Elegia d’amore

Isabel Russinova, Claudia Portale e la flautista Alessandra Prozzo, in scena il 12 dicembre 2022 al Teatro Palladium di Roma

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12 Dicembre h. 20.30
Elegia D’Amore
Teatro Palladium Piazza Bartolomeo Romano, Roma
Elegia D’Amore di e con Isabel Russinova, Claudia Portale, accompagnate dalle meravigliose note della flautista Alessandra Prozzo, con la regia di Rodolfo Martinelli Carraresi.

INTRO: “Sappiate che la terra ha un cuore, la terra respira, pensa, sente, la terra vive e quel cuore se ferito può ammalarsi e fermarsi per sempre.” cit

Non è nuova Isabel Russinova a spettacoli del genere, concepiti per far emergere determinati temi sociali, antropologici, culturali, attraverso una rappresentazione quasi ieratica nella quale armonicamente si mescolano la recitazione e i suoni delicati di qualche strumento, l’impronta musicale del linguaggio e i riferimenti poetici, letterari, pescati in un background culturale decisamente ampio. Vedere pertanto schierate sul palco del Palladium tre meravigliose interpreti, intente a celebrare la forza vitale della Grande Madre contrapposta qui a quei barbarici impulsi distruttivi che ne minacciano gli equilibri e l’esistenza stessa, ci ha riportato alla memoria precedenti esperienze spettatoriali: su tutte quella splendida Penthesilea, accomunata non soltanto dalla presenza di una triade femminile in scena ma anche dal modo di esplorare certi temi, certi rapporti di attrazione e di scontro tra l’elemento femminile e quello maschile, certi moniti nei confronti della guerra.
Elegia d’amore – Canto alla grande madre, è stato rappresentato al Palladium il 12 dicembre scorso nell’ambito di un festival, il T.E.H.R (Thematic Exhibition on Human Rights), che proprio in qualità di Direttrice e ideatrice la Russinova ha voluto dedicare a una tematica senz’altro molto attuale: “Tempi di Resilienza“. Da parte nostra, con enorme schiettezza, verrebbe voglia persino di amplificarne la portata a livello semantico, coinvolgendo anche il più stagionato concetto di Resistenza. Invogliati, in questo, anche dal fatto che il nutrito palinsesto festivaliero di quest’anno comprendeva pure il documentario Ithaka, prodotto dal fratello di Assange, in cui si racconta l’odissea del padre John per salvare Julian Assange dalla persecuzione giudiziaria che lo sta annientando; un’azione degna dei tempi della Santa Inquisizione, quella attuata contro il giornalista, un’azione il cui sottotesto, che coincide con l’intento – indubbiamente politico – di punire chiunque nel mondo occidentale si permetta ancora di ragionare da uomo libero e con uno spirito lucido, critico, dovrebbe risultare evidente a tutti.
Tornando a Elegia d’amore, complice l’essenziale ma elegante regia di Rodolfo Martinelli Carraresi, dalla platea si osservano le tre eroine della rappresentazione, frontali rispetto al pubblico, come immerse in una scenografia avvolgente, costituita da immagini marine proiettate sullo sfondo. L’acqua, fonte di ogni cosa. E da qui si dipana solenne il grido di allarme di Madre Terra, aggredita e umiliata da quelle energie oscure che intendono travolgerla, con la propria forza distruttiva. Al centro Isabel Russinova, storyteller dalle movenze magnetiche e ispirate, ne incarna il punto di vista, coinvolgendo emotivamente il pubblico in un racconto, costellato di riferimenti ad antichi miti e cosmogonie appartenenti a svariate tradizioni, cui fanno da contrappunto le due colleghe di palco: Claudia Portale, “controcanto” di grande intensità anche sul piano vocale, da un lato; e Alessandra Prozzo col suo “flauto magico” dall’altro.

Il bel testo di Isabel Russinova, con questa sua personificazione delle spinte creatici che animano una Natura minacciata, ci ha provocato anche qualche peculiare cortocircuito dell’immaginario, legandosi istintivamente alle pagine lette di recente di Tlotlo Tsamaase, giovane scrittrice del Botswana e pioniera della letteratura di fantascienza in terra africana. Nella sua raccolta di racconti e nel suo primo romanzo pubblicati insieme in Italia da Future Fiction, col titolo Totem nelle nostre ossa, si può cogliere (vedi l’invocazione “Ti prego, Madre Terra, mamma Terra, Mmê Terra: Sole, copri il tuo occhio, eclissa la tua nascita dai nostri peccati”) un fremito analogo, indirizzato come nel racconto in questione (Eclissa i nostri peccati, per l’appunto, il titolo) verso il delicato tema dei cambiamenti climatici.
E per dare ancora più respiro all’evento del 12 dicembre al Palladium, ci piace citare quel momento finale, proprio al termine dello spettacolo e durante i saluti, in cui sono state chiamate sul palco a portare la loro (preziosa) testimonianza il Presidente di Mare Vivo ovvero Rosalba Giugni e a seguire Suad Sbai, Presidente del Centro Studi per la promozione della cultura del Mediterraneo.

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