Le relazioni pericolose

Al Teatro Marconi, in occasione del festival estivo

Nella Francia settecentesca e prerivoluzionaria, il visconte Valmont (Francesco Branchetti, anche regista dello spettacolo) approfitta delle dolcezze che la vita gli mette a disposizione. Il suo essere libertino, i suoi pochi vincoli morali, lo spingono a godere come può dell’arte amatoria e a usare ogni mezzo per conquistare quante più donne possibili. Visti i numerosi successi, decide stavolta di irretire una nobildonna più difficile da sedurre: la castissima e già sposata Madame de Tourvel (Isabella Giannone). Confida i suoi progetti alla marchesa Isabelle de Merteuil (Corinne Clery), sua ex amante ed altra incorreggibile libertina. I due trovano divertente usare i sentimenti umani per manipolare e controllare socialmente le persone, seminando egoisticamente dolori e inimicizie. E difatti la marchesa, spinta da un personale desiderio di vendetta, propone a Valmont di portare a termine un compito infido. Scopriamo come ella sia stata abbandonata tempo prima da un uomo, il conte di Gercourt, il quale sta ora per convolare a nozze con una giovane, Cécile de Volanges (Elisa Caminada). Madame de Tourveil chiede a Valmont di conquistare proprio costei, così da poterne umiliare il futuro sposo e in cambio, a missione compiuta, si offre per una notte al visconte (anche per vincerne le iniziali reticenze). L’astuto nobiluomo si mette all’opera, ammantandosi di candore agli occhi di Cécile e offrendo il proprio aiuto, quale intermediario, per permettere alla ragazza di comunicare con il cavalier Danceny, l’insegnante di musica di cui l’ingenua preda si è nel frattempo invaghita. Valmont, in realtà, è maggiormente interessato alla povera Madame de Tourvel, della quale, suo malgrado, finisce per innamorarsi durante il corteggiamento iniziato per gioco.
Questa complessa rete di relazioni, seduzioni, crudeltà e segreti sta per deflagrare, conducendo alla rovina sia le vittime che gli stessi artefici dei malevoli piani.

Branchetti porta dunque sul palcoscenico il romanzo epistolare di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, capolavoro del 1782. E approfitta dell’occasione offerta dal festival con cui, durante il mese di luglio, il Teatro Marconi mette in scena numerosi spettacoli, sia utilizzando la platea interna, sia approfittando dello spazio esterno.
Per affrontare questa complicata storia settecentesca, si è deciso di evitare di scrivere una sceneggiatura basata sulla vicenda, optando altresì per una lettura recitata delle missive che compongono l’opera (è, come detto poc’anzi, un romanzo epistolare, quindi si viene a conoscenza dello svolgersi degli eventi mano a mano che si legge la corrispondenza che si scambiano i protagonisti). Si tratta di un approccio certamente non facile, che necessita di un notevole impegno per tenere alta l’attenzione del pubblico, in quella che può essere una rappresentazione difficile da seguire con la concentrazione che richiede.
Gli attori, bisogna sottolinearlo, sono stati bravi nel sottoporsi ad una prova che, indubbiamente, richiede un notevole sforzo anche per loro. Purtroppo, un audio non sempre all’altezza non li ha aiutati in questo, costringendo gli spettatori ad una tensione supplementare nel cercare di cogliere ogni passaggio del testo. Quest’ultimo, già di per sé, non è di immediata comprensione, un po’ per il linguaggio scelto, un po’ perché la fitta rete di “relazioni pericolose” rischia rapidamente di confondere. Non riuscire a capire bene ogni parola, ogni passaggio, è stato un problema che si è aggiunto alla durata di oltre due ore dello spettacolo.
Branchetti decide di mostrarci una versione di Valmont molto diversa da quella che in passato possiamo aver visto al cinema, in una delle tante trasposizioni sullo schermo che questo romanzo ha avuto (forse la più celebre è quella del 1988 con Glenn Close e John Malkovich). Ci presenta infatti un visconte reso quasi folle dalla sua continua ricerca di piacere, mentre lo osserviamo muoversi e parlare ebbro di sé e di lussuria. Qualcuno potrebbe trovare a tratti sopra le righe quello che spesso ci appare come un demone più che un uomo, però volutamente bilanciato dalla recitazione di Corinne Clery, garbata, brillante, aristocratica e perfino sbarazzina, anche al momento di suggerire idee e propositi spregevoli. L’intera scena, durante la lettura, è animata da due giovanissimi attori che, con i loro movimenti, danno vita alle situazioni e agli stati d’animo espressi dai personaggi. Buona anche la prova di Elisa Caminada e di Isabella Giannone, quest’ultima particolarmente intensa ed efficace nel comunicarci lo struggimento interiore cui viene sottoposta la sua Madame de Tourvel.
Una migliore resa della strumentazione audio utilizzata e, forse, una sfoltitura del testo in favore di una minore durata, avrebbero certamente reso maggior giustizia agli interpreti.

Massimo Brigandì

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