccaccini), dedicata alla partita che ha portato la coppa in città: un lungo monologo ragionato, passionale, combattuto, a descrivere quella sofferenza emotiva. Quella smania a forma di pallone che per tre settimane ha angustiato e al tempo stesso fatto trepidare i tifosi della Roma, che li ha ghermiti fin dalla partita di ritorno di semifinale, giocata e vinta il 5 maggio contro il Leicester, in un Olimpico dal pubblico indimenticabile. Staccato il biglietto per l’ultima sfida, per lo stadio “Arena Kombëtare” di Tirana, svelato il nome dell’avversario, il Feyenoord Rotterdam, cominciava la snervante attesa.

Il Teatro Marconi, nell’ambito del consueto, ricco festival estivo che ospita ogni anno nel mese di luglio (a proposito, bentornati dopo la pausa forzata per la pandemia), è il palcoscenico dove Manfridi racconta e rivive quei giorni, usando intelligenza, arguzia e una presenza scenica coinvolgente, animata da un sincero amore per la squadra che a più riprese trasmette un’energia vibrante al pubblico in sala. Si ride tanto e abbondano gli applausi a scena aperta. Non manca qualche riflessione amara, qualche momento di malinconia su ciò che è stato, sulle ingiustizie subite anche durante l’ultimo campionato, sulle maldicenze. Soprattutto sulle invidie di tante tifoserie italiche, e non solo quella più velenosa, quella di sponda laziale, che quando vedono la Roma rimanere l’unica squadra ancora in competizione nei tornei europei, prendono a sminuire prima il valore degli avversari, poi quello del trofeo stesso, definito con snobismo “una coppetta”.
E senza dimenticare i tifosi del Feyenoord, tutt’altro che sconosciuti perché, è bene rimarcarlo, sono stati loro nel 2015 ad assaltare il centro della nostra meravigliosa città e ad accanirsi con spregio sui suoi monumenti, arrivando a deturpare e danneggiare in modo permanente la fontana della “Barcaccia”, l’opera di Pietro Bernini ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti.

C’è così tanto in ballo in questa dannata finale di Tirana, c’è tanto di cui rifarsi, c’è tanto da rivendicare. In mezzo, un campionato da terminare e un piazzamento in Europa League da mettere al sicuro.
Al timone della squadra che si carica di tanta responsabilità c’è lui, José Mourinho, chiamato affettuosamente “papà” da Manfridi che lo sente così vicino da sembrargli uno della famiglia. Il tecnico portoghese fa la sua comparsa sul palco in veste di piccola statuina, immagine-feticcio cui affidare aspirazioni che, per scaramanzia, si fa perfino fatica a dire ad alta voce. E, a proposito di famiglia, è anch’essa protagonista della narrazione assieme agli amici di sempre e ai colleghi de “Il Romanista”, soprattutto i figli Lele e Lori. Il primo è un tifoso viscerale, quasi una sorta di amico e confidente dei momenti calcisticamente più bui. La seconda, in realtà la maggiore dei due, è una di quelle tifose la cui passione è meno appariscente, ma che porta la Roma sempre nel cuore.
Infine la vittoria contro il il Feyenoord, grazie a una magia di Zaniolo, arriva, si materializza. E’ una vera liberazione, è la caduta di un tabù, il dissolversi di una sorta di antica maledizione che ci portiamo sulle spalle da quarant’anni.
A descrivere quella gioia immensa ci pensa una frase geniale: “il futuro per una volta tanto è oggi. Al presente ci penseremo a partire da domani”.

Capitan Pellegrini alza la coppa, iniziano i festeggiamenti.
Ma Manfridi è uno di quei tifosi che alla maglia e alla storia tiene moltissimo, così da non dimenticarsi dell’altro capitano, quello che la coppa che tanto ci meritavamo se l’è vista sfuggire ai rigori e proprio all’Olimpico: Agostino Di Bartolomei. Grazie.
E sempre forza Roma.

Massimo Brigandì

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