A Videocorto Nettuno arriva “Taste Of India – a Knife a Phone and a Gun”

Atmosfere british e suggestioni esotiche per una commedia noir tutta italiana

Grandi novità per Videocorto Nettuno, il festival di corti in riva al mare ideato e condotto da Elvio Calderoni e Giulia Bartoli trent’anni fa. Un festival nato per gioco che è diventato un punto fermo nell’estate nettunense ed è arrivato, oggi, alla 30ma edizione, grazie alla costanza e alla sana follia dei due ideatori/conduttori/direttori artistici ed alla “colonna” portante del Salotto Pomeridiano, la capace giornalista e regista Lucilla Colonna, che li affianca da incalcolabili anni alla guida di un salotto in piazza che ha ospitato nel tempo giurie, registi, attori, scrittori ed addetti ai lavori per originali interviste, sagaci presentazioni di libri, e finanche performance improvvisate.
Per l’edizione del trentennale, che ha visto il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Nettuno, oltre al divertente ‘passaporto per gadget’, una serie di ‘compiti’ per il pubblico del festival da adempiere per ricevere gadget targati Videocorto, una novità interessante è stata quella della serata aggiunta, una semifinale che ha portato 6 cortometraggi al vaglio della giuria popolare, che ne ha scelto (tramite un moderno ‘televoto’ con Qr code) altri due da aggiungere ai dieci finalisti già in programma. Sedici cortometraggi, dodici finalisti, sei finalissimi giunti alla serata conclusiva che ha accolto un pubblico copioso allietandolo tra proiezioni, ospiti speciali, premiazioni di rito e d una grande festa collettiva di chiusura festival. In attesa della stagione prossima.

Tra i cortometraggi che chi scrive ha maggiormente apprezzato ce n’è proprio uno selezionato in semifinale ma non giunto alla finalissima (c’è da dire che la qualità di tutti i prodotti quest’anno era altissima): Taste of India – a knife, a phone and a gun, diretto da Fabio Garofalo e Jacopo Santambrogio (e prodotto dalla loro Dont’t movie srl). Un cortometraggio dal gusto decisamente internazionale, una commedia con un solido script (non a caso ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura, oltre a quello per il miglior titolo) e perfetti ritmi comici, che descrive con tocco surreale un episodio che – almeno nell’incipit – sembra essere quasi comune nella realtà globalista e multiculturale odierna.

È notte, in una metropoli non meglio definita, forse Londra, forse Milano (dove la Don’t movie ha la sua sede). Patrick (interpretato dal pugliese Giuseppe Palasciano) ha appena perso il lavoro. Tornando verso casa, al telefono con la madre, imbocca un vicolo deserto… ed è subito rapina. Un episodio purtroppo sempre più frequente, ma che assumerà ben presto, nell’opera di Garofalo e Santambrogio, un tono da commedia. Minacciato con un coltello dal nero Dave, Patrick è pronto a consegnare il portafoglio… quando spunta l’ispanico Carlos con una ben più minacciosa pistola. Chi rapinerà il povero Patrick, intento a spiegare la situazione alla mamma ancora in linea? La discussione tra i tre uomini, tra minacce, consigli ed il tormentone comico Taste of India, prenderà una piega del tutto inaspettata, per un finale originale e tutt’altro che scontato.

Taste of India, di cui Garofalo firma anche soggetto e sceneggiatura, è una tragicomica visione sull’umanità oggi, in cui i personaggi, all’apparenza diversi, sono accomunati da un destino non dissimile, mentre le parti si intrecciano e si ribaltano senza soluzione di continuità: tutti vittime, tutti oppressori. Le musiche di Luca Cetro accompagnano il ritmo serrato ma non frenetico del cortometraggio, che lascia spazio alle battute ed ai giusti tempi comici, mentre il bravo Palasciano condivide la scena con un cast altrettanto in parte: Lorenzo Carcasci, Martin Chischimba, Sofia Vigliar e Tom Roper, che danno vita ad una situation comedy tipicamente british dalle atmosfere noir che brilla per originalità e black humor.

Michela Aloisi

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