Lisistrata mon amour

In scena il 7 ottobre al Teatro Marconi di Roma

INTRO (dal comunicato stampa): Metis Teatro Laboratorio, con il patrocinio dell’Accademia di Romania e della Uilt Lazio, Unione Italiana Libero Teatro, presenta Lisistrata mon amour di Matéi Visniec. Il testo, scritto tra dicembre 2021 e febbraio 2022 anticipa e precorre i venti di guerra di una crisi già in atto diventata cronaca drammatica il 24 febbraio 2022. E come sempre accade nella drammaturgia di Visniec non intende rispondere a domande né suggerire soluzioni: compito del teatro, ama ripetere l’autore, è porre dilemmi. Scrive Visniec: Ho scritto questo testo nel periodo dicembre 2021-febbraio 2022, quando sulla stampa europea si è parlato ben più che negli ultimi 75 anni di una possibile guerra. La presenza di 130.000 soldati russi alla frontiera con l’Ucraina ha come risvegliato gli europei da un lungo sonno. Gli europei si sono resi conto, all’inizio del ’22, che su uno sfondo di pace, di società dei consumi, di espansione dell’industria del divertimento e della fascinazione per i mondi virtuali hanno dimenticato che la libertà va difesa con le armi.
Dalla penna licenziosa di Aristofane, che oltre 2300 anni fa, rispondeva con la satira ai dilemmi di altre guerre fratricide – i greci combattono contro altri greci – Visniec recupera in un testo di struggente attualità il mito di Lisistrata trasferendolo nella contemporaneità: si ride, si riflette, e soprattutto ci si interroga.
Tradotto da Bruno Mazzoni Lisistrata Mon amour viene presentato in anteprima da Metis Teatro che ha già dedicato a Matéi Visniec due rassegne tematiche tra il 2019 e il 2022 portando in scena 10 testi dello stesso autore. Nel cast oltre al nutrito gruppo di allievi attori dell’Associazione MetisTeatro, l’amichevole partecipazione dell’attore Paolo Ricchi nel ruolo del Corifeo. La regia è di Alessia Oteri.

COMMENTO: Una gran notizia, che, se esistessero ancora sui quotidiani pagine culturali degne di questo nome, avrebbe meritato ben altra risonanza, l’autunnale passaggio a Roma di Matéi Visniec. Il drammaturgo rumeno trapiantato a Parigi è apprezzatissimo all’estero ma piano piano si sta facendo notare anche da noi, grazie soprattutto alla così empatica sinergia con Metis Teatro, vulcanico laboratorio teatrale coordinato da Alessia Oteri che già da un po’ fa tradurre e mette poi in scena le sue opere, come è accaduto ad esempio con la sfavillante antologia proposta in estate sempre al Teatro Marconi. Finora però si era trattato di testi teatrali noti da un bel po’ e rappresentati più volte. Con Lisistra mon amour ci siamo ritrovato invece davanti un inedito. E che inedito!

Di fronte allo spirito sagace di Matéi Visniec la ben più antica drammaturgia di Aristofane muta pelle, adattandosi all’epoca oscura che stiamo attraversando, ma non perde certo il mordente originario, che si rapportava in modo pungente al trauma della guerra fratricida tra i greci. Ciò cui oggigiorno assistiamo inermi è invece l’orrore di un nuovo, devastante conflitto, destinato probabilmente a lasciare cicatrici profonde in un’altra fratellanza: quella slava. Una guerra, peraltro, di non così immediata comprensione e decifrazione, dato che sono in ballo interessi ben più complessi di quelli strombazzati dai media di ambo le parti, interessi che afferiscono anche agli equilibri geopolitici mondiali. Nessun dubbio, comunque, sul fatto che a pagarne le conseguenze siano i soldati al fronte e i civili bombardati.
A tale complessità il drammaturgo rumeno offre nello scoppiettante testo messo in scena al Marconi una risposta tutt’altro che banale. E, cosa da non dare per scontata, in un’epoca che vede il “pensiero unico” ottenebrare orwellianamente le coscienze, non si tratta affatto di una risposta monolitica, perentoria, bensì di una replica personale lontana dalle strettoie del “politicamente corretto” e fondamentalmente aperta, problematica. laddove anche il rapporto tra universo maschile e femminile nel corso dei due atti si evolve in direzioni inaspettate, paradossali.

L’altra chiave di volta è poi il “pop“. Travolgente, straniante, semanticamente sovversivo, anche qualora in prima istanza appaia “divertissement” allo stato puro. Dionisiaci e sfrenati come in altre occasioni, gli interpreti di Metis Teatro intervallano ad esempio lo storytelling tradizionale con surreali siparietti musicali, che chiamano in causa di volta in volta i Beatles con All you need is love, alcuni successi dei Queen, la celebre Quizás, Quizás, Quizás scritta da Osvaldo Farrés e rivisitata nel tempo da svariate voci, Summer Nights dalla colonna sonora di Grease per chiudere poi tale carrellata con Dancing Queen degli Abba, catartica epifania degli attori tra un pubblico entusiasta e pronto al dunque a tributare quella roboante standing ovation, strameritata sia dalla compagnia (con la sua appassionata regista) che dall’autore rumeno.

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